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Dal 1° maggio il Brunello vola in America senza dichiarazione di conformità: la lezione sarà servita?

bottiglia_catenaBrunellopoli diventa un lontano ricordo? Forse, ma la domanda che viene spontanea è: questa reazione americana, che ha avuto uno scopo cautelativo nei confronti del mercato interno, e che ha portato indubbi danni al comparto ilcinese che, inutile nasconderlo, nel Brunello di Montalcino ha la sua punta di diamante, sarà servita a qualcosa/qualcuno?
I pessimisti dicono di no, che tutto rimarrà come prima. Probabilmente gli irriducibili, coloro che nel vino vedono solo ed esclusivamente un mezzo per fare business, a qualsiasi costo, da questa esperienza non avranno imparato nulla, o forse avranno capito che bisogna essere più abili.
Il neoministro delle politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan non nasconde il suo entusiasmo: “Il Brunello di Montalcino ha riconquistato l’America. Con la firma di oggi abbiamo ristabilito condizioni di normalità commerciale per gli esportatori di vino a DOCG – Denominazione di origine controllata e garantita – Brunello di Montalcino verso gli Stati Uniti e restituito a questa eccellenza enologica il rango che le apparteneva tra i prodotti del nostro patrimonio agro-alimentare”.
Il ministro sottolinea che non verrà abbassata la guardia, che “Dobbiamo concentrare i nostri sforzi e le nostre risorse per tutelare tutti i prodotti che costituiscono le eccellenze dell’agroalimentare perché rappresentano il biglietto da visita del Made in Italy e necessitano, dunque, di una particolare protezione rispetto alla sleali pratiche commerciali che possono provenire da altri prodotti attraverso fenomeni di usurpazione, imitazione e simili, ma al contempo richiedono controlli severi per preservare quel che li distingue e differenzia dalle altre produzioni. Questo non vuol dire che il Ministero e i suoi organi di controllo abbasseranno l’attenzione nei controlli e nella vigilanza”.
Bene, quindi? Sappiamo ora quali sono i vini fatti secondo le regole e quali no? Sappiamo quali sono i produttori i cui vini possono essere bevuti senza avere alcun dubbio sul loro contenuto?
O tutto quel fracasso che ha offuscato il Brunello di Montalcino era una bolla di sapone e i vini sono TUTTI assolutamente corretti, ovvero sangiovese 100% proveniente dai vigneti a Docg di Montalcino?
Sarei curioso di sapere quanti, andando ad acquistare un Brunello di Montalcino in enoteca o al ristorante sanno come orientarsi…
Qualcuno dirà, ma ora sono SICURAMENTE tutti a posto (o lo erano anche prima?). Si, ma da quale annata?

Discussione

5 commenti per "Dal 1° maggio il Brunello vola in America senza dichiarazione di conformità: la lezione sarà servita?"

  1. la questione Brunello è stata la punta dell’isberg del “metodo italiano”. Comunque io credo che in Toscana pochissimi ora si azzardano a fare cose poco corrette dopo anche altre incisive indagini su altri vini che vedono coinvolti personaggi di primo piano come enologi e proprietari di aziende blasonate.
    La Regione Toscana ha messo in azione poi un sistema di controllo chiamato ARTEA che in effetti controlla bene la produzione vinicola. In cantina ormai si comincia in generale a fare vini più rispettosi, quindi hanno meno necessità di correzioni per un mercato, come è stato quello americano Parkerizzato, innaturale.
    Anche in USA dunque il gusto sta cambiando e i giudizi di Wine Spectator non sono più rilevanti come solo due anni fa. In Toscana poi si è formato un gruppo di finanzieri guidati dalla Procura di Siena, che conoscono e hanno approfondito molte questioni che una volta erano solo riservate agli addetti ai lavori.
    Quindi, come dire, non tutti i mali vengono per nuocere; i vini Toscani potrebbero ritrovare quello splendore che si meritano. La quiete, la serenità, dopo la tempesta.

    Inviato da Paolo Cianferoni | 30 aprile, 2010, 17:29
  2. Me lo auguro vivamente, Paolo.

    Inviato da RoVino | 30 aprile, 2010, 18:30
  3. Sono certo che i vini Toscani usciranno elegantemente da tutto questo se avranno più rispetto del mercato e crederanno della potenzialità autoctona che negli anni scorsi hanno portato i vini ad essere leader nel mondo.

    Inviato da Angelo Gatto | 1 maggio, 2010, 16:38
  4. Il problema e’ che leader nel mondo lo erano quando “taroccavano” il disciplinare. E’ inutile negare che con qualche “aiutino” bordolese spesso ci guadagnassero, specialmente nell’approccio verso il grande pubblico. L’importante e’ che di questo ne siamo coscienti tutti. Ma voi, ed in particolar modo tu Roberto veramente pensate che quando io invito degli amici a casa e gli apro uno dei miei brunelli “puri” preferiti, tipo Lambardi, siano tutti felici? E poi,perche’non andiamo a dare un’occhiata alla “purezza” di alcuni barolo o barbaresco: tutti nebbiolo 100%? Sono assolutamente d’accordo sul discorso della correttezza e l’onesta’ quando ci sono delle regole da rispettare, ma continuo a non capire le ipocrisie di molti disciplinari “autocastranti”. Ciao. Giammichele

    Inviato da giammichele | 4 maggio, 2010, 06:57
  5. @giammichele
    premesso che l’aiutino non era solo bordolese, magari, il punto è un altro, almeno a mio avviso. C’è una responsabilità anche da parte di chi ha inneggiato (dico in Italia, perché non si poteva pretendere dai palati americani che fossero in grado di conoscere le vere caratteristiche del sangiovese o del nebbiolo) a certi prodotti palesemente taroccati.
    Non è rilevante se questi piacessero più di altri (cosa molto discutibile, se non nel quanto ci si lascia influenzare da premi e commenti enfatizzanti), è rilevante che si è sfruttato un marchio (non glielo ha imposto nessuno di chiamarlo con il nome del vitigno) noto in tutto il mondo proponendo vini “altri”, inoltre si è avuta un’espansione dei vigneti folle, con appezzamenti a ridosso dei fiumi, dove è impossibile fare un vino di qualità se non usando altri sistemi.
    Sui vini piemontesi non è che non se ne sia mai parlato, anzi, a partire dalle pratiche di certi enologi a colori improponibili e caratteristiche che con il nebbiolo non avevano nulla a che fare. Ma c’è una differenza sostanziale, lì non c’è stata l’indagine che ha permesso di parlarne più a fondo.

    Inviato da RoVino | 4 maggio, 2010, 08:53

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