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	<title>Esalazioni etiliche &#187; Riflessioni enoiche</title>
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		<title>Il Masseto ha un proprio sito&#8230;sponsor di se stesso</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni enoiche]]></category>
		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo sapevate? No? Ebbene si, il Masseto, il merlot più famoso d&#8217;Italia e uno dei più conosciuti al mondo brilla di luce propria anche sul web.
Certo, a guardare gli articoli viene da pensare che sia un tantino autoreferenziale&#8230; e neanche molto aggiornato: &#8220;Primo sulla Place de Bordeaux &#8211; Tra i migliori Chateaux del mondo&#8221;, risale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3641" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="masseto_sito" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/01/masseto_sito.gif" alt="masseto_sito" width="470" height="533" />Lo sapevate? No? Ebbene si, il Masseto, il merlot più famoso d&#8217;Italia e uno dei più conosciuti al mondo brilla di luce propria anche sul web.<br />
Certo, a guardare gli articoli viene da pensare che sia un tantino autoreferenziale&#8230; e neanche molto aggiornato: &#8220;Primo sulla Place de Bordeaux &#8211; Tra i migliori Chateaux del mondo&#8221;, risale nientemeno che all&#8217;11 novembre 2008.<br />
Ma che importanza ha, in fondo è solo una vetrina, ha lo scopo di dimostrare che la crisi del Masseto non esiste, che è sicuramente uno dei migliori investimenti che si possano fare. Se ne frega dello spread lui! Se lo avete comprato qualche annetto fa, mettiamo a 500 euro, ora potete rivenderlo ad almeno il 140% in più! Che affare eh?<br />
Chi lo avrebbe detto che un merlot avrebbe potuto mettere in secondo piano il Barolo Monfortino o addirittura il Sassicaia&#8230;<br />
Si, perché il Masseto non nasce sulle eroiche pendici valtellinesi o valdostane, non rivela tutta la sua classe attingendo le sue radici dai terreni vulcanici del Vulture o dai fossili dell&#8217;Alto Piemonte, né dalle pendici dell&#8217;Etna, ma questo non deve farci credere che non abbia le sue carte nobili da giocare. Infatti i sette ettari di vigna dimorano su una collina le cui zolle sono &#8220;dure come massi&#8221; (da cui il nome del vino), collina che ha una variabilità di terreno invidiabile, tanto da poter dichiarare che è suddivisa in 3 microzone: Masseto Alto, situato a circa 120 metri slm, con suolo composto da argilla sciolta, sabbia e ciottoli; Masseto Centrale, dove l&#8217;argilla grigia costituisce la parte principale; Masseto Junior, dove l&#8217;argilla viene via via scemando.</p>
<p>E quanti nomi altisonanti sono passati nella sua storia, dal Della Gherardesca agli Antinori, dai Mondavi a i Frescobaldi, mica quisquilie, è così che si forgia un grande vino!<br />
Certo, il Masseto, come i Frescobaldi hanno preteso che fosse riprendendosi le quote del maleintenzionato Robert Mondavi, che voleva aumentare i numeri e abbassare i prezzi, è e deve rimanere un vino d&#8217;elite, poco importa se gran parte degli italiani dovranno accontentarsi di guardarlo sul sito.<br />
Per fortuna oggi si possono trovare vini straordinari senza dare fondo ai propri risparmi, ma forse nello chateaux di monsieur Masseto non se ne sono ancora accorti&#8230;</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>A Capodanno il bicchiere me lo porto io!</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 08:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cenone di Capodanno]]></category>
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		<description><![CDATA[Arriva la festa più attesa dell&#8217;anno, il Capodanno, vogliamo brindare con l&#8217;anima un po&#8217; timorosa per l&#8217;anno nuovo e per la fine di quello vecchio. Le feste organizzate in casa tra amici possono offrire l&#8217;opportunità di scegliere insieme il menu, tutti sono entusiasti di partecipare e preparare ricette ottime per l&#8217;occasione. Di solito noi buoni palati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3614" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="plastica" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/12/plastica.jpg" alt="plastica" width="470" height="353" />Arriva la festa più attesa dell&#8217;anno, il Capodanno, vogliamo brindare con l&#8217;anima un po&#8217; timorosa per l&#8217;anno nuovo e per la fine di quello vecchio. Le feste organizzate in casa tra amici possono offrire l&#8217;opportunità di scegliere insieme il menu, tutti sono entusiasti di partecipare e preparare ricette ottime per l&#8217;occasione. Di solito noi buoni palati lo facciamo tutto l&#8217;anno, ma non si sa perché a Capodanno ci superiamo alla grande. L&#8217;abbinamento cibo e vino è d&#8217;obbligo per non compromettere il risultato della serata.</p>
<p>Bene, tutto questo grande movimento di qualità e poi mi ritrovo con bicchieri, piatti e posate tutti di plastica&#8230; che al primo tentativo di acchiappare il cibo pericolante, la forchetta si spezza inesorabilmente! Esiste un modo più intelligente per risolvere il problema: ciascuno porta il proprio calice, come quando andiamo a fare le degustazioni, in modo che la padrona di casa non debba pensare a tutto; per i piatti e posate propongo una sorta di ruolo, chi cucina non <img class="alignnone size-full wp-image-3616" style="float: right; margin: 8px 0px 10px 10px; cursor: hand" title="calice" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/12/calice.jpg" alt="calice" width="250" height="373" />lava i piatti, tutti gli altri tra una risata e una bevuta a turno si lavano gli utensili.<br />
Il vantaggio è quello di eliminare la plastica, il pianeta ne sarà felice, ma non solo, bevendo nel calice (usiamo il tipo medio flute passe part tout) di cristallo il vino non sarà demonizzato, mangiando nei piatti veri il cibo ci guadagna in sapore e profumo, dopo tanta fatica mi sembra doveroso.<br />
Scegliamo vini italiani e bollicine di qualità, il risveglio sarà niente mal di stomaco e mal di testa, possiamo risparmiare la plastica e spendere di più nella scelta della qualità. Ci sono vini e bollicine a prezzi modici da piccoli produttori, fatevi una passeggiata nelle aziende della zona oppure perché no, all&#8217;enoteca di fiducia. Vedere il 1 Gennaio i cassonetti della spazzatura colmi di piatti e bicchieri di plastica, con bottiglie di dubbia provenienza, mi sembra di assistere ad un degrado senza ritorno, per non parlare di cibi buttati che nemmeno un gatto randagio vorrebbe mangiare&#8230;<br />
Con il mio calice vi auguro Buon Anno, Prosit!</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>La ricerca dice: &#8220;le bollicine fanno bene a cuore e cervello&#8221; e scatta l&#8217;operazione di marketing</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 07:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bele Casel]]></category>
		<category><![CDATA[Prosecco Asolo]]></category>
		<category><![CDATA[Prosecco e salute]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità ingannevole]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca UK Reading University]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa non si fa per promuovere i propri prodotti. Lo sappiamo bene, basta guardare le megliaia di offerte pubblicitarie, oggi totalmente libere di raccontare balle colossali, tanto non c&#8217;è più limite né controllo. E&#8217; un fatto. Inutile stare ad elencare la miriade di alimenti che vengono proposti come cura alle malattie, come strumenti perfetti per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-3560" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="bollicine" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/bollicine-480x336.jpg" alt="bollicine" width="480" height="336" />Cosa non si fa per promuovere i propri prodotti. Lo sappiamo bene, basta guardare le megliaia di offerte pubblicitarie, oggi totalmente libere di raccontare balle colossali, tanto non c&#8217;è più limite né controllo. E&#8217; un fatto. Inutile stare ad elencare la miriade di alimenti che vengono proposti come cura alle malattie, come strumenti perfetti per la salute, per dimagrire, per evitare malattie: chi propone latte contenente decine di volte più calcio di quello materno, dimenticando che il seno ha una funzione fondamentale per un neonato: chi promuove fantomatici fermenti capaci di regolarizzare l&#8217;intestino ed eliminare qualsiasi gonfiore addominale e via discorrendo. Per dare maggiore credito si utilizza la scienza, la ricerca. Così da molto tempo dovremmo avere tutti i denti sani grazie a dentifrici miracolosi, oppure mangiando un certo prodotto vedere il nostro colesterolo diminuire in poche settimane del 10%. Si potrebbe andare avanti all&#8217;infinito. Un inganno autorizzato che riscuote sempre notevole successo commerciale a scapito di tanta gente che, non per scarsa intelligenza, ma per la semplice abitudine di non vivere nel sospetto e fidarsi di ciò che le viene raccontato, finisce per rimpirzarsi di schifezze o comunque alimenti che non hanno nulla di magico.</p>
<p>Ovviamente anche nel mondo del vino accadono queste cose, lo sappiamo bene, da parecchi anni si fa leva sugli antiossidanti, sulle sostanze &#8220;straordinarie&#8221; che contengono i vini e che aiutano addirittura le nostre arterie. Prima è toccato ai vini rossi con il decantato resveratrolo, per il quale nessuno si è preoccupato di sottolineare che per assimilarne una quantità sufficiente da avere effetti benefici sulla salute si dovrebbe bere 20 litri di vino rosso al giorno. E ancora di più nessuno ha proposto di mangiare direttamente l&#8217;uva da vino, che ne contiene di più e non ha la controindicazione dell&#8217;alcol, vero nemico della salute. Ma anche in questo caso, per raggiungere la dose minima giornaliera si dovrebbe mangiare un paio di chili d&#8217;uva&#8230;</p>
<p>Poi si è passati ai vini bianchi, ricerche su ricerche per dimostrare che dobbiamo bere anche quelli, alla faccia del problema dell&#8217;alcolismo. Cosa non si fa per promuovere un prodotto. L&#8217;ultima, per la quale ho ricevuto tanto di comunicazione nella posta di Lavinium, ci dice a mo&#8217; di slogan: &#8220;<em>Bevete il Prosecco, fa bene alla salute! Uno studio &#8220;from UK&#8221; della Reading University, afferma che i &#8220;vini bianchi con bollicine&#8221; favoriscono il benessere di cuore e cervello. La ricerca, datata qualche tempo fa, e che non ha quasi per nulla fatto parlare i media locali e nazionali, ha affermato che il vino Prosecco è ricco di polifenoli, sostanze antiossidanti che permettono di diminuire l&#8217;ipertensione e proteggono il sistema cardiovascolare</em>&#8220;. Ovviamente un&#8217;azienda vinicola (Battistella) ha provveduto a fare tesoro di questa ricerca per incitare a bere il proprio Prosecco, non per la sua bontà ma perché fa bene alla salute!</p>
<p>Questa volta, però, è proprio un produttore che vuole dire la sua su questo tema, e io sono ben contento di riportare qui il suo pensiero, che condivido in toto. Si tratta di <strong>Luca Ferraro</strong> dell&#8217;azienda <a href="http://www.belecasel.it/" target="_blank"><strong>Bele Casel</strong></a> di Caerano San Marco (TV), zona Docg Asolo, quindi terra eletta per la produzione del Prosecco.</p>
<p><em><span style="color: #993366;">Visto da fuori il mondo del prosecco sembra una montagna d&#8217;oro luccicante, oro zecchino a palate. Se però lo guardiamo all&#8217;interno vediamo che le cose non sono sempre come sembrano. Prezzi bassi al limite della decenza, prosecco inbevibili, sconti merci &#8220;prendi 3 te ne regalo altri 3&#8243; e denominazioni incomprensibili ai più. Poi dal nulla spunta questo studio che serve solo al marketing.<br />
Fino a pochi anni fa ci dicevano di bere vino rosso perchè era pieno di resveratrolo, manteneva giovane la pelle, il cuore, il colesterolo basso e mille altre cose. Oggi scopriamo che i vini bianchi frizzanti sono pieni di polifenoli, in particolare il Prosecco, e favoriscono il benessere di cuore e cervello. A questo punto c&#8217;è da porsi una domanda: avevamo proprio bisogno di questi dati per far parlare di prosecco? Avevamo bisogno che un&#8217;azienda produttrice di prosecco la usasse per pubblicizzare i suoi vini?<br />
No! io dico di no!<br />
Il territorio deve parlare per noi, le piccole aziende che lavorano per la qualità devono portare avanti questo vino, non invenzioni per vendere qualche bottiglia in più.<br />
Vogliamo parlare di salubrità? Facciamo vedere alla gente che siamo in grado di limitare la chimica in vigna e in cantina, siamo sinceri e corretti nei confronti dei nostri clienti, tutto il resto verrà da se.<br />
Vogliamo far parlare della nostra azienda? pensiamo a fare ottimi vini sotto tutti i profili.<br />
Ecco la strada da percorrere se vogliamo arrivare distante.<br />
Mi permetto di copiare da Facebook le parole di un amico [<strong>Andrea Fasolo</strong> n.d.r.] che condivido in pieno </span></em></p>
<p><em><span style="color: #993366;">&#8220;</span></em><em><span style="color: #993366;">la necessità continua di dover giustificare il consumo di vino con queste cagate pazzesche.. stupidità pura..&#8221;</span></em></p>
<p><em><span style="color: #993366;">Non dobbiamo giustificare il consumo di vino, dobbiamo fare il vino buono affinchè la gente sia invogliata a berlo.</span></em></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Nasce(rà) Roma Doc: come affossare definitivamente l&#8217;immagine del vino laziale</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 10:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni enoiche]]></category>
		<category><![CDATA[bestialità intollerabili]]></category>
		<category><![CDATA[Arsial]]></category>
		<category><![CDATA[Erder Mazzocchi]]></category>
		<category><![CDATA[Frascati Cannellino Docg]]></category>
		<category><![CDATA[Frascati Superiore Docg]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Doc]]></category>
		<category><![CDATA[vini del Lazio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho aspettato un po&#8217; a scriverne perché volevo vedere quanto polverone si sarebbe sollevato per questa proposta, arrivata nientemeno che dal commissario straordinario dell&#8217;ARSIAL Erder Mazzocchi. Debbo dire che se togliamo qualche raro caso (vedi ad es. Intravino a firma di Antonio Tomacelli e Vino al Vino del sempre puntuale Franco Ziliani), la maggior parte delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3394" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="lupa_doc" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/04/lupa_doc.gif" alt="lupa_doc" width="470" height="371" />Ho aspettato un po&#8217; a scriverne perché volevo vedere quanto polverone si sarebbe sollevato per questa proposta, arrivata nientemeno che dal commissario straordinario dell&#8217;ARSIAL <strong>Erder Mazzocchi</strong>. Debbo dire che se togliamo qualche raro caso (vedi ad es. <a href="http://www.intravino.com/primo-piano/unora-segnata-dal-destino-batte-nel-cielo-della-nostra-patria-nasce-la-roma-doc/" target="_blank"><strong>Intravino</strong></a> a firma di <strong>Antonio Tomacelli</strong> e <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/04/dopo-la-doc-venezia-partito-il-progetto-per-la-doc-roma-non-e-una-barzelletta-ma-%e2%80%9cmarketing-territoriale%e2%80%9d.html" target="_blank"><strong>Vino al Vino</strong></a> del sempre puntuale <strong>Franco Ziliani</strong>), la maggior parte delle testate (ufficiali e non) si è limitata a darne notizia senza fare alcun commento.<br />
Ora, con tutta la buona volontà, ma come si fa a non provare quantomeno un senso di sconforto (o forte incazzatura) di fronte ad una proposta del genere (che fa seguito a non meno assurde denominazioni che fanno riferimento a intere regioni o a città come Venezia&#8230;)? E&#8217; possibile che il marketing sia diventato l&#8217;unico elemento che sostiene il comparto enologico, senza più alcun rispetto per la fatica che si è fatta nei vent&#8217;anni precedenti per riconquistare una dignità puntando alla qualità e ad un rigore che, ahimé, è durato il tempo che è durato?<br />
E&#8217; evidente che l&#8217;impatto che può avere il nome ROMA dal punto di vista commerciale può essere notevole (come sempre all&#8217;estero, perché da noi Roma è considerata quasi più ladrona che città d&#8217;arte, almeno dalla Padania in su&#8230;), non a caso come dice lo stesso Mazzocchi per <strong>Winenews</strong> &#8220;<em>La doc Roma si sovrappone a tutte le aree a denominazione d&#8217;origine della Provincia di Roma e non toglie assolutamente terreno alle denominazioni storiche del nostro territorio, ma rappresenta, al contrario, un&#8217;opportunità di marketing fortemente innovativa perché permette di usare un nome che ha una forza di comunicazione eccezionale accanto a due vini (<strong>Roma bianco e Roma rosso</strong>) identificati nel disciplinare di produzione come vini fortemente legati alla tradizione millenaria della nostra enologia</em>&#8220;.<br />
Più chiaro di così&#8230;<br />
Nel frattempo si scorpora la Doc <strong>Frascati</strong> promuovendo a Docg il <strong>Frascati Superiore</strong> e, altra cosa incomprensibile, anche il <strong>Cannellino</strong>. Si, perché il Cannellino di oggi è un Frascati amabile ottenuto dall&#8217;appassimento dell&#8217;uva in pianta ma senza più il contributo della botrytis cinerea, che prima della forte espansione edilizia della zona dei Castelli Romani, si presentava nei vigneti quasi ogni anno grazie ad un microclima umido e assai favorevole a questa tipologia di vino, offrendo una qualità organolettica assolutamente unica e superiore.<br />
Ancora una volta, in un contesto dove l&#8217;unica arma a nostra disposizione è la qualità e l&#8217;unicità dei prodotti, sostenuti da forti investimenti nella ricerca e nella promozione, si sceglie la via breve, d&#8217;effetto, senza che questo comporti un reale miglioramento del prodotto finale.<br />
Attendiamo con ansia &#8220;Milano da bere Doc&#8221;&#8230;</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Dal Friulano al Nero D&#8217;Avola, un&#8217;unica voce: Viva il vino. Viva la cultura. Viva i 150 anni dell&#8217;Italia Unita</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 07:52:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni enoiche]]></category>
		<category><![CDATA[ne vogliamo parlare]]></category>
		<category><![CDATA[150 anni unità italia]]></category>
		<category><![CDATA[friulano]]></category>
		<category><![CDATA[Nero d'Avola]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[vino italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Devo fare una doverosa premessa. Questo mio scritto, che rappresenta una sorta di sfogo personale, è nato dalla rabbia per lo svilimento ed umiliazione a cui è soggetta una delle più importanti risorse della nostra 150enne Repubblica Italiana: la cultura. Ed essendo a tutti gli effetti il mondo del vino (senza dimenticare la gastronomia), importante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3370" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="piatto_tricolore" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/03/piatto_tricolore.gif" alt="piatto_tricolore" width="470" height="337" /><strong>Devo fare una doverosa premessa</strong>. Questo mio scritto, che rappresenta una sorta di sfogo personale, è nato dalla rabbia per lo svilimento ed umiliazione a cui è soggetta una delle più importanti risorse della nostra 150enne Repubblica Italiana: <strong>la cultura</strong>. Ed essendo a tutti gli effetti il mondo del vino (senza dimenticare la gastronomia), importante espressione culturale del nostro paese, mi sento in dovere di lanciare questo mio umile grido di dolore e frustrazione.</p>
<p>La mia grande passione per il vino, mi ha portato a conoscere numerosi protagonisti di questo mondo. Sono sempre restato affascinato e in piena sintonia con le idee e la filosofia di vita degli uomini della vigna.<br />
Ho incontrato persone vere, gente che lavora, che fa sacrifici, sempre in simbiosi con una natura che amano e rispettano.<br />
Produttori con pochi ettari di vigneto ed altri con realtà più grandi. Gestioni completamente famigliari o piccole aziende. Tutti uniti da un denominatore comune: la voglia di fare bene il proprio lavoro nel rispetto della natura e del consumatore.<br />
Accanto ai veri attori protagonisti, c’è tutto un mondo di appassionati ed addetti ai lavori che amano il vino sia nel suo aspetto godereccio che come espressione del territorio e della cultura di un luogo. Un esercito di appassionati del nettare dionisiaco, che pur vivendo magari agli estremi dello stivale, sono uniti da un&#8217;unica fede, quella per il vino e per il rispetto di tutte quelle componenti che gravitano attorno ad esso.<br />
Molte volte mi son chiesto cosa avesse da spartire questo mondo, fatto di lavoro, sacrificio, passione, conoscenza e cultura, con la realtà sociale che stiamo vivendo in questo periodo storico. Personalmente penso poco o nulla.<br />
Assistiamo tristemente allo svilimento di cardini fondamentali della nostra società. Scuola e cultura in primis sono visti come settori da ridimensionare e non come i pilastri presenti e futuri della nostra nazione. Lavoro e meritocrazia parole buone solo per riempirsi la bocca di belle frasi durante le apparizioni televisive.<br />
Unità nazionale vista come una malattia grave da cui dover guarire.<br />
L&#8217;esaltazione del Dio denaro, da fare in ogni modo, capace di aprire ogni porta e scavalcare ogni regola.<br />
Devo essere sincero, ultimamente sono stato assalito da uno scoramento e da una rabbia crescente.<br />
Mi son chiesto come siamo finiti in questa situazione di degrado di valori.<br />
Ho pensato che io quarantenne, in questi ultimi decenni ho avuto la fortuna di vivere bene, non mi è mancato nulla. Le generazioni che mi hanno preceduto, mi hanno permesso di poter vivere in un paese civile dove tutti i miei diritti erano rispettati. Scuola, lavoro, cultura, tutto girava a dovere o quasi. Forse anch&#8217;io ho mandato il mio cervello un po&#8217; in letargo, vittima di un sistema mediatico che ci ha venduto i falsi valori del consumismo sfrenato e dell&#8217;importanza dell&#8217;apparire a discapito dell&#8217;essere.<br />
Così pian pianino le cose hanno iniziato a cambiare ed io come anestetizzato non mi sono reso conto di essere diventato più povero, privato di molte cose fondamentali che ho dato sempre per scontate.<br />
Ma ultimamente sento un&#8217;aria diversa. In giro c&#8217;è gente che si indigna che sembra risvegliarsi dal torpore. Che inizia a scandalizzarsi per cose a cui una volta non badava. Che inizia a preoccuparsi seriamente per il futuro proprio e dei propri figli.<br />
Volendo usare una metafora, mi son detto che l&#8217;italiano è come la vite. Nel terreno fertile e in abbondanza non riesce a dare i suoi frutti migliori, però, come la vite, nei terreni poveri e sofferenti, quando le risorse cominciano a scarseggiare, riesce a ottenere il meglio di sé, a tirare fuori le sue enormi qualità e potenzialità.<br />
Ed ora che ci hanno un po&#8217; impoverito o stanno cercando di toglierci parte del nostro benessere sociale e culturale, sta ritornando a rinascere il nostro spirito risorgimentale.<br />
Non dobbiamo fare un discorso di bandiera o di colore politico. Quando ci sono in ballo questioni essenziali, come lavoro, scuola, cultura, tutela ambientale, moralità delle istituzioni, rispetto delle leggi e della giustizia, identità nazionale, esistono solo due schieramenti: <strong>quelli che desiderano il bene dell&#8217;Italia e dei suoi cittadini e quelli che desiderano esclusivamente il proprio bene</strong>.<br />
Ed è bello vedere come tante persone stanno iniziando a rigettare i modelli discutibili che ci sono stati proposti in questi anni. Ed è stato ancor più emozionante vedere come la gente si sia unita ed abbia festeggiato con vero amore e passione la festa dei 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Non me l&#8217;aspettavo nemmeno io ma è forse un segnale che qualcosa sta finalmente cambiando.<br />
Siamo tutti diversi. Viviamo in luoghi diversi con usi, costumi e dialetti che ci differenziano. Ma non è proprio questo il bello? Siamo come bottiglie di vino che una volta aperte ci regalano sempre delle emozioni differenti le une dalle altre. Che gusto ci sarebbe nell&#8217;essere tutti uguali, prodotti OGM che ci farebbero diventare una massa di insignificanti e omologati prodotti della globalizzazione.<br />
Ecco perché voglio unire con un caloroso abbraccio ideale che va dal Friuli e arriva fino alla Sicilia, da Nord a Sud, tutti gli appassionati e i protagonisti del mondo del vino. Tante culture diverse unite da un unico sentimento di amore e rispetto per questo meraviglioso prodotto della terra.<br />
Evviva il vino. Evviva la cultura. Evviva l&#8217;Italia Unita.</p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Stefano Cergolj</span></strong></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Ricordando Luigi Veronelli: come si stappa una bottiglia di vino</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 13:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni enoiche]]></category>
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		<category><![CDATA[il Gotha dei vini]]></category>
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		<description><![CDATA[No, non è né l&#8217;anniversario della nascita (2 febbraio 1926) né la ricorrenza della morte (29 novembre 2004), non ha alcuna importanza. Se dovessimo farci condizionare solo dal ripetersi ciclico di un evento, vorrebbe dire che non esiste più un pensiero o un sentimento spontaneo, ma tutto è frutto di un semplice calcolo o di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3268" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="luigi_veronelli" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/10/luigi_veronelli.gif" alt="luigi_veronelli" width="470" height="353" />No, non è né l&#8217;anniversario della nascita (2 febbraio 1926) né la ricorrenza della morte (29 novembre 2004), non ha alcuna importanza. Se dovessimo farci condizionare solo dal ripetersi ciclico di un evento, vorrebbe dire che non esiste più un pensiero o un sentimento spontaneo, ma tutto è frutto di un semplice calcolo o di una routine comportamentale.<br />
Invece, mi è bastato andare a rileggere, senza una reale motivazione se non quella di improvvisi ricordi affiorati nella mia testa caotica ma, spero, ancora capace di esprimere cose sensate, alcune pagine del &#8220;Gotha dei vini&#8221;, ovvero il Catalogo Bolaffi dei Vini d&#8217;Italia, curato appunto da Gino Veronelli, per ritrovarmi immerso in mille pensieri su ciò che è stato e ciò che è oggi il mondo, su come l&#8217;uomo fatichi a trovare la strada maestra, disperso in mille aspirazioni a volte senza senso o utilità, prima di tutto per se stesso. Ma non voglio divagare o coinvolgervi in pensieri che andrebbero troppo lontano e sicuramente rimarrebbero incomprensibili e noiosi ai più. Mi soffermo invece su una pagina dove Gino ci racconta, con il suo inconfondibile stile, come si stappa correttamente una bottiglia di vino.<br />
Come lui stesso ci ricorda &#8220;Stappare una bottiglia non è così semplice come può sembrare&#8221;. Vediamo allora cosa ci racconta e se, riportato questo scritto di quarant&#8217;anni fa ai giorni nostri, si può considerare ancora un perfetto insegamento, non solo per futuri sommelier ma per chiunque nella propria vita si può trovare di fronte all&#8217;avventura di stappare una bottiglia di vino, possibilmente buona.</p>
<p>COME STAPPARE E SERVIRE UNA BOTTIGLIA NEL MODO PIU&#8217; CORRETTO<br />
<em>&#8220;asportare la parte superiore della capsula metallica, tagliandola 1/2 centimetro sotto l&#8217;orlo della bocca (nel punto in cui il vetro fa di solito piega); quando si versa, il vino non abbia a trovarvi ostacolo; pulire la bocca della bottiglia, soprattutto nei punti di contatto col tappo e, tenendola ferma con la mano sinistra, piantare il cavatappi (di quelli con vite a largo passo che, solo girando un volantino o premendo su due leve, estraggono il tappo, con la massima dolcezza; mai di quelli a T) ben diritto nel centro e farlo penetrare a fondo (se si è certi che v&#8217;abbia fatto buona presa, non tanto da bucarlo); quindi si estrae; pulire nuovamente la bocca della bottiglia: annusare il tappo: se ha cattivo odore, quasi certo il vino è di cattivo sapore; in tal caso, degustarlo dritto, di persona, prima di servirlo.<br />
Altre cure più affettuose e calcolate, richiedono i tappi delle bottiglie di spumante; non la violenza del ferro ma l&#8217;abile lavoro delle dita e successive pressioni circolari, dal basso verso l&#8217;alto. Il tappo abbandonerà il collo della bottiglia, contro voglia dapprima, lentamente, per sbottare alla fine, premuto dal vino ansioso di libertà. Il &#8220;botto&#8221; che alcuni considerano augurale, dovrebbe essere evitato, trattenendo il tappo con la mano, quel tanto da consentire la fuoriuscita silenziosa della maggior parte del &#8220;propellente&#8221;. Per evitare la perdita di spuma e di vino, è necessario temere la bottiglia leggermente inclinata.<br />
Essendo gli ospiti già a tavola, ricordarsi: è all&#8217;ospitante, che va versato un poco di vino. Una volta avutone il benestare servire gli ospiti lasciando per ultimo l&#8217;ospitante. Il vino va versato appoggiando la bocca della bottiglia all&#8217;orlo del bicchiere <strong>(*)</strong> e lasciandolo scorrere senza turbolenze. Per evitare sgocciolamenti, basterà alzare la bottiglia facendola ruotare con dolcezza intorno al proprio asse.<br />
Può capitare, soprattutto con i grandi rossi di annata, che la bottiglia contenga una tale quantità di depositi, da non poterla servire, neppure nell&#8217;apposito cestino, senza provocare un disastro. Bisognerà allora ricorrere alla cosidetta decantazione (proprio per questa ragione, ho evitato di consigliare l&#8217;apertura anticipata di non pochi grandi vini; la decantazione la rende inutile, quando non dannosa). Procurarsi una caraffa di trasparenza cristallina ed una candela. Sistemare la caraffa sul tavolo e porvi dietro la candela accesa. Con la mano destra &#8220;sollevare&#8221; la bottiglia (che avrai tenuto in piedi per almeno 48 ore) e appoggiare lentamente la bocca sull&#8217;orlo della caraffa. Farvi scorrere il vino, quanto più lentamente possibile ma senza interruzioni. La fiamma della candela ne metterà in risalto la limpidezza. Appena comincia a velarsi, in trasparenza, fare attenzione e, non appena si presenta il deposito, sospendere l&#8217;operazione, rialzando la bottiglia. Finire di vuotarla in un bicchiere a parte. La decantazione non ha soltanto il vantaggio di mantenere la limpidità. Elimina totalmente il cosidetto odore di &#8220;chiuso&#8221;, ravviva il bouquet, ricostituisce l&#8217; &#8220;insieme del vino&#8221;, e lo accoglie in una caraffa (che si sarà chambrée) particolarmente capace, per la sua trasparenza cristallina, di mettere in risalto la veste.<br />
Con la caraffa è &#8220;d&#8217;obbligo&#8221; presentare agli ospiti la memorabile bottiglia polverosa. Non per vanità (sia pure legittima), per doveroso senso di riconoscenza e di rispetto. Decantare un vino in caraffa è fargli la &#8220;toeletta&#8221; prima della sua grande comparsa in società&#8221;.<br />
Luigi Veronelli da &#8220;Catalogo Bolaffi dei Vini d&#8217;Italia n.2&#8243;.</em></p>
<p>(*) su questo punto qualche sommelier potrebbe dissentire, infatti è più corretto non appoggiare il collo della bottiglia al calice, per non rischiare qualche rumore di troppo o, peggio, di scheggiare il calice.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>La lezione del Prosecco</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 10:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Accogliamo con piacere sul nostro blog le interessanti e condivisibili riflessioni di Michele Antonio Fino, docente di Legislazione dei Prodotti viticoli ed enologici, sulle diverse contraddizioni che emergono intorno al mondo del Prosecco, che dal luglio 2009 ha conquistato la Docg per due storiche aree produttive, quella di Conegliano-Valdobbiadene e quella di Asolo. Interessante, per quanto riguarda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3156" style="float: left; margin: 5px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="logo_brindalavita" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/08/logo_brindalavita.gif" alt="logo_brindalavita" width="383" height="191" /><em>Accogliamo con piacere sul nostro blog le interessanti e condivisibili riflessioni di <strong>Michele Antonio Fino</strong>, docente di Legislazione dei Prodotti viticoli ed enologici, sulle diverse contraddizioni che emergono intorno al mondo del Prosecco, che dal luglio 2009 ha conquistato la <strong><a href="http://www.lavinium.com/denom/venetden.shtml" target="_blank">Docg</a></strong> per due storiche aree produttive, quella di Conegliano-Valdobbiadene e quella di Asolo. Interessante, per quanto riguarda Conegliano-Valdobbiadene, notare come, alla luce di questa ridefinizione dei disciplinari, sia possibile etichettare i vini in tre possibili modi: <strong>Conegliano Valdobbiadene &#8211; Prosecco</strong>, <strong>Conegliano &#8211; Prosecco</strong> o <strong>Valdobbiadene &#8211; Prosecco</strong>, a voler dimostrare che i due comuni possono convivere o separarsi secondo necessità che all&#8217;interno del disciplinare non vengono però definite, se non per quanto riguarda la sottozona &#8220;Cartizze&#8221;. Inoltre la dicitura &#8220;Prosecco&#8221; può essere omessa, ad indicare che è il nome delle due località a prevalere (cosa che, stranamente, non è stata prevista per l&#8217;altra Docg &#8220;Colli Asolani &#8211; Prosecco&#8221; o &#8220;Asolo &#8211; Prosecco&#8221;)&#8230;</em></p>
<p>Domenica 22 agosto la Repubblica dedicava una pagina alla crisi di rapporti tra Conegliano e Valdobbiadene, capitali gemelle della neonata DOCG del Proseccco, fortemente voluta dall&#8217;allora ministro <strong>Luca Zaia</strong> e destinata, nel comprensibile e giustificato disegno normativo, ad essere la punta della piramide dalla base più larga nell&#8217;intera Italia enoica: la DOC Prosecco, che include addirittura due regioni diverse, il Friuli e ben oltre il 50% del Veneto.</p>
<p>La crisi di rapporti si esplicita nella decisione di Valdobbiadene di fare una sua manifestazione dedicata alle celebri bollicine, senza l&#8217;ingombro e le pastoie della necessaria collaborazione di Conegliano. Apprendo dalle colonne del giornale di De benedetti che Conegliano con sportività lascia fare e promette la partecipazione delle proprie migliori realtà.</p>
<p>Intanto però emergono le cifre dei costi della nuova manifestazione (60 mila euro, 40 a carico del comune di Valdobbiadene) e davvero si fatica un po&#8217; a cogliere il senso di tutto questo, stante l&#8217;esiguità delle risorse che corrisponde ad una divisione della cui ragionevolezza è lecito dubitare.</p>
<p><strong><a href="http://www.brindalavita.com/presentazione.asp" target="_blank">Valdobbiadene &#8211; Brinda la Vita</a></strong>, questo il nome dell&#8217;happening che dal 3 al 6 settembre avrà luogo, a cura di Forum Spumanti d&#8217;Italia, con sponsores illustri, ma non (almeno stando alla locandina) il Consorzio di Tutela del Prosecco Conegliano Valdobbiadene DOCG.</p>
<p>Ora, non è dato sapere se sia quel criterio alfabetico che ha costretto Valdobbiadene in posizione subalterna a Conegliano nella denominazione, ad avere acceso la miccia di una rivalsa tanto evidente.<br />
Ma quello che sembra di poter constatare, tenendo lo sguardo un po&#8217; più distante, è che questa separazione (consensuale?) nelle occasioni pubbliche segue una logica che è facilissimo scorgere, ma che forse non è stata nel tempo sufficientemente valutata in tutte le sue implicazioni.</p>
<p>Se infatti il Veneto è ormai una regione culturalmente oltre che politicamente leghista e questo significa valorizzazione dell&#8217;identità e del legame con il territorio al di sopra di qualunque cosa, allora è chiaro che Valdobbiadene non è Conegliano e anzi anche a Valdobbiadene, tra zona e zona, ci sono fortissime differenze, quindi possiamo ben aspettarci ulteriori distinguo travestiti da eventi.</p>
<p>Ma questa è l&#8217;acqua calda: non vi è chi non sappia che Barolo è denominazione che abbraccia molti comuni, con grandi differenze tra i nebbioli dell&#8217;uno e dell&#8217;altro, oltre che enormi differenze tra i sorì dello stesso comune. Dobbiamo forse pensare che la nouvelle vague leghista ci porterà alla frantumazione di un&#8217;unità che origina dall&#8217;unità primitiva dei possedimenti dei Falletti di Barolo o possiamo sperare che la saggezza dei contadini ponga un freno alla fuga degli spiriti secessionisti dal vaso improvvidamente aperto?</p>
<p>Perché se è vero che il proprio campanile è piccola patria, ciò non significa che la cooperazione, il mutuo rispetto ed aiuto, la convergenza degli sforzi, anche e innanzitutto per garantire una forte presenza e una sinergica azione promozionale dei territori, siano meno che necessari allo sviluppo del comparto vino. L&#8217;individualismo, nell&#8217;affrontare i mercati internazionali, è un gesto folle, destinato al successo solo in sporadici e fortunati casi. La scienza economica prescrive altre vie. L&#8217;esperienza dei maestri francesi delle bollicine, anche. Gli Spagnoli, ma anche gli Italiani della Franciacorta lo hanno capito. Speriamo che, complice un auspicabile ripensamento di certe posizioni ultra localistiche della propria classe dirigente, possano farlo anche i produttori del Prosecco Conegliano Valdobbiadene DOCG.</p>
<p>Perché l&#8217;individualismo elevato a valore assoluto è ciò che di questi tempi porta al fallimento il tavolo del moscato in Piemonte (d&#8217;altronde, chi può considerare cogente un invito alla mediazione degli interessi da parte di una classe politiche che predica &#8220;prima i nostri, poi tutti gli altri&#8221;?) e non è davvero il caso che un simile morbo, negativo per la campagna, per il suo essere strutturalmente esposta alle intemperie e al capriccio delle stagioni, dilaghi senza che, per lo meno, ne prendiamo coscienza.</p>
<p><strong>Michele A. Fino</strong><br />
Docente di Legislazione dei Prodotti viticoli ed enologici<br />
Corso di Laurea in Enologia &#8211; Facoltà di Agraria – Università di Torino</p>
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		<title>Vini naturali: Radikon e la sua Ribolla Gialla</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 08:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni enoiche]]></category>
		<category><![CDATA[Al Porticciolo Pascucci]]></category>
		<category><![CDATA[Fiumicino]]></category>
		<category><![CDATA[Radikon]]></category>
		<category><![CDATA[Ribolla Gialla 2002]]></category>
		<category><![CDATA[Vini Naturali]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è un gran discutere sulle diverse questioni legate ai cosiddetti &#8220;vini naturali&#8221;, un termine che sta a indicare convenzionalmente &#8220;vini ottenuti da uve che non hanno subito trattamenti chimici in vigna né metodi di cantina dannosi alla salute umana&#8221;. All&#8217;interno di questa definizione, però, ci sono notevoli differenze nei metodi utilizzati, sia in vigna dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1893" style="float: left; margin: 5px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="Stanislao Stanko Radikon" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/stanko_radikon.jpg" alt="Stanislao Stanko Radikon" width="470" height="364" />C&#8217;è un gran discutere sulle diverse questioni legate ai cosiddetti &#8220;vini naturali&#8221;, un termine che sta a indicare convenzionalmente &#8220;vini ottenuti da uve che non hanno subito trattamenti chimici in vigna né metodi di cantina dannosi alla salute umana&#8221;. All&#8217;interno di questa definizione, però, ci sono notevoli differenze nei metodi utilizzati, sia in vigna dove possiamo trovare l&#8217;agricoltura biologica, biodinamica o una miscela delle due, sia in cantina dove c&#8217;è chi non usa solforosa aggiunta e chi ne usa in quantità molto ridotta, chi all&#8217;acciaio preferisce il legno come contenitore per la vinificazione, chi addirittura utilizza anfore o altri materiali che, almeno in teoria, non dovrebbe influire minimamente sull&#8217;evoluzione del vino. Nella maggior parte dei casi i lieviti sono indigeni e le fermentazioni partono spontaneamente, la temperatura non viene controllata se non nel caso raggiunga livelli troppo elevati che inibirebbero la funzione dei lieviti.<br />
Ma tralasciando i dettagli più o meno tecnici, sui quali ci sarebbe molto da approfondire, rimane il fatto che quello dei vini naturali è un argomento che non lascia indifferenti alle critiche, positive o negative che siano. C&#8217;è chi, ad esempio, ritiene che la biodinamica sia una mezza specie di stregoneria, una cosa che non ha nulla di scientifico e non può essere dimostrata (un po&#8217; come accade con l&#8217;omeopatia, della quale si nega l&#8217;efficacia), c&#8217;è chi, degustando certi vini bianchi che hanno subito una vinificazione analoga a quella dei vini rossi, ovvero mantenendo le uve a contatto con le loro bucce per settimane, a volte mesi, ha l&#8217;impressione che si assomiglino tutti, o comunque fa una certa fatica a distinguere le diverse uve di provenienza. C&#8217;è chi dice che questi vini estremi non siano abbinabili al cibo, chi dice che non durano o puzzano ecc. ecc.<br />
Nonostante tutto questo possa apparire una specie di calderone dove dentro c&#8217;è di tutto di più, cosa tutto sommato abbastanza normale se pensiamo che anche nei vini &#8220;non naturali&#8221; c&#8217;è ugualmente di tutto di più, in realtà questo tipo di vini ha dalla sua parte alcuni elementi di assoluto rilievo, primo fra tutti, se escludiamo ovviamente la componente alcolica, il fatto che non siano dannosi alla salute dell&#8217;uomo e che i processi di produzione siano ben lontani dal produrre forme di inquinamento nel suolo e nell&#8217;aria.<br />
E&#8217; ovvio che per poter apprezzare una parte di questi vini, mi riferisco a quelli più estremi dal punto di vista della filosofia produttiva, bisogna essere un minimo preparati, un vino bianco vinificato in rosso è profondamente diverso da qualsiasi altro vino bianco a cui siamo abituati.<br />
Un esempio di questo tipo di vino lo troviamo con <strong>Stanislao Stanko Radikon</strong>, uno dei massimi esponenti della categoria, che è stato uno dei primi ad abbandonare le vasche d&#8217;acciaio a favore del legno, prima barriques e poi tini tronco-conici da 25-35 ettolitri per la macerazione delle uve bianche, una tecnica antica, ampiamente usata dai predecessori per produrre vini che potessero resistere all&#8217;ossidazione, oggi ripresa, sviluppata e migliorata.<br />
Personalmente devo confessarvi che ho imparato ad apprezzare questi vini poco alla volta. Inizialmente ne sono rimasto stupito, in parte confuso perché non riuscivo a comprenderne la natura in pieno, né sapevo immaginare come potessero comportarsi con il cibo. Con il passare degli anni, però, durante i quali fra l&#8217;altro i vari produttori sono riusciti a migliorarsi sempre di più, ho imparato ad amarli, a capirne la straordinaria essenza, a comprendere che questi vini sono qualcosa di totalmente diverso e incredibilmente semplice, vero, si trattava solo di non paragonarli al conosciuto, un po&#8217; come può avvenire quando si passa da una birra industriale, per quanto buona, ad una artigianale fatta con metodi estremamente diversi.<br />
Sono mondi che non hanno nulla in comune, se non nella presenza dell&#8217;alcol, ma con i vini di Radikon (e non solo con i suoi, ovviamente) senti i profumi e gli aromi primordiali dell&#8217;uva, non varietali puri, ma la loro evoluzione in tutto il suo fascino.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-1894" style="float: left; margin: 5px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="Ribolla Gialla - Radikon" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/radikon_ribolla.jpg" alt="Ribolla Gialla - Radikon" width="200" height="136" />Ieri sera, per festeggiare con Laura l&#8217;anniversario del nostro matrimonio, siamo andati a Fiumicino, in quell&#8217;hotel dal ristorante eccellente che è &#8220;Al Porticciolo&#8221; di Gianfranco Pascucci, in via Traiano 85. Bene, nonostante le perplessità di mia moglie sull&#8217;abbinabilità con i piatti che avevamo ordinato, tutti rigorosamnte a base di pesce, ho chiesto la Ribolla Gialla 2002 di Radikon.<br />
Oltre ad averla incantata, questo vino (che già avevo avuto modo di apprezzare, quindi ammetto che giocavo sul sicuro&#8230;) ha dimostrato di non avere nessuna difficoltà a stare a tavola.<br />
Per chi non lo sapesse, Radikon utilizza bottiglie da 1 litro e da 1/2 litro, cosa che è tornata utilissima visto che eravamo in due e, con tutta la buona volontà, la bottiglia da 37,5 è un po&#8217; troppo risicata per un pasto completo in due.<br />
Bevuto rigorosamente a temperatura ambiente, quindi anche più alta di quanto consigliato sulla retroetichetta (15 gradi), si è rivelato semplicemente fantastico, perfetto nella sua componente aromatica, senza alcuna sbavatura, puzzetta, stranezza (va tenuto presente che vini come questo, senza solfiti aggiunti, possono variare da bottiglia a bottiglia), un ventaglio di profumi che passava dalla melata al caramello, dalla cannella all&#8217;anice, dall&#8217;agrume maturo alla mandorla, ai fiori macerati, alle sensazioni minerali; l&#8217;assaggio era altrettanto entusiasmante, la temperatura da vino rosso era perfetta, i suoi 12,5 gradi alcolici quasi non si sentivano e la persistenza di quelle sensazioni aromatiche era pressoché infinita.<br />
Gran bella serata e anniversario festeggiato in maniera perfetta, con passeggiata finale a fianco delle imbarcazioni che costeggiavano le sponde del tevere&#8230;</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Sulla tenuta di una bottiglia aperta</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 06:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni enoiche]]></category>
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		<category><![CDATA[tenuta bottiglia di vino]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1845" style="float: left; margin: 5px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="bottiglie aperte" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/bottiglie_aperte.jpg" alt="bottiglie aperte" width="487" height="323" />È una delle domande che mi viene posta più frequentemente, non dagli addetti ai lavori o dai soliti fanatici appassionati ma, soprattutto, dalla gente comune: come conservare correttamente una bottiglia di vino una volta aperta. Una questione dibattuta e sempre più rilevante dal momento che sono pochissime le persone che consumano un&#8217;intera bottiglia nell&#8217;arco di un solo pasto, solitamente serata, quando sono in famiglia.<br />
Nella prassi quotidiana una bottiglia, in special modo se si è soli a bere in casa, può durare anche fino ad una settimana. Ancora qualche tempo fa mi affannavo in risposte piene di un tecnicismo che poco aveva di scientifico e che si basava su letture più che sull&#8217;esperienza personale. Faccio parte, infatti, della minoranza che pur avendo una moglie che non beve vino riesce a finire una bottiglia in due, massimo tre, giorni, senza problemi. Da quando però alcuni amici mi hanno fatto sempre più notare quanto sia importante la tenuta di un vino a bottiglia aperta per testarne l&#8217;effettiva bontà ho cominciato ad aprire più bottiglie contemporaneamente in modo tale che ognuna durasse anche una settimana. Quando uso il termine &#8220;bontà&#8221; non mi riferisco tanto alla progressione organolettica del liquido odoroso nel bicchiere ma piuttosto alla percezione di una sua maggiore o minore naturalità d&#8217;esecuzione. Mi spiego meglio.<br />
Un vino costruito e lavorato, aggiungo io pesantemente, in cantina che non ha, probabilmente, potuto beneficiare di una materia prima di qualità superiore è solitamente destinato ad avere vita corta una volta aperta la bottiglia. Talvolta, nei casi più drammatici ed eclatanti, non c&#8217;è neanche bisogno di aspettare il giorno dopo: il vino dopo qualche ora è già bello che andato, inespressivo se non sgradevole, semplicemente &#8220;morto&#8221; (e che non per forza, dunque, significa ossidato!). I vini prodotti con il massimo rispetto dell&#8217;ambiente-vigna prima, delle uve e del vino, nelle successive fasi di vinificazione ed affinamento, sembrano invece non avere di questi problemi, guadagnando spesso addirittura qualcosina, non solo nelle ore ma anche nei giorni seguenti alla stappatura, ovviamente entro i limiti fisiologici del buon senso.<br />
In questi casi la bottiglia può essere lasciata letteralmente aperta nel frigo oppure ritappata alla buona sul tavolo, a temperatura ambiente, senza alcun problema (c&#8217;è chi va oltre e si diverte anche a fare qualche altro test più estremo ma preferisco sorvolare). Vi garantisco che, in ogni caso, non succederà nulla. È stata, in questo caso, una legge puramente empirica che mi ha convinto senza esitazioni dopo vari esperimenti condotti in tal senso. L&#8217;ultima riprova, onde mi è nata l&#8217;idea di scrivere qualche considerazione in merito, l&#8217;ho avuta con un rosso di Gravner del 1997 (tra l&#8217;altro comprato in una partita mal conservata) volutamente dimenticato aperto nel frigo la sera prima di essere in partenza per una fiera a Milano. Sono rientrato dopo una settimana e posso assicurarvi che il vino era ancora lì assolutamente integro e godibile. E tenete presente, per inciso, che io non sono per nulla un amante delle bituriche (leggi cabernet: vitigno che rienta nell&#8217;uvaggio del vino con il merlot). Allo stesso modo non ritengo, invece, che abbia importanza il tipo di chiusura impiegato dal produttore se di sughero, silicone oppure a vite anche se è ovvio che ques&#8217;ultimo sia il più comodo per ritappare la bottiglia una volta aperta. Vorrei, piuttosto, sottolineare come l&#8217;importanza della tenuta di una bottiglia &#8211; una volta aperta &#8211; non sia rilevante ai soli fini del consumo immediato ma come da molti viene ritenuta fondamentale per prevedere una sua eventuale evoluzione in bottiglia, nel tempo.<br />
Questa rimane una delle valutazioni più interessanti sul cui significato ancora oggi troppo poco si discute: pensiamo alla stragrande maggioranza di concorsi, manifestazioni e degustazioni, anche quelle guidaiole, durante le quali i vini vengono, nella migliore delle ipotesi, aperti solo alcune ore prima. Pertanto quando comprate una bottiglia di vino se non siete dei grandi (quantitativamente parlando s&#8217;intende) bevitori, ecco un motivo altrettanto valido per spendere solo qualche euro in più privilegiando una qualità senza compromessi. Non pensate solo al portafoglio, ne va della vostra salute.</p>
<p><strong>Fabio Cimmino</strong></p>
<p>Posso aggiungere all&#8217;articolo di Fabio, che condivido in toto, che anche io faccio sempre le mie belle prove. Va considerato però, elemento affatto secondario, anche il quantitativo di vino che resta nella bottiglia. E&#8217; ovvio che più aria c&#8217;è all&#8217;interno e più breve sarà la tenuta del vino rimasto. Quindi, per poter fare una valutazione più corretta, è indispensabile lasciare nelle diverse bottiglie lo stesso quantitativo di vino.</p>
<p><strong>Roberto Giuliani</strong></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Vino Vino Vino 2009: fra assaggi e accesi dibattiti</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 13:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni enoiche]]></category>
		<category><![CDATA[Vin Natur]]></category>
		<category><![CDATA[Vino Vino Vino 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Vino Vino Vino 2009, ovvero il ritorno di un gruppo, seppure ancora parziale, che comprende Vini Veri, Renaissance du Terroir, Triple A e un buon numero di vignaioli indipendenti. Un&#8217;esperienza che va ben oltre la semplice manifestazione con banchi di assaggio a cui siamo abituati. Questi vignaioli provenienti da varie regioni italiane ed estere, credono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1782" style="float: left; margin: 5px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="Assemblea vignaioli" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/adunata_sovversivi.jpg" alt="Assemblea vignaioli" width="470" height="313" />Vino Vino Vino 2009</strong>, ovvero il ritorno di un gruppo, seppure ancora parziale, che comprende <strong>Vini Veri</strong>, <strong>Renaissance du Terroir</strong>, <strong>Triple A</strong> e un buon numero di vignaioli indipendenti. Un&#8217;esperienza che va ben oltre la semplice manifestazione con banchi di assaggio a cui siamo abituati. Questi vignaioli provenienti da varie regioni italiane ed estere, credono in qualcosa di fondamentale, il recupero del rapporto fra l&#8217;uomo e la natura, poco importa se il metodo per arrivare a questo è biologico, biodinamico, una miscela dei due o altro ancora; quello che conta è il rispetto nei confronti della terra, la consapevolezza che qualunque comportamento umano irrispettoso produce un danno all&#8217;ambiente e alle persone.<br />
E ci credono così tanto da ritenere fondamentale un recupero della collettività, attraverso assemblee e dibattiti aperti, come quello che è avvenuto proprio ieri sera, venerdì 3 aprile a Villa Boschi, nei pressi di Isola della Scala, sede della manifestazione. Si respirava un&#8217;atmosfera viva, attenta, molti interventi, tanta voglia di concretizzare un percorso, di muoversi insieme per produrre qualcosa che dia la massima chiarezza e trasparenza a chi del frutto del loro lavoro e della loro filosofia sarà naturale destinatario, ovvero coloro che acquisteranno il vino per portarlo nelle loro case e condividerlo con i propri cari davanti a una tavola imbandita.<br />
In questo contesto, che ricordava nello spirito le assemblee giovanili, i collettivi che si facevano nelle scuole e nelle università negli anni settanta, il vino assume un aspetto diverso, difficilmente riconducibile ai classici fini commerciali a cui siamo abituati. Chi ha scelto di fare vino perseguendo questi principi che abbracciano uno stile di vita, non solo in vigna e in cantina, sa bene che deve fare una fatica doppia, tripla, sia per le difficoltà oggettive a cui va incontro quando la natura gli è avversa, sia per l&#8217;alone di diffidenza che ancora oggi si manifesta attorno a questo mondo.<br />
Non bisogna lasciarsi ingannare dall&#8217;interesse che questi eventi suscitano, c&#8217;è sempre una componente modaiola che affiora chiaramente, &#8220;oggi tira l&#8217;alternativo&#8221;, tanto che persino al Vinitaly è stato introdotto e fortemente pubblicizzato l&#8217;ingresso dei &#8220;vini naturali&#8221;. Questo fatto, per certi aspetti positivo, ma per altri possibile strumentalizzazione e sfruttamento a fini puramente commerciali del lavoro e dell&#8217; impegno perseguito da altri, è la chiara dimostrazione che l&#8217;approccio ecologico all&#8217;agricoltura sta diventando un fenomeno molto sentito, non più trascurabile o ghettizzabile solo perché ancora fenomeno che coinvolge una minoranza di produttori.</p>
<p>Certo, di strada da fare ce n&#8217;è ancora molta, a partire dalla necessità di una coesione massima e totale fra le varie associazioni, compresa Vin Natur, che anche quest&#8217;anno si presenta separatamente a Villa Favorita. I dissapori, le divergenze sulle politiche commerciali devono essere superati, è fondamentale guardare al futuro in modo diverso, più maturo e responsabile. Quello di formare diversi gruppi, che alla fine non sono altro che tanti individui che si uniscono per dare forza e coesione al loro pensiero, è da sempre un po&#8217; il limite di certe iniziative alternative ad un modus operandi &#8220;istituzionale&#8221;, ad un sistema nel quale non ci si riconosce minimamente ma con il quale si deve comunque fare i conti. Un sistema molto forte che, se mai riconoscesse la diversità e soprattutto i vantaggi di questo diverso approccio all&#8217;agricoltura, tenterebbe, come in parte sta già facendo, di inglobarlo e farlo proprio, manipolandolo e trasformandolo secondo le proprie diverse esigenze, epurandolo dei suoi valori più profondi. E&#8217; proprio in virtù della necessità di questa coesione da parte di tutte le associazioni, e perché no, come qualcuno ha suggerito durante l&#8217;assemblea, di operare per un coinvolgimento delle associazioni di consumatori, i quali rimangono sempre e comunque i destinatari finali, che ritengo sia fondamentale superare le questioni puramente commerciali, che non possono prevalere sui principi e i valori che sono vero fondamento delle scelte di tutti i vignaioli, a prescindere dalle loro appertenenze o meno a questa o quella associazione. Sarebbe molto più saggio lasciare che ogni produttore gestisca in assoluta libertà i propri affari, senza particolari vincoli o dipendenze, e concentrarsi sulla promozione e diffusione delle filosofie che rappresentano il nodo centrale di questi due eventi, Vino Vino Vino 2009 e Vin Natur.<br />
C&#8217;è ancora troppa disinformazione, non sono molti, soprattutto fra i consumatori, a sapere cosa c&#8217;è dietro parole come &#8220;biodinamico&#8221; e &#8220;biologico&#8221;, e non bastano certo libri e opuscoli a chiarire le idee ai più diffidenti. Chi si accosta per la prima volta, magari solo per curiosità, a questi vini deve essere preparato, esattamente come chi si trova davanti ad un quadro di Picasso o di Jackson Pollock, quando il suo gusto, e soprattutto la sua mente, non sono abituati ad una così profonda e radicale differenza rispetto agli altri vini. Manca, in queste manifestazioni, una parte dedicata alla diffusione della conoscenza, non basta far assaggiare i vini, bisogna spiegarli, non tutti sono così preparati e attenti da riuscire a comprendere una filosofia solo degustandolo. Il risultato è che se ne dà un giudizio o troppo sommario (buono, cattivo, puzza, ecc.) o troppo tecnico, con tanto di voti (tanto giustamente odiati da Baldo Cappellano), senza averne capito l&#8217;essenza, la profonda verità. Auspico quindi che in un futuro assai prossimo, il passo avanti fatto con Vino Vino Vino 2009, che ha già visto riunirsi tre associazioni, giunga ad un&#8217;unico, totale, gruppo che porti avanti con forza i propri convincimenti, pur con le sacrosante differenze, e concentri maggiormente l&#8217;attenzione sulla diffusione dei contenuti, attraverso piccoli seminari e dibattiti aperti. Spiegare le proprie ragioni all&#8217;interno di una manifestazione così importante e diversa è fondamentale. Dal produttore al consumatore, per una cultura condivisa.</p>
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