uno sguardo a colori

Dall’Osservatorio di Arcetri immagini che rivelano la grandezza dell’Universo

arcetriHo sempre avuto una grande passione per l’astrofisica, ma i miei studi di ragioneria hanno fortemente limitato le mie possibilità di accostarmi a questa scienza con le giuste basi. Dato, però, che non rinuncio mai a tentare anche percorsi tortuosi e complessi, molti anni or sono ho acquistato svariati volumi sull’argomento e qualcosa, se non a livello squisitamente scientifico-matematico, sono riuscito ad assimilarla. La passione è comunque rimasta, sfogata ad esempio nello studio delle costellazioni (più alla mia portata), mi ero “costruito” anche un piccolo dizionario dei termini, per poter ricordare cos’è un quasar, un ammasso stellare ecc. ecc.
Oggi, dopo circa un anno dall’ultima mia visita, sono tornato sul sito dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri (vicino Firenze) e sono rimasto incantato ad osservare le centinaia di immagini scattate nell’arco degli anni, con particolare attenzione verso le recenti riprese su Marte.
Sperando di rendere un servizio utile, ho pensato di proporvi alcune delle immagini presenti sul sito, con i testi originali di alcuni degli astrofisici che lavorano all’osservatorio.

uomini_arcetri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ripresi sulla terrazza dell’Osservatorio di Arcetri, davanti alla cupola del telescopio di Amici (in primo piano) e la Torre Solare (sullo sfondo), da sinistra a destra: Francesco Palla, Edvige Corbelli, Daniele Galli, Sofia Randich, Marcello Felli e Gian Paolo Tozzi. Continueremo ad illustravi l’Universo, ma non chiedeteci l’impossibile; per dirla come Dante: “A l’alta fantasia qui manco` possa;/ ma gia` volgea il mio disio e il velle,/ si`, come rota ch’igualmente e` mossa,/ l’amor che move il Sole e l’altre stelle.”

Marcello Felli

Crediti: Enrico Brunetti

abell39

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abell 39 e` un bellissimo esempio di nebulosa planetaria, situata nella costellazione di Ercole, a 7000 anni luce dalla Terra. La perfetta simmetria sferica, caratteristica molto rara, rende Abell 39 una delle nebulose planetarie piu` interessanti. Il colore della nebulosa e` dovuto all’osservazione ottenuta usando un filtro che seleziona solo la radiazione emessa dagli atomi di ossigeno nella banda blu-verde. Le nebulose planetarie rappresentano le ultime fasi di vita di una stella come il Sole e costituiscono utilissimi strumenti di indagine dell’evoluzione della Via Lattea e delle galassie vicine.

Sofia Randich

Crediti: WIYN/NOAO/NSF

ammasso_tolomeo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sembrano tante perline azzurre luccicanti sulla sabbia: sono le stelle piu` brillanti e calde dell’ammasso stellare M7, nella costellazione dello Scorpione, visibile anche ad occhio nudo nelle notti estive in direzione sud. L’ammasso era gia` noto a Tolomeo che, nel 130 d.C., lo descrive come “la nebulosa che segue il pungiglione dello Scorpione”. M7 contiene circa 200 stelle, ha un’eta` di 200 milioni di anni, e dista da noi 1000 anni luce. Nello stesso campo sono visibili sullo sfondo dell’ammasso alcune nubi oscure di polvere e i milioni di stelle situate nella direzione del centro della Via Lattea.

Sofia Randich

Crediti: L. Atalasidis

anelli_saturno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco come appaiono gli anelli di Saturno osservati da vicino (“solo” 1,2 milioni di chilometri) dalla sonda Cassini. 400 anni fa furono intravisti per la prima volta da Galileo che li interpreto` come strani satelliti, che apparivano in coppia e poi sparivano. Solo nel 1655 furono riconosciuti come un anello da Huygens e 20 anni dopo Cassini noto` che si trattava di ben due anelli separati da una divisione (chiamata appunto divisione di Cassini). Mai si sarebbero immaginati una struttura cosi` complessa, con centinaia di anelli e divisioni, prodotti da piccoli satelliti. In basso a sinistra e` visibile uno di questi, Prometeus, di soli 86 chilometri.

Gian Paolo Tozzi

Crediti: ESA/NASA/JPL

corot_7b

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E` composto di materiale roccioso. Ha massa e raggio poco piu` grandi di quelli della Terra. La stella intorno a cui orbita, a 500 anni luce da noi, nella costellazione dell’Unicorno, e` simile al Sole. E` COROT-7b, l’ultimo pianeta extra-solare scoperto dal satellite COROT ed il piu` simile alla Terra fra quelli noti. La somiglianza con la Terra si ferma pero` qua: il pianeta e` molto piu` vicino al suo sole che Mercurio al Sole; percio` la temperatura durante il giorno e` di 2000 gradi, molto piu` calda di quanto un essere vivente possa sopportare. La foto mostra una ricostruzione d’artista.

Sofia Randich

Crediti: ESO, L. Calcada

dolomiti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Godersi un bel cielo stellato sta diventando sempre piu` difficile, specie per chi abita a Firenze. Per noi i posti vicini piu` bui sono, ad esempio, nel Parco del Casentino. L’immagine mostra un bel cielo ripreso da Cortina, nelle Dolomiti. In primo piano le Tre Cime di Lavaredo illuminate dal primo quarto di Luna (fuori campo a destra), all’estrema sinistra la brillante Sirio, la spada e la cintura di Orione lambiscono la cima piu` a sinistra, piu` sopra la brillante Betelgeuse, sopra la cima a destra Aldebaran nel Toro e l’ammasso delle Pleiadi all’estrema destra. La qualita` del cielo e` tale che le stelle si possono scorgere fino al pelo dell’orizzonte.

Marcello Felli

Cretidi: G. Menardi, Associazione Astronomica Cortina

eclisse_parziale_manila

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 26 di gennaio 2009 si e` verificata un’eclisse di Sole, non visibile dall’Italia ma solo dall’Africa, Australia e Asia ed in modo parziale. La fascia di totalita` era nell’Oceano Indiano. La bella immagine mostrata e` stata ripresa mentre il Sole tramontava nella baia di Manila nelle Filippine. All’orizzonte si vedono alcuni moli. Un’eclisse totale molto piu` interessante (una delle piu` lunghe del secolo!) si avra` quest’anno il 22 luglio e sara` visibile su una lunga fascia della Terra che inizia in India, passa sulla Cina e finisce nell’Oceano Pacifico. Per gli amanti delle eclissi solari e` un appuntamento da non perdere.

Marcello Felli

Crediti: Armando Lee e F. Naelga Jr.

libellula

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’immagine mostra in azzurro la galassia NGC6240 di forma irregolare, simile ad una libellula, risultante dalla collisione di due galassie piu` piccole. I colori giallo e arancio indicano la presenza di gas molto caldo al suo interno. E proprio al centro di questa zona calda sono ancora visibili in bianco i due nuclei originari delle galassie progenitrici. La forte intensita` della radiazione che da essi proviene indica in ciascun nucleo la presenza di un buco nero. Fra qualche milione di anni i due buchi neri si avvicineranno fino a fondersi e a formare un buco nero supermassivo.

Edvige Corbelli

Credito: NASA/STScI/Chandra

luna_nuova

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi è il novilunio di settembre. Presto la falce sottile della Luna nuova comincera` ad apparire nella luce del tramonto, diventando sempre piu` luminosa e piu` alta nel cielo. Per la sua prossimita` all’equinozio di autunno, questo novilunio segna il dolce e malinconico morire della stagione dei grandi ardori estivi: “Nell’ aria lontana/ il viso della creatura/ celeste che ha nome/ Luna, trasparente come/ la medusa marina,/ pallido s’inclina/ e smuore e langue/ con una collana/ sotto il mento si` chiara/ che l’ oscura.”

Daniele Galli

Crediti: L. Laveder, G. d’Annunzio

luna_piena

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nei paesi anglosassoni il plenilunio in questo periodo prende il nome di “Luna piena del raccolto”, perche` concede agli agricoltori qualche ora di luce lunare dopo il tramonto del Sole per terminare i lavori nei campi. La Luna piena sorge sempre al tramontare del Sole, ma poiche` ogni giorno sorge con un ritardo di circa 50 minuti, l’effetto di “prolungamento” della luce viene rapidamente perduto. La Luna piena di ottobre pero` e` speciale, perche` in questo periodo il ritardo e` minore, e quindi per qualche sera avremo la possibilita` di avere una “luce di emergenza” anche quando si sara` spenta quella principale.

Daniele Galli

Crediti: Stefan Seip

luna_piena_maggio_2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questa bella immagine della Luna Piena sono facilmente riconoscibili alcuni grandi crateri, le zone scure dette mari (il nome si deve a Galileo), che pero` non contengono acqua, e quelle piu` chiare, dette continenti, percorse da catene montuose, valli, canyon e punteggiate da crateri. Le lunghe striature sono il segno inconfondibile degli impatti di asteroidi, meteoriti e comete che hanno creato i crateri. Durante la settimana del primo quarto di Luna, che cade il 12 maggio, l’Osservatorio apre la sua cupola per le osservazioni notturne. La Luna Piena cade il 20 maggio: attenzione ad osservarla a lungo perche` anche con binocoli o piccoli telescopi la luminosita` e` tale da provocare disturbi alla vista.

Francesco Palla

Credito: T.A. Rector, I.P. Dall’Antonio-NOAO

M51

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

M51, è la galassia più grande di un gruppo di galassie a 30 milioni di anni luce da noi. E’ visibile in prossimità dell’Orsa Maggiore e questa immagine spettacolare è il risultato di osservazioni del telescopio Hubble, in orbita intorno alla Terra. I bracci a spirale di M51 partono dal suo centro e si estendono verso l’esterno fino a sovrapporsi all’immagine di una piccola galassia ad essa vicina, oscurandone la luce. La vigorosa formazione stellare che M51 e la sua compagna stanno sperimentando è stimolata dalla reciproca interazione gravitazionale. I filamenti scuri, visibili vicino alle stelle giovani (zone rosa), sono dovuti alla presenza di polveri. Le piccolissime particelle solide assorbono la luce ultravioletta e ottica delle stelle riemettendola nell’infrarosso.

Edvige Corbelli

Credito: NASA, ESA, S. Beckwith (STScI), and The Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

M81

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

M81, la galassia a spirale al centro dell’immagine, si trova in direzione della costellazione dell’Orsa Maggiore, a circa 12 milioni di anni luce dalla Terra. Nella foto sono visibili molte stelle della nostra galassia e altre galassie ma soprattutto si possono notare dei tenui filamenti biancastri. Siamo finalmente riusciti a fotografare i filamenti cosmici, ovvero le strutture gassose che collegano le galassie nello spazio intergalattico? Purtropo ancora no. I filamenti della foto appartengono alla nostra galassia e sono luminosi in quanto riflettono la luce stellare, come i cirri dell’atmosfera terrestre.

Edvige Corbelli

Credito: J.Gallego

marte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine ad alta risoluzione di Marte ripresa dal satellite Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. Qui e` mostrata una regione del polo sud marziano grande circa 1 chilometro, ripresa a primavera marziana inoltrata. Questa forma particolare a tela di ragno, e` prodotta dalla vaporizzazione dell’anidride carbonica. Infatti nell’inverno marziano queste buche sono piene da anidride carbonica ghiacciata. All’approssimarsi della primavera, con l’aumento della temperatura, i ghiacci sublimano. Milioni di cicli stagionali hanno prodotto questa struttura particolare.

Gian Paolo Tozzi

Crediti: NASA/JPL

marte1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La NASA ha appena rilasciato diverse immagini di Marte in alta risoluzione, riprese dal satellite Mars Reconnaissance Orbiter. Questa mostra il cratere Vittoria ripreso obliquamente. I colori sono stati esaltati per mostrare meglio le differenze. Si possono osservare le dune nel fondo del cratere, prodotte dal vento, e le bande brillanti al suo bordo prodotte da alterazioni chimiche dopo la sedimentazione e chiamate diagenesi. Il cratere, prodotto da impatto di un meteorite, e` largo 800 metri. Esso e` stato anche studiato dal robottino “girovago” (rover) Opportunity, che ha lasciato tracce appena visibili nella foto.

Gian Paolo Tozzi

Crediti: NASA/JPL

marte2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine ad alta risoluzione di Marte ripresa dal satellite Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. Qui e` mostrata una parte di Ius Chasma nella regione occidentale della Valles Marineris, il piu` grande sistema di canyons del Sistema Solare. Mentre in basso ci sono dune sabbiose, in alto, nel canyon, si vedono regioni scure e chiare prodotte da lava basaltica e da sedimenti alluvionali, prodotti rispettivamente da antichi vulcani e da alluvioni. In questa regione di canyons non sono rare le valanghe.

Gian Paolo Tozzi

crediti: NASA/JPL

marte3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un’altra immagine ad alta risoluzione ripresa dal satellite Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. Si tratta della base del cratere Antoniadi. Le dimensioni dell’immagine corrispondono a 1 chilometro in larghezza. Anche se le parti scure in rilievo possono sembrare delle gigantesche felci, esse sono in realta` le tracce di antichi canali, una volta pieni di acqua corrente. E infatti l’acqua avrebbe depositato sul loro fondo del materiale duro con bassa erosione. Poi, una volta scomparsa l’acqua, il vento marziano avrebbe eroso la sabbia circostante lasciando in rilievo quello che una volta era il fondo dei canali.

Gian Paolo Tozzi

Crediti: NASA/JPL

marte4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine ad alta risoluzione di Marte ripresa dal satellite Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. Qui e` mostrata una parte di Ius Chasma nella regione occidentale della Valles Marineris, il piu` grande sistema di canyons del Sistema Solare. Mentre in basso ci sono dune sabbiose, in alto, nel canyon, si vedono regioni scure e chiare prodotte da lava basaltica e da sedimenti alluvionali, prodotti rispettivamente da antichi vulcani e da alluvioni. In questa regione di canyons non sono rare le valanghe.

Gian Paolo Tozzi

crediti: NASA/JPL

medusa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra i piedi dei Gemelli (le due stelle gialle nell’immagine a fianco) si trova un complesso di nebulose che appare di un vivo colore rosso nelle fotografie a lunga esposizione. La luce di questo particolare colore e` emessa dall’idrogeno, l’elemento piu` abbondante nella materia interstellare. La nebulosa a destra, la cui forma ricorda una fantastica medusa, e` stata prodotta dall’esplosione di una stella (supernova) circa 30.000 anni fa. La supernova ha lasciato come residuo una stella di neutroni, che si manifesta come una intensa sorgente di raggi X al centro della nebulosa.

Daniele Galli

Crediti: Gerhard Bachmayer

NGC2818

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci voleva l’acutezza visiva del telescopio spaziale per cogliere gli splendidi dettagli della nebulosa planetaria NGC 2818 nlla costellazione australe Pyxis (il compasso). Il gas brillante e i filamenti radiali sono quel che resta degli strati esterni di una stella simile al Sole, ma molto piu` vecchia. L’emissione degli atomi di idrogeno e` rappresentata in verde, dell’ossigeno in blu e dell’azoto in rosso. NGC2818 si trova nelle vicinanze di un ammasso stellare aperto ma puo` darsi che l’associazione sia solo casuale in quanto ammassi aperti sono troppo giovani per ospitare stelle cosi` vecchie.

Francesco Palla

Credito: Hubble Heritage Team – NASA/ESA

nube_gas

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco una zona di cielo densamente popolata da stelle. Cosa succede se fra noi e le stelle si viene a trovare una nube di gas e polvere in grado di assorbire le luce stellare ? Le stelle dietro la nube non si vedono piu`, proprio come succede al Sole durante un’eclisse. La nube Barnard 68, a soli 500 anni luce da noi, sta occultando la luce di migliaia di stelle sullo sfondo dell’immagine. Ma la cosa interessante e` che anche nubi piccole come questa (Barnard 68 ha una massa solo a tre volte quella del Sole) non restano per sempre posti freddi e bui, ma col tempo collassano per dar vita a piccole giovani stelle.

Edvige Corbelli

Credito: FORS Team/ESO

pleiadi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La spettacolare immagine, ottenuta con il satellite Spitzer nell’infrarosso, mostra un ritratto piuttosto insolito dell’ ammasso delle Pleiadi. Mentre nel visibile la luce delle stelle e` riflessa dalla polvere, nell’infrarosso e` la polvere stessa a brillare. Nell’immagine le Pleiadi sembrano galleggiare in un mare di piume colorate: le regioni dove la polvere e` piu` densa sono rosse ed arancione, mentre il verde indica densita` piu` basse. L’immagine, oltre a rivelare le stelle brillanti e calde, evidenzia la presenza di numerosi oggetti di massa piccolissima e molto freddi, difficilmente osservabili nel visibile, le cosiddette nane brune o “stelle fallite”.

Sofia Randich

Crediti: NASA/JPL-Caltech/J. Stauffer

simeis147

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tenui filamenti di gas in espansione testimoniano l’esplosione di una stella massiccia avvenuta piu` di centomila anni fa. Cosi` appare il resto di supernova Simeis 147, scoperto nel 1952 da due astronomi russi all’Osservatorio di Crimea. La bolla di idrogeno e` grande quanto sei lune piene, pari a 150 anni luce alla distanza di 3000 anni luce. L’emissione del resto di supernova e` molto debole ed occorrono potenti telescopi per rivelarla. L’immagine e` stata ottenuta con un telescopio di 1.2 metri di diametro posto a Mt. Palomar e dedicato a riprendere grandi campi di cielo.

Francesco Palla

Credito: Digitized Sky Survey – ESO/ESA/NASA

sole

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La parte esterna dell’atmosfera solare, la corona, che in passato era visibile solo durante le eclissi, e` cosi` calda che emette una forte radiazione ai raggi X. Per avere un’emissione apprezzabile ai raggi X sono necessarie temperature di milioni di gradi e queste sono appunto presenti sia nelle macchie brillanti sulla superficie del Sole, sia nell’atmosfera estesa e diffusa che va oltre il bordo ottico per almeno un raggio solare. L’immagine e` stata ripresa dal satellite giapponese Yohkoh che per una diecina di anni (1991-2001) ha fornito immagini giornaliere del Sole in raggi X.

Marcello Felli

Crediti: Yohkoh Soft X-ray Telescope, ISAS, Japan

stella_doppia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le stelle che vediamo ad occhio nudo ci appaiono singole. Adoperando un piccolo telescopio si puo` cominciare ad accorgersi che esistono sistemi composti da piu` di una stella. E` il caso di Albireo, quinta stella per luminosita` della costellazione del Cigno, ben visibile nel cielo autunnale. Nell’immagine si apprezza la presenza di una seconda stella azzurra, vicinissima a Albireo piu` brillante e gialla. Le due stelle distano tra loro 380 anni luce e impiegano circa 75000 anni a completare un’orbita. Albireo stessa ha una stella compagna, difficilmente osservabile al telescopio, con un periodo orbitale di soli 100 anni.

Francesco Palla

Credito: R. Yandrick

tycho

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel novembre del 1572 una stella nuova apparve nella costellazione di Cassiopea, rimanendo per alcuni mesi piu` brillante di Venere. Deve il suo nome al grande astronomo danese Tycho Brahe, che la studio` a fondo arrivando alla conclusione sconvolgente per l’epoca che la stella nuova doveva appartenere al cielo piu` lontano, quello delle stelle fisse, fino ad allora ritenuto immutabile. Oggi la supernova di Tycho, residuo della stella esplosa nel 1572, e` una bolla di gas alla temperatura di alcuni milioni di gradi che si espande nello spazio alla velocita` di milioni di chilometri all’ora.

Daniele Galli

Crediti: NASA

Discussione

1 commento per "Dall’Osservatorio di Arcetri immagini che rivelano la grandezza dell’Universo"

  1. ciao Francesco e Gian Paolo!! Vi vedo in forma. Sapeste come si sta bene in pensione… E poi si può coltivare al massimo la passione per il vino (soprattutto se … cosmico. Mi sono anche dato alla scrittiura in siti simili a questo…
    Un abbraccio
    Enzo

    Inviato da enzo zappalà | 29 dicembre, 2009, 09:58

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