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Crisi e vino: più attenzione ai bravi "cadetti"

MontepulcianoPubblico con piacere questo intervento dell’amico Gaetano Proto, sempre attento a tutto ciò che ruota intorno al mondo del vino.

Antefatto. A una rassegna a banchi d’assaggio di vini provenienti da Montepulciano, nota città del vino in provincia di Siena (soprattutto Vino Nobile di Montepulciano, anche riserva, e Rosso di Montepulciano, la tipologia più semplice a denominazione di origine controllata), mi capita di assaggiare alcuni Rosso di Montepulciano interessanti, prodotti da aziende medio-piccole come Dei e Le Casalte. Ripassando dopo un po’ al banco di assaggio della prima azienda, viene fuori che la bottiglia da cui mi era stato versato il Rosso 2007 è sempre la stessa, mentre quelle del Nobile 2006 e del Nobile riserva 2004 nel frattempo sono state sostituite da altre, perché la maggioranza del pubblico assaggia direttamente il Nobile o addirittura la riserva, senza passare per il Rosso.

Il giorno dopo, in un’enoteca di Roma che ha i vini dell’altra azienda, acquisto sia il Rosso di Montepulciano 2007, sia il Vino Nobile 2005 (rispettivamente 8,50 e 14 euro), che avevo assaggiato il giorno prima. Due vini ovviamente diversi per struttura (anche se non per alcol, dato che l’annata 2007 ha portato questo Rosso ai 14° in etichetta) e per invecchiamento, ma di cui il primo mi era sembrato più riuscito nella sua categoria, con note floreali e fruttate molto Sangiovese (il vitigno base della zona, obbligatorio però solo nella misura minima del 70%, mentre fino al 20% possono arrivare gli altri vitigni, ivi compresi i soliti “internazionali” tipo Merlot e Cabernet, con l’eventuale saldo di Canaiolo nero) e una buona maturità, lontana tuttavia dalla surmaturazione di certi vini segnati da sentori di frutta cotta.

A questo punto arriva la sorpresa: parlando con i proprietari dell’enoteca, risulta che il loro abituale ordine annuale dei vini dell’azienda – da poco rinnovato – ammonta a 120 bottiglie di Vino Nobile e a sole 24 di Rosso. E non si tratta, è bene precisarlo, di una di quelle (poche) enoteche da VIP che puntano a vendere vini di lusso a una cosiddetta “clientela selezionata”, bensì di un’enoteca tutto sommato normale di una grande città.
Allora la domanda è questa, e riguarda una volta tanto i consumatori, non i produttori o i critici del settore (a cui pure se ne possono rivolgere parecchie): perché non si fa più attenzione ai vini base, quando sono buoni, come in questo caso? Ovviamente non si tratta di eliminare dal proprio orizzonte i vini di caratura e prezzo superiore, per i quali esistono sempre delle occasioni adatte e che consentono abbinamenti più impegnativi, ma si tratta di ristabilire le giuste proporzioni nel paniere degli acquisti, in direzione di vini più accessibili: non 1 a 5 a favore del “fratello maggiore” come in questo caso (cioè 1 bottiglia di Rosso contro 5 bottiglie di Nobile), ma a occhio quantomeno 4 a 2.
E’ ovvio che l’esempio che ho portato, nella sua singolarità, è compatibile con varie interpretazioni. I clienti di questa enoteca potrebbero privilegiare i vini base di altri produttori, o addirittura quelli acquistati in altri luoghi (in particolare la grande distribuzione) e ricorrere all’enoteca principalmente per il vino di fascia superiore. Tuttavia, è un fatto che nella grande confusione del mercato dei vini degli ultimi anni, il prezzo ha finito per giocare il ruolo di un indicatore di qualità a cui i consumatori si aggrappano con un eccesso di confidenza, finendo per sfiduciare a priori i “vini cadetti”. Con la crisi in atto, è opportuno che si impari di nuovo ad assaggiare e selezionare vini di qualità più accessibili per il portafoglio, ma anche per il palato, e a discriminare quei produttori che dedicano le loro cure esclusive ai vini di fascia alta, producendo vini base di qualità insufficiente.

GAETANO PROTO

Discussione

3 commenti per "Crisi e vino: più attenzione ai bravi "cadetti""

  1. Condivido appieno l’intervento di Gaetano, anche nella parte in cui spiega il fenomeno sostenendo che i consumatori vanno in enoteca per acquistare le bottiglie più “pregiate”, mentre per il vino di tutti i giorni si riforniscono al supermercato.
    Soprattutto in questo periodo di crisi economica, ritengo che vada posta un’attenzione maggiore ai vini “cadetti”, che secondo me sono quelli che danno più soddisfazione al palato senza mortificare il portafoglio.

    Inviato da Gianluca D'Amelio | 17 aprile, 2009, 11:38
  2. Purtroppo nel mondo del vino c’è una grande ricerca del “pregiato”=”costoso” da parte dei consumatori, ma non sempre i prodotti che costano sono i più riusciti. Questo post mi fa pensare ad esempio a un mediocre arneis il cui produttore non voglio nominare, che data la sua etichetta luccicante risulta essere il più bevuto nella Milano modaiola.

    Inviato da Ivan Pasinato | 18 aprile, 2009, 13:07
  3. Ero presente alla manifestazione citata da Gaetano e condivido il suo giudizio sui vini. Per quanto riguarda il consumatore penso che anzitutto dovremmo immedesimarci un po’ di più nella figura del consumatore medio, considerando ad esempio la sua cultura enologica, molto inferiore a quella degli appassionati come Gaetano e come molti di noi.Che strumenti ha a disposizione il “povero” consumatore per migliorare la sua conoscenza sul vino? seguire corsi ovviamente, ma ci vuole passione, tempo e denaro.Rimangono allora le guide (!!) o più semplicemente i consigli degli enotecari: e quanti enotecari onesti sono disposti a consigliare un buon vino a 7 euro piuttosto che uno a 14 meno buono ma più ricco di titoli “civetta” (DOCG, Riserva…)e più remunerativo per lui? insomma credo che un miglioramento delle capacità gustative e selettive dei consumatori di vino passi obbligatoriamente per una preventiva crescita dell’informazione che gli operatori del settore veicolano verso i consumatori.

    Inviato da gianni travaglini | 27 aprile, 2009, 19:03

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