Non so perché ma quando penso al Dolcetto mi viene in mente la scena di “Bianca” in cui Nanni Moretti dice al povero commensale “Ma come, lei non conosce la Sacher torte? Continuiamo così, facciamoci del male”. Non tanto per la questione delle troppe denominazioni piemontesi dove questo storico vitigno è protagonista, cosa che rende ovviamente la vita difficile sia a chi deve venderlo che a chi lo vorrebbe acquistare, quanto piuttosto perché ci sono zone che meritano un’attenzione particolare, hanno bisogno fortemente di emergere, di far capire ai molti che “non conoscono la Sacher torte”, che il dolcetto non è tutto uguale, ma può variare sensibilmente in territori particolarmente eletti.
E Dogliani è certamente, storicamente, il territorio che meglio rappresenta questa vocazione, che sposta il ruolo del Dolcetto, da vino beverino e da tutto pasto, vinoso, gaudente ma fatto per essere bevuto in tempi brevi, su un piano del tutto diverso, offrendo un volto dai contorni più decisi, profondi, complessi. Un bambino divenuto adulto.
A chi non lo conosce, o a chi ne ha conosciuto solo alcuni eccessi e pomposità, oggi sinceramente del tutto sbiaditi, può risultare difficile comprendere cosa possa dare questo vitigno sulle colline che circondano Dogliani, uno dei comuni più meridionali delle Langhe, che risente della vicinanza con l’Appennino ligure a sud e con le Alpi Marittime a ovest. Colline fresche, aerate, ben esposte, con zone migliori e altre meno, come accade ovunque.
E’ questa la ragione per cui è nata la Docg Dogliani, piccola fetta di vigne altamente vocate che si discosta dalle rimanenti del comprensorio che ricadono nella Doc Dolcetto di Dogliani. Attenzione, questo non vuol dire che le vigne della Doc siano di qualità inferiore, bensì che hanno caratteristiche diverse, tant’è che nelle annate in cui il Dogliani non è ritenuto degno di essere prodotto, la Doc cosiddetta “di ricaduta” è il Langhe Dolcetto. E’ facile indurre in confusione su questo aspetto, basti pensare al Brunello con il Rosso di Montalcino, al Nobile con il Rosso di Motepulciano, la distinzione da disciplinare invece evita fraintendimenti e mantiene indipendenti due vini che, pur se fatti con lo stesso vitigno, hanno una propria identità, almeno quando il produttore ha interesse a metterla in evidenza.
Ma veniamo al punto, è nato finalmente, grazie all’impegno e alla volontà di alcuni produttori, con il sostegno del Comune, il sito www.ildogliani.it, ovvero la Bottega del vino Dolcetto di Dogliani: uno spaccato di questo piccolo ma affascinante territorio, con bellissime immagini firmate da Gian Andrea Porro. Un’occasione di approfondimento, dove è possibile trovare tutto su questo vitigno, la storia, le vigne, i vini, i produttori associati, la descrizione delle ultime dieci vendemmie, i dati sulla produzione, i disciplinari della Docg e della Doc, la storia della Bottega e dei suoi associati con relativo organigramma, e molte altre cose. Ne fanno parte aziende importanti come San Fereolo, Pecchenino, Anna Maria Abbona, Francesco Boschis, Quinto Chionetti, Mario Cozzo, Aldo Marenco e molti altri.
Non sono un tecnico, ma a me sembra davvero ben fatto, facile da leggere e con contenuti che possono rappresentare un punto di riferimento per molti, sicuramente utile e probabilmente anche necessario, perché il web è ormai il luogo dove prima o poi tutti devono confrontarsi. Il produttore non è solo un agricoltore, non vive solo in vigna, ma fa parte della società come tutti gli altri, è quindi fondamentale che faccia propri i mezzi che questa gli mette a disposizione per farsi conoscere e apprezzare da un pubblico più vasto possibile. Uno stimolo in più per conoscere questa piccola ma importantissima realtà del vino piemontese, per assaggiare i numerosi vini e scoprire senza preconcetti né luoghi comuni un dolcetto che ha sicuramente molte cose da dire, tutt’altro che banali.
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