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Falanghina Felix: da Bari a Torino uno dei vini campani più apprezzati

Al contrario di ciò che accade in altre regioni italiane (basta pensare alla Toscana, al Piemonte, al Veneto), i vini campani trovano il loro massimo sbocco nella stessa regione, circa il 70% dei vini destinati al consumo domestico, mentre il 13% finisce nel vicino Lazio. La maggior parte di quello che resta finisce in Emilia Romagna e Lombardia. Parte di questo problema è motivata dalla forte domanda all’interno della Campania, che è pari al doppio della produzione di vino, fatto anch’esso piuttosto particolare. Ma non finisce qui, la Campania, pur disponendo di una vasta gamma di vini rossi di qualità, è molto più conosciuta e apprezzata per i bianchi.
E’ indubbio che ci sia la necessità di raggiungere un’adeguata rete di legami con i diversi mercati nazionali e internazionali. Soprattutto perché questa regione, pur in una condizione ancora un po’ confusa e ingarbugliata, ha le carte per essere apprezzata ben oltre i confini regionali. Un ruolo sicuramente importante possono averlo manifestazioni come Falanghina Felix 2008, giunta alla sua quarta edizione, che come di consueto parte da Napoli, il 17 novembre al Grand Hotel Vesuvio, per presentare la nuova annata di Falanghina alla stampa, agli operatori e agli appassionati, un banco d’assaggio alla presenza di tutti i produttori partecipanti.
Sabato 22 e domenica 23 novembre toccherà a Sant’Agata de’ Goti (BN); lo stesso 22 novembre si svolgerà in conteporanea a Torino, Crema, Bologna, Roma e Bari, il Falanghina Felix Day, mentre lunedì 1 dicembre a Roma il noto giornalista Luciano Pignataro condurrà un seminario dal titolo “I tempi lunghi della falanghina in Campania”.

Per chi è interessato al programma completo può trovarlo sul sito
www.falanghinafelix.it

Per informazioni: felix@falanghinafelix.it

Discussione

1 commento per "Falanghina Felix: da Bari a Torino uno dei vini campani più apprezzati"

  1. Considerazioni inappuntabili. In effetti la Campania ha una produzione vinicola più bassa in termini quantitativi rispetto a molte altre regioni, mentre è la seconda per numero di abitanti. Questo ovviamente non è l’unico motivo di questa grande richiesta di vini in regione e di una scarsa esportazione. Nei ristoranti, wine-bar ecc, fuori dalla Campania la Falanghina è quasi sempre presente, mentre manca quasi sempre il fiano. Il fatto che sia un vino ben presente oltre che sulla tavola, nelle vigne dei Napoletani gli conferisce quasi conseguentemente una possibilità di commercio maggiore, per notorietà e organizzazione superiore. Un’atavica arretratezza commerciale e di marketing fa sì invece che alcuni vini irpini, bianchi o rossi di classe cristallina, siano misconosciuti. E’ innegabile che esiste un problema di marketing. Se si pensa che vini del napoletano non così complessi, come possono essere invece fiano o taurasi, hanno sponsor, consorzi alle spalle che garantiscono loro anche delle “kermesse” in giro per l’Italia. Ad ogni modo c’è da riflettere.

    Inviato da vocativo | 7 novembre, 2008, 18:20

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