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	<title>Esalazioni etiliche &#187; tutte le strade portano al vino</title>
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	<description>tutto quello che potremmo dire sotto l&#039;effetto dell&#039;alcol</description>
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		<title>Fare il vino per passione, cominciando da quello che si ha a disposizione</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 08:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sette cassette di sangiovese, una di merlot, due di freisa, una di lambrusco, una di trebbiano e una di malvasia, totale meno di 300 kg di uva per una produzione che arriva a circa 200 bottiglie. Non è un assemblaggio voluto, ma è quanto il dott. Giuseppe Iuliano ha acquistato da un contadino di fiducia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3401" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="tenuta_laura" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/05/tenuta_laura.jpg" alt="tenuta_laura" width="390" height="210" />Sette cassette di sangiovese, una di merlot, due di freisa, una di lambrusco, una di trebbiano e una di malvasia, totale meno di 300 kg di uva per una produzione che arriva a circa 200 bottiglie. Non è un assemblaggio voluto, ma è quanto il dott. Giuseppe Iuliano ha acquistato da un contadino di fiducia del comune cilentano di Ottati. La vigna è composta da queste uve, allevate biologicamente. Da qualcosa bisogna pur cominciare se ci si è innamorati di questa terra e della vite. Dottore perché farmacista, che ha fatto una scelta di campo, vuole dedicarsi a questo, con sempre maggiore impegno, oltre ad una piccola produzione di olio.<br />
Duecento bottiglie di Tempe, vino prodotto in modo semplicissimo e senza trucchi enologici, a parte una leggerissima solfitazione prima dell&#8217;imbottigliamento. Tre euro a bottiglia, forse qualcosina in più, da vendere in confezione abbinato all&#8217;olio, a conoscenti ma anche a tutti coloro che vorranno degustare questo prodotto indubbiamente genuino e particolare.<br />
<img class="alignnone size-full wp-image-3403" style="float: right; margin: 10px 0px 10px 10px; cursor: hand" title="tempe" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/05/tempe.gif" alt="tempe" width="130" height="345" />A me è piaciuto, fresco e vivace grazie all&#8217;apporto delle uve bianche che gli hanno donato anche bei profumi floreali e di erbe di campo, saporito e con una beva che ti spinge a consumarlo senza molta attenzione alla quantità, anche perché ha una gradazione modesta.<br />
Presto Giuseppe farà effettuare una serie di verifiche da un agronomo (gli enologi sono banditi, per lui lavorano troppo con la chimica, mentre il suo obiettivo è fare vini nel modo più naturale possibile), per valutare la composizione del terreno e la tipologia di cultivar che potranno dimorarvi con migliori risultati. Di certo le uve bianche non confluiranno più nel rosso, il sangiovese potrebbe divenire l&#8217;elemento dominante, anche se la Doc <strong>Castel San Lorenzo</strong> prevede una percentuale di barbera (che non è quella piemontese).<br />
Insomma, un po&#8217; alla volta l&#8217;azienda, che è stata battezzata <strong><a href="http://www.tenutalaura.it/" target="_blank">Tenuta Laura</a></strong>, avrà una propria dimensione e collocazione, e la passione che ha spinto Giuseppe Iuliano a impegnarsi in questo percorso del tutto nuovo per lui, rappresenta la base per una gran bella avventura, che noi seguiremo con molta attenzione.</p>
<p>Dott. Giuseppe Iuliano<br />
Via P. Aquano, 43<br />
84020 Ottati (SA)<br />
tel. 366/3534697<br />
<a href="mailto:tenutalaura@libero.it"><strong>tenutalaura@libero.it</strong></a></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Si è svolto in segreto il primo incontro IGP!</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 09:09:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tenuto rigorosamente segreto grazie anche al contributo di CIA e KGB si è svolto lunedì 14 a Roma, al ristorante L&#8217;Incannucciata, il primo incontro mondiale dei Giovani Promettenti, quello che era stato rimandato alcune settimane fa.
I cinque partecipanti, sotto mentite spoglie (Carlo Macchi faceva finta di essere Kyle Phillips, che a sua volta era travestito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3356" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="foto_incontro_14_3_2011" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/03/foto_incontro_14_3_2011.gif" alt="foto_incontro_14_3_2011" width="470" height="436" />Tenuto rigorosamente segreto grazie anche al contributo di CIA e KGB si è svolto lunedì 14 a Roma, al ristorante L&#8217;Incannucciata, il primo incontro mondiale dei Giovani Promettenti, quello che era stato rimandato alcune settimane fa.<br />
I cinque partecipanti, sotto mentite spoglie (Carlo Macchi faceva finta di essere Kyle Phillips, che a sua volta era travestito da Luciano Pignataro, il quale vestiva i panni di Stefano Tesi che si era truccato da Roberto Giuliani. Quest&#8217;ultimo, camuffato da Carlo Macchi, chiudeva il cerchio) per non creare turbative ed evitare che folle oceaniche si riversassero verso Prima Porta per incontrarli o almeno toccare loro le vesti, hanno pranzato (abbondantemente) assieme.</p>
<p>Ma cosa si sono detti tra una gricia e una carbonara?</p>
<p>Calmi, calmi, adesso ve lo diciamo ritornando sulla terra e lasciando da parte CIA e KGB.</p>
<p>Per prima cosa è stato discusso quali saranno i temi che tratteremo in futuro. Non solo ristoranti o vini ma temi più ampi e generali dell&#8217;enogastronomia, ovviamente condivisi da tutti. Potremo anche essere &#8220;rappresentati&#8221; da uno (o più) di noi in alcune manifestazioni dove la presenza di tutti non è possibile. A proposito di &#8220;tutti&#8221;: dopo qualche mese di sedimentazione del gruppo (diciamo a fine estate) abbiamo intenzione di allargarlo questo benedetto gruppo, arrivando almeno a otto Giovani Promettenti. Volete qualche anteprima? Troppo presto, però potete incominciare voi a darci dei consigli.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3352" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="garantitoigp_firma" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/03/garantitoigp_firma.jpg" alt="garantitoigp_firma" width="240" height="148" />Intanto noi cinque abbiamo anche lanciato l&#8217;idea di cominciare a guardarci intorno per creare un evento adatto agli IGP. Ancora non sappiamo cosa ma sicuramente sarà qualcosa di diverso e moooolto interessante . Non solo: sembra stiano nascendo manifestazioni aperte solo a noi IGP, tipo degustazioni professionali di alcune tra le più importanti denominazioni italiane.</p>
<p>Ma andiamo con calma. Il primo evento a cui solo alcuni IGP presenzieranno sarà il Pellegrinaggio Artusiano (vedi) , dove Carlo, Kyle e Stefano faranno a piedi, in cinque giorni, il tragitto da Forlimpopoli a Firenze in onore del grande Pellegrino Artusi ed in occasione del centenario della sua morte. A questo proposito alcuni calunniatori sussurrano che, per essere dei pellegrini, Carlo, Kyle e Stefano non avevano bisogno di inventarsi un pellegrinaggio&#8230;</p>
<p>Ma torniamo alla riunione che è stata soprattutto un bellissimo incontro tra amici, un momento assolutamente piacevole di tranquillità che speriamo e vogliamo bissare prestissimo. Quando? E&#8217; un segreto!<br />
<strong>Carlo Macchi</strong></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Adunata sediziosa alle porte di Roma: &#8220;I Giovani Promettenti&#8221; decidono cosa faranno da grandi!</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 09:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima o poi doveva accadere. Molti di voi forse ancora non sanno chi sia questo strano gruppo di giovani vegliardi che ironicamente (ma non troppo) ha deciso di chiamarsi &#8220;Garantito IGP, ovvero I Giovani Promettenti&#8220;, e di lavorare in sinergia per proporre agli appassionati enogastronauti una sequenza di avventure intorno al cibo e al vino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3352" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="garantitoigp_firma" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/03/garantitoigp_firma.jpg" alt="garantitoigp_firma" width="240" height="148" />Prima o poi doveva accadere. Molti di voi forse ancora non sanno chi sia questo strano gruppo di giovani vegliardi che ironicamente (ma non troppo) ha deciso di chiamarsi &#8220;<strong>Garantito IGP, ovvero <span style="color: #ff0000;">I</span></strong> <strong><span style="color: #ff0000;">G</span>iovani</strong> <strong><span style="color: #ff0000;">P</span>romettenti</strong>&#8220;, e di lavorare in sinergia per proporre agli appassionati enogastronauti una sequenza di avventure intorno al cibo e al vino da far impallidire persino un Salgari del passato e un Follett del presente.</p>
<p>Non sto qui a dilungarmi nel raccontarvi nuovamente quando, dove, come e perché ha avuto inizio Garantito IGP, potete trovare tutti i particolari <a href="http://www.lavinium.com/vinoigp/garantito_igp_2011.shtml" target="_blank"><strong>qui</strong></a>; quello che intendo, invece, svelarvi è che giovedì 3 marzo 2011, ovvero fra soli due giorni, <strong>Carlo Macchi</strong>, <strong>Luciano Pignataro</strong>, <strong>Kyle Phillips</strong>, <strong>Stefano Tesi</strong> e il sottoscritto, si incontreranno per la prima volta negli accoglienti locali del (e poteva essere diversamente???) <strong><a href="http://www.hoteldegliangeli.it/" target="_blank">Ristorante degli Angeli</a></strong> a Magliano Sabina (RI), naturalmente all&#8217;ora di pranzo, per stabilire quali strade intraprendere, quali avventure, quali percorsi, quali obiettivi raggiungere insieme. In parole povere cosa faremo da grandi. Fra gli intenti, ovviamente, ci sarà anche quello di allargare il gruppo (già passato dai 3 originali agli attuali 5 componenti), selezionando con cura le vittime (o fortunati eletti? Chissà&#8230;).<br />
Inutile dire che, trattandosi di un incontro fra cibovinodipendenti, il ristorante sarà teatro di libagioni e degustazioni &#8220;intelligenti&#8221;, per la gioia dei proprietari che, SICURAMENTE, avranno piacere di rivederci e si ricorderanno di noi per un bel pezzo (speriamo in bene&#8230;).<br />
Cosa ci diremo? Lo saprete nella prossima puntata! Intanto fate il tifo e diffondente il verbo.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>S.O.S. Carema, un patrimonio a rischio. Un&#8217;interessante proposta di Maurizio Gily</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 09:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da grande appassionato dei vini a base nebbiolo, in tutte le loro diverse espressioni, fra le quali le piccole denominazioni del Nord Piemonte, non potevo esimermi dal proporvi questo significativo articolo sul Carema, pubblicato da Maurizio Gily su MilleVigne, il periodico di cui è direttore responsabile, destinato ai viticoltori e agli imprenditori del settore vitivinicolo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3336" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="carema_vigneto" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/02/carema_vigneto.gif" alt="carema_vigneto" width="470" height="306" />Da grande appassionato dei vini a base nebbiolo, in tutte le loro diverse espressioni, fra le quali le piccole denominazioni del Nord Piemonte, non potevo esimermi dal proporvi questo significativo articolo sul <strong>Carema</strong>, pubblicato da <strong>Maurizio Gily</strong> su <strong><a href="http://www.millevigne.it/ " target="_blank">MilleVigne</a></strong>, il periodico di cui è direttore responsabile, destinato ai viticoltori e agli imprenditori del settore vitivinicolo, ma che può essere letto e apprezzato anche da chi è semplice appassionato e vuole approfondire le diverse tematiche legate al mondo del vino.<br />
Quella del Carema è una realtà di assoluto interesse, purtroppo non valorizzata quanto dovrebbe, il disciplinare risale al 1967 ma è stato interamente rivisto nel 2010. Il nebbiolo è presente nella misura minima dell&#8217;85%, mentre la restante parte consente l&#8217;utilizzo di uve a bacca rossa idonee alla coltivazione nella provincia di Torino. Ecco l&#8217;articolo di Maurizio Gily.</p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><img class="alignnone size-full wp-image-3338" style="float: right; margin: 8px 0px 10px 10px; cursor: hand" title="carema_vigneto2" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/02/carema_vigneto2.gif" alt="carema_vigneto2" width="399" height="534" />S.O.S. Carema, un patrimonio a rischio<br />
</span></strong>Lo straordinario patrimonio paesaggistico, culturale ed enologico della piccola enclave di Carema è in pericolo. Nel Nord del Piemonte, all’imbocco della Val d&#8217;Aosta, Carema e il vicino villaggio di <strong>Settimo Vittone</strong> ospitano le antiche &#8220;topie&#8221; (pergole) di Nebbiolo, chiamato <strong>picotendro</strong> nel patois occitano locale, sorrette da colonne in pietra e aggrappate alla montagna. Chilometri e chilometri di muretti a secco disegnano le terrazze di Carema, che racchiudono fazzoletti di terra coltivabile strappati alla roccia. Scale e viottoli lastricati in pietra completano questo paesaggio unico, che si ripropone simile a pochi chilometri di distanza in terra valdostana, quella di Donnaz. La maggior parte di queste terrazze sono percorribili solo a piedi.<br />
<span style="color: #993300;"><strong>Oggi rimangono meno di 20 ettari di vigneto a Carema e l&#8217;abbandono procede anno dopo anno, inesorabilmente</strong></span>. Il problema è che i produttori di Carema semplicemente non guadagnano abbastanza. Vi sono solo due imbottigliatori, il principale è la piccola cantina cooperativa Produttori di Nebbiolo di Carema, che lavora bene ed è premiata dalla critica, ma non riesce ugualmente, a quanto pare, a vendere il vino a prezzi tali da ripagare la fatica di questa viticoltura &#8220;eroica&#8221;, forse a causa di un mercato quasi esclusivamente locale e non disponibile a spendere più di tanto per una bottiglia.<br />
Ho visitato di recente la zona e ho deciso di scrivere questo &#8220;grido di dolore per Carema&#8221; sulla base di una precisa convinzione. Ci sono in Italia vari esempi di &#8220;viticoltura museale&#8221;, come le piantate romagnole e le alberate aversane, che meriterebbero di essere tutelate per il loro valore storico e culturale indipendentemente dal valore di mercato delle loro produzioni.<br />
Il caso di Carema è diverso. E&#8217; un &#8220;terroir&#8221; speciale, con il potenziale per produrre un vino di grande qualità, una delle più interessanti e originali espressioni del Nebbiolo, ed in quantità molto piccola. Perciò non si tratta a mio avviso di invocare la mano pubblica (che peraltro un ruolo può svolgere e già lo ha fatto, un esempio è il magnifico &#8220;sentiero dei vigneti&#8221; predisposto dal Comune) per un&#8217;operazione assistenziale, ma, piuttosto, di chiedere a qualche produttore di Nebbiolo di alta gamma (penso a Barolo e Barbaresco in primis, ma anche al Novarese, al Vercellese, al Biellese e alla Valtellina) di rivolgere un pensiero a Carema, un pensiero con la forma di un&#8217;etichetta, con l&#8217;idea di non rimetterci ma neanche guadagnarci, se non in immagine. La cooperativa si renderà sicuramente disponibile a concludere accordi di filiera seri, eventualmente a partire dalla scelta dei vigneti.<br />
Più imbottigliatori, purché di prestigio, e per piccole partite, vuol dire più notorietà e più valore. Invertire la tendenza, e cominciare a ripopolare questa montagna: questo è quello che va fatto, ora e subito, e non pare un&#8217;impresa impossibile. Perché i nostri nipoti possano ancora provare al suo cospetto quella meraviglia di cui, come scriveva lo scrittore alpinista <strong>Gaston Rebuffaut</strong>, l&#8217;uomo ha disperato bisogno.</p>
<p><strong>Maurizio Gily</strong><br />
<strong><a href="mailto:gily@millevigne.it">gily@millevigne.it</a></strong></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Terre di Vite arrivederci!</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 16:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Speriamo che il nome del castello ci porti fortuna, visto che la rima che suggerisce non è proprio delle più esaltanti&#8230;&#8221;. Già. Quando prima dell&#8217;estate Barbara Brandoli ed Elena Conti avevano definito quale sarebbe stata la location della terza edizione di Terre di Vite, il Castello di Buronzo, vuoi per l&#8217;inevitabile preoccupazione di un nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-3288" style="float: left; margin: 5px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="manifesto_ingresso2" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/11/manifesto_ingresso2-480x723.jpg" alt="manifesto_ingresso2" width="480" height="723" />&#8220;Speriamo che il nome del castello ci porti fortuna, visto che la rima che suggerisce non è proprio delle più esaltanti&#8230;&#8221;. Già. Quando prima dell&#8217;estate <strong>Barbara Brandoli</strong> ed <strong>Elena Conti</strong> avevano definito quale sarebbe stata la location della terza edizione di <strong>Terre di Vite</strong>, il <strong>Castello di Buronzo</strong>, vuoi per l&#8217;inevitabile preoccupazione di un nuovo evento e di tutto ciò che comporta a livello organizzativo, economico e di impegno quotidiano, quel nome appariva emblematico e sornione. Nulla di più sbagliato. Il piccolo comune di Buronzo, a pochi chilometri da Vercelli, sembrava fatto apposta per accoglierci tutti; e il castello consortile, recentemente ristrutturato, un ambiente ricco di fascino, quasi intimo, accogliente, ospitale.<br />
Laura ed io siamo arrivati nel pomeriggio di giovedì 11 novembre per dare una mano, di cose da fare ce n&#8217;erano davvero tante, allestire le numerose sale richiedeva tempo e organizzazione: montare e disporre i banchi e le sedie, allestire i pannelli della mostra dedicata a <strong>Mario Soldati</strong>, il <strong>totem multimediale</strong> per l&#8217;ascolto delle poesie e delle musiche associate ai vini dei 24 produttori presenti all&#8217;evento, preparare i vasi con i diversi tipi di terra che costituiscono i suoli delle diverse realtà vitivinicole, i fiori con il numero di riferimento della composizione poetico-musicale, disporre le luci, portare le bottiglie d&#8217;acqua e le caraffe dove mettere il ghiaccio per i vini bianchi, preparare i panini per tutti, produttori compresi, disporre i vari cartelli, toilette comprese, attaccare i manifesti e le locandine nei punti cruciali del paese, predisporre la reception ad accogliere i visitatori, far venire l&#8217;accordatore per il pianoforte Yamaha, noleggiato per l&#8217;esibizione del giovane talento Orazio Sciortino e le mille altre cose che ruotano attorno ad una manifestazione.<br />
Ne è valsa la pena, sia perché lo staff di Terre di Vite è straordinariamente efficace e composto da un gruppo di persone (quasi nella totalità modenesi) di una simpatia trascinante, sia perché si respirava un&#8217;atmosfera positiva, carica, vitale, coesa, forse perché la passione è il vero motore di questo gruppo, amore per il vino e per l&#8217;arte, voglia di fare e di sentirsi partecipi di un evento che è ormai nel cuore di tutti, me compreso che per la prima volta ho accettato di essere coinvolto con sincero entusiasmo.<br />
Non so se tutto è andato come previsto, ho sentito molti commenti positivi, apprezzamenti per la scelta dei produttori e la qualità dei vini, ho incontrato tante persone conosciute tramite Facebook e Twitter, che oggi hanno finalmente un volto reale, ho ascoltato buona parte dei produttori che mi sono sembrati contenti. Certo, Terre di Vite, proprio per il suo indirizzo multiculturale, non è luogo di business, è ben lontano dagli ambienti dove si fanno affari, non è Vinitaly per intenderci, dove si va già con gli appuntamenti fissati in agenda per incontrare buyers, distributori, importatori, enotecari, ristoratori.<br />
Il castello di Buronzo è stato il luogo di incontro fra produttori e gente appassionata, si poteva vendere il vino, certo, ma non era questo il motivo principale per essere lì, bensì la voglia di comunicare, di raccontarsi e scambiarsi punti di vista e impressioni con chi il vino vuole, non solo berlo, ma anche capirlo.<br />
Sotto questo aspetto credo che l&#8217;evento abbia raggiunto lo scopo, inoltre, sono convinto che chi ha avuto la fortuna di partecipare ai due seminari condotti da <strong>Sandro Sangiorgi</strong>, sabato 13 con il poeta <strong>Domenico Ingenito</strong> e domenica 14 con il pianista <strong>Orazio Sciortino</strong>, con la degustazione di 5 vini a sorpresa, scelti fra quelli dei produttori partecipanti a Terre di Vite, ha potuto portare a casa un ricordo intenso e particolare, una chiave di lettura diversa, dove tutti i sensi di cui la natura ci ha dotato hanno potuto raccogliere nuove e stimolanti sensazioni.<br />
Insomma, nella speranza che chi ha partecipato all&#8217;evento sia rimasto contento e abbia apprezzato questo approccio diverso al vino, ci rivedremo con tutta probabilità a maggio, in un altro castello e in un altro luogo, con nuove e stimolanti iniziative. Arrivederci al prossimo Terre di Vite!</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Ricordando Luigi Veronelli: come si stappa una bottiglia di vino</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 13:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni enoiche]]></category>
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		<category><![CDATA[Catalogo Bolaffi dei vini d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[il Gotha dei vini]]></category>
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		<description><![CDATA[No, non è né l&#8217;anniversario della nascita (2 febbraio 1926) né la ricorrenza della morte (29 novembre 2004), non ha alcuna importanza. Se dovessimo farci condizionare solo dal ripetersi ciclico di un evento, vorrebbe dire che non esiste più un pensiero o un sentimento spontaneo, ma tutto è frutto di un semplice calcolo o di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3268" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="luigi_veronelli" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/10/luigi_veronelli.gif" alt="luigi_veronelli" width="470" height="353" />No, non è né l&#8217;anniversario della nascita (2 febbraio 1926) né la ricorrenza della morte (29 novembre 2004), non ha alcuna importanza. Se dovessimo farci condizionare solo dal ripetersi ciclico di un evento, vorrebbe dire che non esiste più un pensiero o un sentimento spontaneo, ma tutto è frutto di un semplice calcolo o di una routine comportamentale.<br />
Invece, mi è bastato andare a rileggere, senza una reale motivazione se non quella di improvvisi ricordi affiorati nella mia testa caotica ma, spero, ancora capace di esprimere cose sensate, alcune pagine del &#8220;Gotha dei vini&#8221;, ovvero il Catalogo Bolaffi dei Vini d&#8217;Italia, curato appunto da Gino Veronelli, per ritrovarmi immerso in mille pensieri su ciò che è stato e ciò che è oggi il mondo, su come l&#8217;uomo fatichi a trovare la strada maestra, disperso in mille aspirazioni a volte senza senso o utilità, prima di tutto per se stesso. Ma non voglio divagare o coinvolgervi in pensieri che andrebbero troppo lontano e sicuramente rimarrebbero incomprensibili e noiosi ai più. Mi soffermo invece su una pagina dove Gino ci racconta, con il suo inconfondibile stile, come si stappa correttamente una bottiglia di vino.<br />
Come lui stesso ci ricorda &#8220;Stappare una bottiglia non è così semplice come può sembrare&#8221;. Vediamo allora cosa ci racconta e se, riportato questo scritto di quarant&#8217;anni fa ai giorni nostri, si può considerare ancora un perfetto insegamento, non solo per futuri sommelier ma per chiunque nella propria vita si può trovare di fronte all&#8217;avventura di stappare una bottiglia di vino, possibilmente buona.</p>
<p>COME STAPPARE E SERVIRE UNA BOTTIGLIA NEL MODO PIU&#8217; CORRETTO<br />
<em>&#8220;asportare la parte superiore della capsula metallica, tagliandola 1/2 centimetro sotto l&#8217;orlo della bocca (nel punto in cui il vetro fa di solito piega); quando si versa, il vino non abbia a trovarvi ostacolo; pulire la bocca della bottiglia, soprattutto nei punti di contatto col tappo e, tenendola ferma con la mano sinistra, piantare il cavatappi (di quelli con vite a largo passo che, solo girando un volantino o premendo su due leve, estraggono il tappo, con la massima dolcezza; mai di quelli a T) ben diritto nel centro e farlo penetrare a fondo (se si è certi che v&#8217;abbia fatto buona presa, non tanto da bucarlo); quindi si estrae; pulire nuovamente la bocca della bottiglia: annusare il tappo: se ha cattivo odore, quasi certo il vino è di cattivo sapore; in tal caso, degustarlo dritto, di persona, prima di servirlo.<br />
Altre cure più affettuose e calcolate, richiedono i tappi delle bottiglie di spumante; non la violenza del ferro ma l&#8217;abile lavoro delle dita e successive pressioni circolari, dal basso verso l&#8217;alto. Il tappo abbandonerà il collo della bottiglia, contro voglia dapprima, lentamente, per sbottare alla fine, premuto dal vino ansioso di libertà. Il &#8220;botto&#8221; che alcuni considerano augurale, dovrebbe essere evitato, trattenendo il tappo con la mano, quel tanto da consentire la fuoriuscita silenziosa della maggior parte del &#8220;propellente&#8221;. Per evitare la perdita di spuma e di vino, è necessario temere la bottiglia leggermente inclinata.<br />
Essendo gli ospiti già a tavola, ricordarsi: è all&#8217;ospitante, che va versato un poco di vino. Una volta avutone il benestare servire gli ospiti lasciando per ultimo l&#8217;ospitante. Il vino va versato appoggiando la bocca della bottiglia all&#8217;orlo del bicchiere <strong>(*)</strong> e lasciandolo scorrere senza turbolenze. Per evitare sgocciolamenti, basterà alzare la bottiglia facendola ruotare con dolcezza intorno al proprio asse.<br />
Può capitare, soprattutto con i grandi rossi di annata, che la bottiglia contenga una tale quantità di depositi, da non poterla servire, neppure nell&#8217;apposito cestino, senza provocare un disastro. Bisognerà allora ricorrere alla cosidetta decantazione (proprio per questa ragione, ho evitato di consigliare l&#8217;apertura anticipata di non pochi grandi vini; la decantazione la rende inutile, quando non dannosa). Procurarsi una caraffa di trasparenza cristallina ed una candela. Sistemare la caraffa sul tavolo e porvi dietro la candela accesa. Con la mano destra &#8220;sollevare&#8221; la bottiglia (che avrai tenuto in piedi per almeno 48 ore) e appoggiare lentamente la bocca sull&#8217;orlo della caraffa. Farvi scorrere il vino, quanto più lentamente possibile ma senza interruzioni. La fiamma della candela ne metterà in risalto la limpidezza. Appena comincia a velarsi, in trasparenza, fare attenzione e, non appena si presenta il deposito, sospendere l&#8217;operazione, rialzando la bottiglia. Finire di vuotarla in un bicchiere a parte. La decantazione non ha soltanto il vantaggio di mantenere la limpidità. Elimina totalmente il cosidetto odore di &#8220;chiuso&#8221;, ravviva il bouquet, ricostituisce l&#8217; &#8220;insieme del vino&#8221;, e lo accoglie in una caraffa (che si sarà chambrée) particolarmente capace, per la sua trasparenza cristallina, di mettere in risalto la veste.<br />
Con la caraffa è &#8220;d&#8217;obbligo&#8221; presentare agli ospiti la memorabile bottiglia polverosa. Non per vanità (sia pure legittima), per doveroso senso di riconoscenza e di rispetto. Decantare un vino in caraffa è fargli la &#8220;toeletta&#8221; prima della sua grande comparsa in società&#8221;.<br />
Luigi Veronelli da &#8220;Catalogo Bolaffi dei Vini d&#8217;Italia n.2&#8243;.</em></p>
<p>(*) su questo punto qualche sommelier potrebbe dissentire, infatti è più corretto non appoggiare il collo della bottiglia al calice, per non rischiare qualche rumore di troppo o, peggio, di scheggiare il calice.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Niente tabù a Terre di Vite, ma solo un bellissimo totem</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 08:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se ne è parlato, forse non abbastanza, sta di fatto che al prossimo Terre di Vite, evento multiculturale che ruota intorno al nettare di Bacco, che si svolgerà nelle sale del bellissimo Castello di Buronzo, a pochi chilometri da Vercelli, sabato 13 e domenica 14 novembre 2010, verrà presentato in anteprima un progetto multimediale denominato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3263" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="totem8mod" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/10/totem8mod.jpg" alt="totem8mod" width="248" height="630" />Se ne è parlato, forse non abbastanza, sta di fatto che al prossimo <strong><a href="http://www.terredivite.it/" target="_blank">Terre di Vite</a></strong>, evento multiculturale che ruota intorno al nettare di Bacco, che si svolgerà nelle sale del bellissimo <strong><a href="http://www.castellodiburonzo.it/" target="_blank">Castello di Buronzo</a></strong>, a pochi chilometri da Vercelli, sabato 13 e domenica 14 novembre 2010, verrà presentato in anteprima un progetto multimediale denominato &#8220;<strong>Calici d&#8217;Arte</strong>&#8220;, che darà l&#8217;opportunità a tutti i presenti di poter ascoltare musiche e poesie abbinate ad un vino di ogni azienda partecipante.<br />
E&#8217; il frutto di un impegnativo lavoro di ricerca al quale ho avuto il piacere di partecipare. Siamo partiti dalla convinzione che il vino possa essere ispiratore di melodie, e che senza dubbio, trovi nella poesia un perfetto alleato e sostenitore.<br />
Abbiamo così chiesto ai 24 produttori presenti a Terre di Vite di scegliere un vino tra quelli presentati a Buronzo; a quel vino (uno per ogni produttore) abbiamo abbinato una musica e una poesia. Sono state necessarie diverse sedute di degustazione e l&#8217;ascolto di più di 500 cd musicali di vario genere; il progetto è stato curato da tre persone: <strong>Elena Conti</strong> e <strong>Barbara Brandoli</strong> di Terre di Vite ed il sottoscritto. Scelte le 24 musiche, quest&#8217;ultime sono state abbinate a 24 poesie di altrettanti poeti della <strong>casa Editrice L&#8217;Arcolaio</strong> di Forlì , selezione avvenuta grazie alla collaborazione con l’editore <strong>Gianfranco Fabbri</strong> che ci ha messo a disposizione le raccolte dei suoi autori. Le musiche e le poesie sono state consegnate all&#8217;attore <strong>Fabio Calabrò</strong> che ha composto le tracce registrando le letture dei testi poetici con la propria interpretazione e con diverse impostazioni vocali sui brani musicali selezionati. Questo progetto ha dato origine a un &#8220;Totem multimediale&#8221; tridimensionale che verrà posto al centro della sala mostra del Castello di Buronzo; il visitatore potrà così avvicinarsi con il calice in mano, selezionare gli abbinamenti che desidera ed ascoltare attraverso le cuffie in dotazione al totem. Un punto di vista diverso, fatto di altre parole e altri suoni, al fine di ampliare le sensazioni e le emozioni che un calice di vino può regalare.<br />
Ci crediamo molto, perché è un progetto che nasce da una passione condivisa, vino, musica e arte fanno parte delle nostre vite e riteniamo che un lavoro di questo tipo possa dare un contributo utile e importante, e che possa aprirci le porte ad un altro modo di vivere e &#8220;sentire&#8221; il vino, non come oggetto o fenomeno isolato, ma come parte integrante delle molteplici espressioni della creatività umana.<br />
Insomma, &#8220;Calici d&#8217;Arte&#8221; è un progetto unico nel suo genere che non mancherà di sorprendere; una ragione in più per non mancare sabato 13 e domenica 14 novembre prossimi al castello di Buronzo. Non mancate!</p>
<p><strong>Per informazioni sull&#8217;evento, visitate il sito </strong><a href="http://www.terredivite.it" target="_blank"><strong>www.terredivite.it</strong></a></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Gli Abissi del vino</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 08:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi conosce la Liguria e i vini che produce, dal Cinque Terre dell&#8217;estremo levante al Rossese di Dolceacqua dell&#8217;estremo ponente , difficilmente non ha mai sentito parlare né ha mai degustato i vini dell&#8217;Enoteca Bisson di Pierluigi Lugano. Ma se qualcuno ancora non lo conosceva, certamente un anno fa, anzi tredici mesi fa, ne avrà letto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-3098" style="float: left; margin: 0px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="abissi1" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/07/abissi1.gif" alt="abissi1" width="470" height="313" />Chi conosce la Liguria e i vini che produce, dal Cinque Terre dell&#8217;estremo levante al Rossese di Dolceacqua dell&#8217;estremo ponente , difficilmente non ha mai sentito parlare né ha mai degustato i vini dell&#8217;<a href="http://www.bissonvini.com/" target="_blank"><strong>Enoteca Bisson</strong></a> di <strong>Pierluigi Lugano</strong>. Ma se qualcuno ancora non lo conosceva, certamente un anno fa, anzi tredici mesi fa, ne avrà letto un po&#8217; ovunque, quando ha deciso di far immergere nelle acque di Cala degli Inglesi, nella Riserva Marina di Portofino, a 70 metri di profondità, ben tredici casse di &#8220;<strong>Abissi</strong>&#8221; pari a 6.500 bottiglie, un vino spumante a base di bianchetta genovese appositamente ideato affinché vivesse la sua esperienza di affinamento nei fondali marini.<br />
Certamente un&#8217;ottima idea sul piano commerciale, ma se fosse solo questo ad aver spinto Lugano ad investire non poco denaro per tutta l&#8217;operazione, significherebbe non aver capito il personaggio (operazione riuscitissima, visto che il vino è già tutto venduto).<br />
Fatto sta che, in anticipo sulla tabella di marcia che prevedeva una sosta subacquea di 18 mesi, ieri è stata effettuata l&#8217;operazione di recupero, ma con una inaspettata sorpresa: una delle casse si trovava a ben 150 metri di distanza, piegata da un lato e privata di una quarantina di bottiglie. Le casse che contengono le numerose bottiglie sono state ideate proprio dal maestro d&#8217;arte e sommelier, proprietario della cantina sita a Chiavari, in pieno Golfo del Tigullio, ciascuna pesa circa dieci tonnellate, ed è questa la sola ragione per cui quella tredicesima non è stata sottratta ai fondali marini, troppo pesante anche per dei sub sicuramente esperti ma non attrezzati in modo tale da potersi portare a casa un peso del genere.<br />
E poi dicono che il &#8220;cult wine&#8221; sta perdendo di interesse&#8230;</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Italia nel pallone e&#8230; un po&#8217; anche nel bicchiere</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 07:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ci posso credere a come il tempo scorra via inesorabile. Sono già passati 4 anni dalla finale di Berlino che ha visto gli azzurri diventare campioni del mondo e l&#8217;Italia intera, impazzire di gioia e dare il via ai festeggiamenti .
Mamma mia quanto sto invecchiando velocemente. Me la ricordo bene quella serata, anche perché preso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3068" style="float: left; margin: 5px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="italia1" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/06/italia1.gif" alt="italia1" width="470" height="372" />Non ci posso credere a come il tempo scorra via inesorabile. Sono già passati 4 anni dalla finale di Berlino che ha visto gli azzurri diventare campioni del mondo e l&#8217;Italia intera, impazzire di gioia e dare il via ai festeggiamenti .<br />
Mamma mia quanto sto invecchiando velocemente. Me la ricordo bene quella serata, anche perché preso da un &#8220;orgasmo da finale&#8221; , avevo deciso di andare a Berlino e mi ero affidato al canale &#8220;internettiano&#8221; di ebay per scovare 2 richiestissimi biglietti. E alla fine c&#8217;ero anche riuscito o almeno così credevo. Per vincere la concorrenza avevo giocato d&#8217;azzardo, sperando nella buona fede di un fantomatico Jim Roder da Londra che dopo aver ricevuto i soldi mi giurava che avrebbe velocemente spedito i biglietti. Lo so, starete pensando che sono stato un pazzo e che la probabilità che i biglietti mi arrivassero era pari alla possibilità che nevicasse in agosto in Sicilia. Ma quando avrei riavuto l&#8217;occasione di vedere una finale dei mondiali in una località facilmente raggiungibile e con la mia nazionale protagonista? Risultato finale, niente Berlino e addio ad un bel gruzzoletto d&#8217;euro, felice di vedere la vittoria in televisione ma nervosissimo per l&#8217;irripetibile occasione persa.<br />
Quest&#8217; anno ci si sposta invece in Sudafrica. La nostra nazionale deve difendere il titolo conquistato e l&#8217;impresa sembra quasi impossibile, quindi caro Jim Roder, questa volta trova pure polli di altra nazionalità da spennare.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3069" style="float: left; margin: 5px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="italia2" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/06/italia2.gif" alt="italia2" width="470" height="329" />I presupposti non sono dei più incoraggianti. La salute della nostra squadra si potrebbe riassumere nella canzone &#8220;Mexico e Nuvole&#8221;, viste le nubi che si sono sollevate dopo la sconfitta contro i &#8220;sombreri&#8221; messicani. Nemmeno il &#8220;cioccolatino&#8221; del pareggio con la Svizzera ha riportato gran fiducia e speranza.<br />
Ma è inutile fare discorsi troppo in anticipo. La storia sportiva ci insegna che siamo capaci di tirare fuori il meglio di noi quando ci troviamo in difficoltà e quando il risultato conta davvero.<br />
In Italia, nel mese dei mondiali, si possono contare circa 60 milioni di nuovi allenatori, ognuno ha la sua squadra ideale e perfino mia madre che pensa ancora che da giovane giocavo a calcio solo perché faceva bene alle ossa, si lascia andare in questo periodo a qualche uscita &#8220;trapattoniana&#8221;.<br />
Visto che le mie due passioni sono il vino (sommelier ) e il calcio (ex calciatore dilettante dai piedi quadrati ed ora nello staff tecnico di una squadra d&#8217;eccellenza), mi sono divertito a comporre la mia squadra ideale ed abbinare ogni giocatore ad un vino della mia regione, il Friuli Venezia Giulia.</p>
<p><strong>La mia squadra ideale la schiererei con lo schema 4-3-1-2</strong>.<br />
Buffon in porta. Linea difensiva composta dai centrali Chiellini e Cannavaro supportati dagli esterni Maggio e Zambrotta. A centrocampo Montolivo fungerà da regista arretrato davanti alla difesa con il supporto di due mastini come De Rossi e Gattuso. Fra la linea di centrocampo e gli attaccanti Pazzini e Quagliarella, ampia libertà di movimento a Totò Di Natale che avrà sia il compito di inserirsi e andare alla conclusione che di servire deliziosi assist ai nostri attaccanti. In panchina confermo Marcello Lippi, anche perché io la terza settimana di giugno sono in ferie e quindi non potrei essere in Sudafrica.</p>
<p><strong>LA FORMAZIONE AZZURRA</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3070" style="float: left; margin: 5px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="italia3_lippi" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/06/italia3_lippi.gif" alt="italia3_lippi" width="470" height="327" /><strong>Gianluigi Buffon &amp; Picolit di GIROLAMO DORIGO</strong><br />
Buffon è da anni il miglior portiere al mondo. Carattere diametralmente opposto a quello del mitico friulano Dino Zoff, ma entrambi con un Dna vocato esclusivamente per essere i numeri uno. Gianluigi è una rarità nel mondo del calcio. Un fuoriclasse che è diventato famoso, si è arricchito, ha sposato una modella eppure è diventato lo stesso un esempio da seguire per i giovani, mantenendo la sua genuinità e simpatica umiltà.<br />
Il Picolit è una rarità nel panorama vinicolo nazionale e internazionale. L&#8217;azienda Girolamo Dorigo rappresenta una delle realtà più importanti in regione e il Picolit che è prodotto dal bravo Alessio Dorigo è degno di essere considerato un numero uno, come lo è il buon Gigi dalle grandi &#8220;manone&#8221;, che speriamo parino tutto.</p>
<p><strong>Christian Maggio &amp; Carso Vitovska SKERK</strong><br />
Maggio è reduce da ottime stagioni con Sampdoria e Napoli, e potrebbe essere una delle novità di questo mondiale. Ha dalla sua l&#8217;entusiasmo e la sfrontatezza di chi è l&#8217;ultimo arrivato nel &#8220;giro che conta&#8221;. La sua freschezza, unita alle indubbie qualità, potrebbe portare energie nuove ad un undici che ha tanto bisogno di novità.<br />
Quale vino se non una Vitovska di Skerk potrebbe abbinarsi meglio con Christian Maggio?<br />
La Vitovska è un vitigno che magari non è ancora conosciuto alla grande platea, ma ha potenzialità incredibili. Quella di Sandi Skerk ha freschezza, sapidità e ottimo carattere, e se per Christian pronostichiamo un ottimo debutto il 14 giugno, per la Vitovska non va dimenticato che il suo mondiale lo giocherà <strong>venerdì 18 giugno presso il castello di Duino in provincia di Trieste (Mare &amp; Vitovska)</strong>.</p>
<p><strong>Giorgio Chiellini &amp; Schioppettino LA VIARTE</strong><br />
Chiellini è da molti reputato il miglior centrale al mondo. Fisico imponente, nato come esterno è diventato un muro invalicabile per gli attaccanti avversari e quando sale in attacco, nei corner o punizioni, può diventare &#8220;schioppettante&#8221; e gonfiare la rete avversaria.<br />
Se parliamo di &#8220;schioppettare&#8221; come posso allora non collegarmi ad un autoctono friulano che si chiama Schioppettino?<br />
Per dare quel qualcosa in più a questo rosso dalle enormi potenzialità, ho scelto anche una produzione dell&#8217;azienda La Viarte di Prepotto, dove il binomio felice, nella vita e nel lavoro, di Giulio e Federica Ceschin riesce a regalarci un vino pronto a schioppettare e tenere lontani gli attaccanti avversari dall’area azzurra.</p>
<p><strong>Fabio Cannavaro &amp; Pignolo El Doro LIVON</strong><br />
&#8220;Vedi Napoli e poi muori&#8221;. Non sarà mica per questo motivo che il buon Cannavaro, nella sua lunghissima carriera non ha mai voluto giocare per la sua città? Da ex difensore, non posso che inchinarmi e stendere il tappeto rosso dinanzi ad uno dei più forti difensori di quest&#8217;ultimo ventennio. A fine mondiale se ne andrà a giocare a Dubai. Da persona intelligente ha capito che è suonata la campana dell&#8217;ultimo giro. Ma essendo un&#8217;ultimo giro che si chiama &#8220;Mondiale&#8221; sono sicuro che Fabio darà tutto se stesso e anche di più.<br />
A far compagnia al buon Fabio, ci mettiamo un buon Pignolo dell&#8217;azienda Livon, che oltre ad aver radici in regione, ha un&#8217;azienda in Toscana e una in Umbria dove produce ottimi vini. Il Pignolo è un autoctono friulano con un grappolo compatto come lo dovrà essere la nostra difesa, un vino quello di Livon che ha prospettive di lungo invecchiamento (anche se non così longevo come Cannavaro).</p>
<p><strong>Gianluca Zambrotta &amp; Jakot TERPIN</strong><br />
&#8220;Passano gli anni ma 34 son lunghi, però quel ragazzo ne ha fatta di strada&#8221;. Ho rubato le parole al mitico <strong>Celentano</strong> per descrivere la carriera di Zambrotta. Juventus, Milan, Barcellona solo per nominare le squadre più importanti. Quanti chilometri macinati lungo la sua fascia di campo. Non sarà più un ragazzino, ma come non sperare che bruci ancora tanta erba nei campi di calcio del Sudafrica?<br />
Per venire incontro a Zambrotta e agli anni che passano, ho scelto il vino che rappresenta la laboriosità e il carattere dei friulani. Franco Terpin è un produttore simpatico, con un buon &#8220;corpo&#8221; e forte carattere. Ha chiamato il suo vino Jakot che non è altro che l&#8217;opposto di Tokaj perché a lui e ad altri non andava proprio giù di perdere l&#8217;antico nome e di vederlo sostituito con Friulano. Sono sicuro che se mettiamo Franco vicino a Zambrotta a presidiare la fascia, non ci saranno grandi speranze di gloria per gli esterni avversari. Unico problema chiedere il permesso alla FIFA per tesserare in fretta e furia il vignaiolo di San Floriano del Collio.</p>
<p><strong>Riccardo Montolivo &amp; Svual BORGO DELLE OCHE</strong><br />
Montolivo viene da una stagione che ha visto passare la Fiorentina dall&#8217;ingiusta eliminazione in coppa con il Bayer Monaco, ad un finale di campionato in picchiata. Talento indiscutibile, gli manca forse quella costanza che lo possa portare a diventare un grandissimo centrocampista. Magari può essere la volta buona. L&#8217;infortunio di Pirlo gli ha concesso una chance importantissima. Sta a lui dimostrare tutto il suo valore.<br />
Luisa e Nicola dell&#8217;azienda Borgo delle Oche sono due giovani talenti emergenti del panorama vitivinicolo regionale come lo è Montolivo. Il vino che ho scelto in abbinamento è lo Svual, che in friulano significa volo. Sarà di buon auspicio per Montolivo, in modo che possa finalmente spiccare il volo e dimostrare tutto il suo talento? Speriamo di sì.</p>
<p><strong>Rino Gattuso &amp; Carso Terrano ZIDARICH</strong><br />
Che annata sfortunata povero Gattuso. Infortuni e tanta panchina lo hanno tenuto in secondo piano nelle altalenanti vicissitudini della stagione del Milan. I maligni già commentavano che dopo tanto correre, il buon Rino si sia spompato e non abbia più benzina da bruciare. L&#8217;ultima partita con la Svizzera ci ha invece riproposto un Gattuso in netta ripresa. Mi sbilancio e dico che dopo la cura fatta con integratori a base di peperoncino piccante calabrese, vedremo un &#8220;Ringhio&#8221; in formato Mondiale 2006.<br />
Il Terrano è un vino aspro e scontroso, ma con un cuore immenso visto che riesce a vivere fra le rocce del Carso, la terra rossa e la bora che soffia forte e gelida in inverno. Un vino che non è mai sceso a compromessi ma che grazie ai bravi produttori carsolini, vedi ad esempio Zidarich, ha saputo farsi amare, per la sua bontà e la sua forza.</p>
<p><strong>Daniele De Rossi &amp; Collio Bianco COLLE DUGA</strong><br />
De Rossi, romano de Roma DOCG. Cuore, gambe e cervello del centrocampo. Uno che ai mondiali di 4 anni fa, dopo averla combinata grossa con l&#8217;espulsione costata una lunga squalifica, si ripresenta in campo il giorno della finale con la Francia e si prende la responsabilità di battere un rigore che poteva valere il mondiale, beh lasciatemelo dire, sotto deve avere due grandi &#8220;meloni&#8221;.<br />
Damian Princic è un po&#8217; il De Rossi dei vignaioli friulani. Giovane, simpatico e di forte personalità oltre che bravo produttore. Quindi il suo Collio Bianco può sicuramente rappresentare nelle sue varie componenti di Friulano, Chardonnay, Sauvignon e Malvasia, tutte le caratteristiche migliori presenti nella personalità e nelle qualità balistiche di De Rossi.</p>
<p><strong>Antonio Di Natale &amp; Sauvignon de La Tour VILLA RUSSIZ</strong><br />
Capocannoniere del campionato con 29 gol. Classe sopraffina, genialità, eleganza d&#8217;esecuzione. Un mistero del perché non abbia mai trovato spazio con una grande squadra. L&#8217;augurio è che Di Natale possa ripetere le gesta dell&#8217;altro Totò, quello che ad Italia 90 fu la sorpresa del mondiale (Schillaci).<br />
Lo abbino con un vino di classe, il Sauvignon de La Tour Villa Russiz, un cavallo di razza della produzione friulana, &#8220;capocannoniere&#8221; in molte annate sulle guide di settore. Prodotto da un enologo il cui nome è una garanzia di successo, MENOTTI che non sarà parente dell&#8217;allenatore che nel 1978 vinse il mondiale con l&#8217;Argentina, ma visto la coincidenza, perché non sperare che la similitudine porti fortuna alla nostra nazionale?</p>
<p><strong>Giampaolo Pazzini &amp; Colli Orientali del Friuli Pinot Grigio IPSO Zuc di Volpe VOLPE PASINI</strong><br />
Pazzini potrebbe rappresentare la novità di questo mondiale. In campionato quest&#8217;anno ha segnato 19 gol ed è stato uno degli artefici del quarto posto della sua Sampdoria. Non avrà accanto Cassano a fornirgli assist vincenti, ma penso che Totò Di Natale non lo farà sentire così solo.<br />
Lo abbino ad un importante vino dell&#8217;azienda, Volpe Pasini del bravo Emilio Rotolo, ma in questo caso nessun riferimento con il vitigno pinot grigio, ma solo la speranza che il nome della linea Zuc di Volpe sia di buon auspicio, visto che per farsi rispettare nelle aree avversarie e segnare tanti gol, a Pazzini servirà la furbizia di una volpe.</p>
<p><strong>Fabio Quagliarella &amp; RJGialla Selenze LA TUNELLA</strong><br />
Per il 14 giugno Quagliarella aveva già prenotato in una pizzeria di Napoli per avere un posto in prima fila davanti allo schermo gigante, vedersi la partita e mangiarsi una pizza bufala e salamino. Invece a sorpresa è rientrato nella lista dei convocati per il Sudafrica.<br />
Per la pizza non ci sono problemi, passo io a prendermela e me la mangio a casa. Per il Sudafrica invece la speranza è che essendo arrivato per ultimo, sia anche l&#8217;ultimo a tornare a casa, assieme ai suoi compagni di squadra.<br />
Essendo arrivato in coda agli altri, non può che essere fresco e vivace come solo una buona Ribolla Gialla dell&#8217;azienda La Tunella può esserlo, quindi il buon Massimo Zorzettig metta pure in fresco tante bottiglie di Ribolla che ci saranno da festeggiare i gol di Quagliarella.</p>
<p><strong>Marcello Lippi &amp; Sium LA VIARTE</strong><br />
Che dire di Lippi, un allenatore che ha vinto un mondiale dopo aver vinto parecchio anche con la MIA Juventus. Niente se non quello di cercare di fare di tutto per entrare ancor più nella storia con una doppietta che sarebbe fantastica per lui e per lo sport nazionale.<br />
Devo ritornare su un vino dell&#8217;azienda La Viarte per trovare un abbinamento appropriato. Infatti scelgo il Sium, nome che in friulano significa SOGNO, perché è quello che il mister Lippi e la sua squadra cercherà di regalare a tutti gli italiani.</p>
<p><strong>STEFANO CERGOLJ</strong></p>
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		<title>Gli anziani contadini ci raccontano il vino attraverso un video: Dalle nostre mani</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 07:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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<p>Per coloro che non hanno avuto occasione di vederlo a Cerea, durante l&#8217;evento <strong><a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/vino-vino-vino-2010-perche-andarci.html" target="_blank">Vino Vino Vino</a></strong>, dedicato ai vini naturali. Questo video è stato utilizzato in Spagna come spot per pubblicizzare i prodotti biologici. Niente di romantico, dunque, ma ascoltando questi anziani contadini raccontare come hanno sempre lavorato la terra e la vigna, ci si rende davvero conto di quanto oggi le cose siano radicalmente cambiate, per certi aspetti in meglio se pensiamo agli strumenti e ai macchinari che sono stati costruiti per dare supporto alle fatiche degli uomini, per altri purtroppo in peggio, spingendo sempre più verso un uso massiccio e insano della chimica come panacea di tutti i problemi che possono insorgere in un vigneto.<br />
Quello che appare evidente, è che oggi è quantomai indispensabile lavorare per cercare di tornare ad un&#8217;agricoltura più sana, nel rispetto dell&#8217;ambiente, per quanto possa apparire oneroso e faticoso, ma è l&#8217;unica strada percorribile se si vuole salvaguardare il nostro futuro e la nostra salute.<br />
Il video è stato girato in Toscana, per la precisione nelle campagne di Torre Fucecchio (FI), Lapo Tardelli e Giulio Wilson Rosetti curano i vigneti legandoli col sistema toscano della &#8220;U arrovesciata&#8221; o &#8220;Girone capovolto&#8221;, una pratica andata perduta ma che dà ottimi risultati.<br />
Qui, nell&#8217;azienda che hanno denominato &#8220;Dalle nostre mani&#8221;,  si producono un bianco (Gagio) e tre rossi (Arialdo, Tosco Regio e Tosco Magno), con uve tipiche della zona: pugnitello, foglia tonda, buonamico, san colombano e galletta per un totale di quasi 30.000 bottiglie annue.<br />
Come racconta Giulio Rosetti: &#8220;Abbiamo rilevato vigneti a Botteghe e a Stabbia scommettendo con noi stessi sia pure con un modo diverso di curare le piante, senza cioè usare diserbanti e servendoci delle vecchie metodiche apprese da anziani agricoltori, ottenendo vini diversi da quelli commerciali&#8221;.<br />
<strong>Per approfondimenti</strong>:<br />
DALLE NOSTRE MANI snc<br />
di Rosetti Giulio Wilson &amp; Tardelli Lapo<br />
Via dei Cipressi, 14, 50054 &#8211; Fucecchio<br />
P.I. 05896190484<br />
Cell: 3395734846 &#8211; 3404659079<br />
<a href="http://www.dallenostremani.com" target="_blank"><strong>www.dallenostremani.com</strong></a><br />
<a href="mailto:dallenostremani@gmail.com"><strong>dallenostremani@gmail.com</strong></a></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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