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Crisi dell'uva da vino, in Toscana crolla il prezzo del 50%

uva da vino cabernetNon è certo un bel momento per il settore vitivinicolo italiano, non potrebbe essere altrimenti, la crisi, per quanto si cerchi di nasconderla o farla passare per superata, è nel pieno del suo drammatico sviluppo, e almeno per il momento non sembra dare molte speranze di recupero in tempi brevi. Il costo dell’uva da vino rappresenta un chiaro segnale della situazione, che in Toscana sembra aver raggiunto il livello più critico e difficile degli ultimi vent’anni.
Pare infatti che la quotazione media sia scesa addirittura del 50%, spingendo alcuni produttori chiantigiani a preferire lasciare marcire l’uva sulla pianta piuttosto che affrontare il costo di una vendemmia.
Ce lo racconta Maurizio Bologni su La Repubblica di Firenze, che riporta la voce di un viticoltore di Castelfiorentino, Paolo Fabbrizzi: “Confesso, l’ho dovuto fare, in tanti anni non mi era mai capitato, erano 40 quintali di uve bianche destinate a un Igt. Mi offrivano dieci euro al quintale, non abbastanza per ripagare le spese di vendemmia, e così le ho abbandonate in vite”.
Maurizio Bologni riferisce nel suo articolo che qualcuno per cercare di commercializzare vitigni pregiati, prova con l’annuncio su Internet: “Vendesi uve Nobile di Montepulciano e Chianti Colli senesi biologiche e certificate Docg”. Saranno forse casi rari, ma sicuramente non unici nell’anno più nero per l’industria del vino in Toscana, tra le capitali mondiali dell’enologia. Cantine piene, mercato frenato, e prospettive cupe per il futuro hanno scaraventato in basso i prezzi di tutte le uve che sono vendemmiate in questo periodo. Vengono pagate fino a meno della metà di quanto valevano un anno fa.
Il presidente regionale della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) Giordano Pascucci sottolinea che per l’agricoltura toscana è la crisi più grave degli ultimi vent’anni.
L’interessante articolo su Repubblica ci riporta anche alcuni dati che fanno riflettere: le uve Sangiovese atte a divenire Chianti Classico vengono quotate 70-100 euro al quintale (-30% rispetto alla vendemmia 2008), ma in questo caso le valutazioni sono pressoché “virtuali” perché per il 95% sono imbottigliate dagli stessi produttori. Non “virtualmente” cala a picco il mercato dei vitigni del Chianti e delle altre uve che i piccoli viticoltori vendono e conferiscono alle cantine sociali, spesso cooperative. Consorzi e altri soggetti di rilevazione dei prezzi indicano per le uve del Chianti un taglio fino al 50% rispetto all’anno scorso (prezzo intorno ai 40 euro al quintale), per le uve Sangiovese destinate al Brunello fino a -45% (prezzo intorno ai 100 euro al quintale), mentre le uve del Nobile di Montepulciano valgono 70-80 euro (110-120 euro un anno fa) e quelle destinate a Doc Bolgheri vanno tra i 65 a 120 euro al quintale.

Bologni riporta, infine, altri commenti di produttori che evidenziano la grande difficoltà in cui versano, sempre Fabbrizzi riferisce: “Ho conferito 700 quintali di uve Chianti alla cantina sociale di Certaldo a 35 euro al quintale, l’anno scorso ne avevo riscossi 75″.
Adriano Rubegni del Podere La Vigna a Montalcino afferma “Io imbottiglio direttamente i 300 quintali di uve atte a diventare Brunello che produco in azienda ma la cantina sociale quota le uve da 130 euro fino ad 80 euro per quelle di minor qualità – e con pagamenti garantiti solo tra cinque anni al momento della commercializzazione – quando un anno fa ai produttori venivano offerti in media 180 euro al quintale”.
Fonte: La Repubblica di Firenze

Discussione

4 commenti per "Crisi dell'uva da vino, in Toscana crolla il prezzo del 50%"

  1. al di la dei casi personali, credo che questa potrebbe essere una buona opprtunita’ di fare pulizia in casa, ovvero selezionare i vigneti che effettivamente producono qualita’, per vocazione territoriale e varieta’, da quelli che offrono poca qualita’.
    Sicuramente le uve di qualita’ hanno sofferto la congiuntura, come ogni cosa, ma molto meno che prodotti di scarsa o nulla attitudine a fare un buon vino. Il mercato puo’ esere crudele, ma e’ un giudice imparziale.

    Inviato da gianpaolo | 8 ottobre, 2009, 21:32
  2. E si lamentano in Emilia Romagna pagano igt 20 e doc 35

    Inviato da Linda | 8 ottobre, 2009, 22:04
  3. Bell’articolo davvero!

    Inviato da Guida vino | 10 ottobre, 2009, 11:43
  4. Concordo con Gianpaolo, alla fine produrre meno e meglio è un pò il leitmotiv che ci dovrà entrare in testa a tutti, e non sarà solo questione di lavorare bene in vigna, ma anche fare squadra a livello territoriale lavorando per far emergere il territorio e investire singolarmente, o se non se ne hanno le forze, insieme per far arrivare il prodotto, questa volta solo con standard di livello adeguato, agli occhi, orecchie e soprattutto palato delle persone che saranno nel tempo sempre più capaci di apprezzarlo.

    Inviato da Tomaso | 22 ottobre, 2009, 11:16

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