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	<title>Esalazioni etiliche</title>
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	<description>tutto quello che potremmo dire sotto l&#039;effetto dell&#039;alcol</description>
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		<title>Le mani che parlano</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 06:00:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ti lavoro con tanta energia, ti sbatto e ti piego, ti schiaffeggio per bene, comincia una trasformazione nel tuo essere. La tua pelle diventa liscia e vellutata, un profumo di tempi antichi invade la casa.
Ti accarezzo per bene, un bacetto sulla tua liscia superficie e tu dormi, sogni d&#8217;oro, per almeno un paio d&#8217;ore.
Gentilmente ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3730" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="pane" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/04/pane.jpg" alt="pane" width="470" height="353" />Ti lavoro con tanta energia, ti sbatto e ti piego, ti schiaffeggio per bene, comincia una trasformazione nel tuo essere. La tua pelle diventa liscia e vellutata, un profumo di tempi antichi invade la casa.<br />
Ti accarezzo per bene, un bacetto sulla tua liscia superficie e tu dormi, sogni d&#8217;oro, per almeno un paio d&#8217;ore.<br />
Gentilmente ti sveglio e con tanto amore ti separo dalla tua madre che presto ritroverai, il tuo profumo da neonato mi ricorda la mia infanzia, vedrai che quando crescerai tante bocche ti saranno immensamente grate.  <br />
Ci vuole un altro riposino prima di andare al calduccio, questa volta è una siesta, giusto il tempo di raccogliere i pensieri della giornata. A sera, quando tutti si ritrovano intorno al tavolo della consapevolezza, si parla molto di te, tu arrivi con tutto il tuo splendore per la gioia dei nostri occhi e dei nostri palati. Senza di te la vita non sarebbe così importante, ma non perché non si può vivere senza te, no il problema non è questo, tanto è vero che molta gente non ti ha mai conosciuto realmente. <br />
Il tuo legame parte da molto lontano, chi ti ha almeno una volta baciato non potrà più dimenticarti, a volte i ricordi sono così profondi che i nostri antenati ci seguono come fantasmi, noi popolo di tempi che furono e che verranno, saremo degli eterni malinconici. <br />
Finita la giornata, ti prendo tra le braccia e ti copro con il tessuto degli Dei, il lino, raccolgo ogni tua traccia per gli uccellini del mattino.<br />
Adesso è ora della buonanotte amore mio, domani sarà un altro giorno.</p>
<p><strong>Roberte Pelonero</strong></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Il piacere del viaggio&#8230;nel cioccolato!</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 09:09:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il cioccolato fondente che si scioglie lentamente tra la lingua e il palato.
 Il suo sapore si espande nella bocca fino a scendere come un ruscello nella gola.
 Mentre il suo percorso finisce nello stomaco, il cervello sente già le nostalgie di un altro morso. Lo sapete perché succede tutto questo? A parte la poesia esiste una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3722" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="guatemala" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/04/guatemala.jpg" alt="guatemala" width="470" height="353" />Il cioccolato fondente che si scioglie lentamente tra la lingua e il palato.<br />
 Il suo sapore si espande nella bocca fino a scendere come un ruscello nella gola.<br />
 Mentre il suo percorso finisce nello stomaco, il cervello sente già le nostalgie di un altro morso. Lo sapete perché succede tutto questo? A parte la poesia esiste una spiegazione logica e scientifica (agli gli amanti della cioccolata poco interessa): le endorfine sono un gruppo di sostanze prodotte dal cervello, classificabili come neurotrasmettitori, dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell&#8217;oppio, ma con portata più ampia.<br />
 Il termine è composto di due parti: &#8220;endo&#8221;, sostanza prodotta da una reazione endogena e &#8220;orfina&#8221; sostanza simile alla morfina. Quando un impulso nervoso raggiunge la colonna vertebrale, le endorfine sono rilasciate in modo da prevenire un altro rilascio di questi segnali.<br />
 Provocando appunto il piacere ma, come dicevo prima, agli amanti della cioccolata poco importa la spiegazione scientifica, questo perché esiste una dipendenza chiamata &#8220;il cioccolismo&#8221; anche se poco conosciuta come forma di dipendenza, sembra che le donne siano più colpite, perché il sistema ormonale femminile chiama la cioccolata, rilasciando proprio nel momento del bisogno la giusta dose d&#8217;equilibrio ormonale.<br />
 Il discorso è molto più complesso e qui non voglio fare una tesi sull&#8217;argomento. Vorrei semplicemente parlare del piacere di vivere un momento di estasi prodotto dalle fave di cioccolato.<br />
 <br />
 <img class="alignnone size-full wp-image-3723" style="float: right; margin: 5px 0px 10px 10px; cursor: hand" title="250px-Chocolate02" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/04/250px-Chocolate02.jpg" alt="250px-Chocolate02" width="250" height="240" />In Guatemala ho avuto il piacere di mangiare della cioccolata fondente grezza, sotto i denti sentivo le fave che sprigionavano un sapore amaro, un&#8217;intensità così forte da lasciare il palato disorientato, ma subito dopo come per incanto si apriva un mondo di favole, fatto di sapori veri.<br />
 Mi sono chiesta che cioccolata mi ero mangiata fino a quel momento&#8230; Le tavolette erano di forma circolare, confezionate con carta di paglia alla modica cifra di 1 euro&#8230; avrei comprato una valigia di trenta kili tutta per me, ma il buon senso mi ha frenato. Non ho più avuto un&#8217;esperienza di questo genere, naturalmente la mia ricerca non molla, la cioccolata di Modica è quella che più si avvicina alla Guatemalteca per la consistenza (troppo dolce) ma quando mi prende la nostalgia, diventa la mia preferita. Per avere a lungo il sapore e il profumo nel palato scelgo un minimo di 70% di cacao, lo zucchero deve esserci in minima parte per non squilibrare l&#8217;armonia del cacao (migliore lo zucchero che quelli dietetici), burro di cacao.<br />
 Consigli per l&#8217;acquisto: il burro di cacao è un grasso estratto dai semi con un processo di esposizione ad alte pressioni e temperature. Si tratta di un grasso per lo più saturo, quindi da questo punto di vista non è diverso dai grassi animali (come il burro vaccino). Tuttavia, rispetto ai grassi vegetali surrogati (vedi oltre), ha il pregio di non contenere grassi idrogenati o nella forma trans, nocivi all&#8217;organismo. Occorre ricordare che la caratteristica principale del burro di cacao è di fondere all&#8217;incirca alla stessa temperatura del cavo orale, da qui la dicitura classica del cioccolato che &#8220;si scioglie in bocca&#8221;! Questa caratteristica rende la scelta di burro di cacao di ottima qualità uno dei segreti che differenzia i prodotti sul mercato.<br />
 <img class="alignnone size-full wp-image-3724" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="cioccolato" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/04/cioccolato.jpg" alt="cioccolato" width="180" height="115" />Surrogati del burro di cacao: probabilmente sui nostri mercati non sono molto comuni i prodotti dei paesi europei che per tradizione producono cioccolato aggiungendo altri grassi vegetali. Comunque con la libera circolazione delle merci potrebbero iniziare ben presto a collocarsi anche sui nostri mercati, più tradizionalisti, forti di prezzi di produzione più bassi. Esempi di tali surrogati di burro di cacao sono il burro d&#8217;illipè, karité, il kokum, quello prodotto dall&#8217;olio di palma, di colza e di mango e il grasso di shorea. Questi grassi sono miscelati in parte al burro di cacao, fornendo un elemento grasso necessario per l&#8217;impasto del cioccolato. Per le caratteristiche chimico-fisiche di questi grassi, ciò che si ottiene non ha le caratteristiche migliori per produrre cioccolato (in particolare la temperatura cui si sciolgono questi grassi è diversa rispetto al puro burro di cacao, e quindi ciò influenza il processo di produzione del cioccolato e la qualità finale dell&#8217;alimento). Per legge la loro presenza deve essere riportata sull&#8217;etichetta in percentuale non superiore al 5%. Attenzione, meglio la tavoletta ai cioccolatini! Questi ultimi, specie se sono industriali, sono di qualità più scadente.<br />
 Per finire e lasciarvi con un aforisma vi riporto questa frase che mi piace molto &#8220;Beato cioccolato, dopo avere corso il mondo, attraverso il sorriso delle donne, trova la morte nel bacio saporito e fondente delle loro bocche (ANTHELME BRILLAT-SAVARIN, fisiologia del gusto, 1825). A proposito, dimenticavo: l&#8217;abbinamento ideale è con un ottimo Rum invecchiato al meno venti anni che possa farvi sognare viaggi lontani e avventure di vagabondi, naturalmente per chi fuma un buon sigaro sotto le stelle guardando la luna&#8230;Non è meravigliosa la vita?<br />
 <br />
 <strong>Roberte Pelonero</strong></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>La colazione di Pasqua</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 11:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli occhi ancora chiusi e la bocca secca, mi alzo per andare al bagno, mentre passo tra la cucina e la sala da pranzo, intravedo mia madre impegnatissima a preparare la tavola.
I profumi sono cosi intensi che ho già dimenticato la solita colazione (fette biscottate e latte), la bocca non è più secca, anzi&#8230; una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3715" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="pasqua2" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/03/pasqua2.JPG" alt="pasqua2" width="470" height="353" />Gli occhi ancora chiusi e la bocca secca, mi alzo per andare al bagno, mentre passo tra la cucina e la sala da pranzo, intravedo mia madre impegnatissima a preparare la tavola.<br />
I profumi sono cosi intensi che ho già dimenticato la solita colazione (fette biscottate e latte), la bocca non è più secca, anzi&#8230; una certa acquolina sta salendo, il mio palato è quasi pronto per l&#8217;attacco micidiale alla provocazione.</p>
<p>Questo succedeva quando ero ragazza e vivevo in casa con i miei, mia madre grande cuoca e severa nella scelta dei prodotti, la tradizione non era un&#8217;opzione ma un obbligo. Oggi mi accade soprattutto se mi trovo in un piccolo paese, dove sicuramente i prodotti sono migliori e la cordialità delle persone mi entusiasma e mi riporta ai ricordi della mia infanzia.<br />
Torniamo alla colazione di Pasqua. Non può mancare la <strong>corallina</strong>, un salame ottenuto da un trito di tagli di suino provenienti da spalle e cosce; alla carne macinata si aggiungono dadini di grasso di maiale.<br />
Il tutto è poi insaporito con sale, pepe e aglio marinato nel vino. La ricetta di Norcia prevede l&#8217;impiego di tre parti di carni magre e una di grasso; una volta amalgamato, il composto è insaccato in un particolare budello detto &#8220;Corallo&#8221;, da cui il salume prende il nome.<br />
Dopo un periodo di maturazione di qualche giorno, il salume è sottoposto a una leggera affumicatura con bacche di Ginepro, aroma che si sente al palato ma non troppo da nascondere il sapore della carne che deve essere di prima scelta, segue la stagionatura, che si protrae per circa tre-cinque mesi.<br />
<img class="alignnone size-full wp-image-3717" style="float: right; margin: 5px 0px 10px 10px; cursor: hand" title="pasqua3" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/03/pasqua3.JPG" alt="pasqua3" width="470" height="344" />Il compagno inseparabile di questo salume è la pizza di Pasqua, sempre umbra, fatta rigorosamente con strutto, formaggio regionale, uova fresche, farina, pepe, va servita leggermente tiepida.<br />
Al centro della tavola una cesta con uova sode colorate in diverse fantasie, di solito sono i bambini che si divertono il giorno prima a preparare questo rituale sempre con la guida della mamma; la ricotta di pecora a Pasqua ha tutto il profumo delle erbe, servita con miele di acacia e petali di fiori di lavanda che proprio a Pasqua si risvegliano&#8230; la felicità esiste, basta sapersi gustare la vita.</p>
<p>La danza non è finita oltre a questo ben di Dio ci sono altri salumi, la <strong>lonza</strong>, il <strong>lombetto</strong> (detto il filetto stagionato e pepato) vari tipi di salami tutti rigorosamente tagliati con il coltello scegliendo la parte migliore.<br />
In Italia ogni regione ha i suoi salumi con le varie pizze ripiene di bontà, tutto questo abbinato a vino rosso, vino bianco, oppure bollicine, le possibilità di scelta sono tantissime, a casa mia di solito mio padre amava il vino rosso, non ricordo il vitigno in particolare perché da ragazza non bevevo alcol di nessuno tipo, la mia passione è arrivata dopo i 30 anni.<br />
Per finire una bella tazza di caffè e che fai, non assaggi la Colomba? E l&#8217;uovo non lo apri per vedere la sorpresa (di solito è sempre deludente)? Meglio investire sulla qualità della cioccolata che sul contenuto dell&#8217;uovo.<br />
Il pranzo di Pasqua a casa nostra iniziava dopo le 14 per finire ad un orario non stabilito ma senza fretta, tra una chiacchierata e l&#8217;altra, io sinceramente non mangiavo quasi più niente fino al giorno dopo! Questo anno sarò in Marocco chissà cosa troverò? Viva l&#8217;avventura!</p>
<p>Buona Pasqua!</p>
<p><strong>Roberte Pelonero</strong></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Aziende vinicole laziali: Casale Certosa</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 09:07:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel Lazio, nel XII secolo i frati Certosini costruirono un convento che non era solo un luogo di preghiera, anzi, la meditazione era seguita da una cultura del buon cibo e naturalmente del buon vino. Ci troviamo a pochi chilometri da Albano Laziale, a S.Palomba, frazione di Pavona, quindi a ridosso dei Colli Albani. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3710" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="casale_certosa" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/02/casale_certosa.jpg" alt="casale_certosa" width="470" height="353" />Nel Lazio, nel XII secolo i frati Certosini costruirono un convento che non era solo un luogo di preghiera, anzi, la meditazione era seguita da una cultura del buon cibo e naturalmente del buon vino. Ci troviamo a pochi chilometri da Albano Laziale, a S.Palomba, frazione di Pavona, quindi a ridosso dei Colli Albani. Il terreno è originato dall’eruzione vulcanica, qui i frati dettero inizio alla lavorazione dell’uva. Oggi non si parla mai abbastanza del Lazio (a differenza di altre regioni) come territorio di grande importanza nel mondo del vino. La mia esperienza come enotecaria mi ha portato a conoscere delle aziende del Lazio di tutto rispetto, grazie all’aiuto di un sommelier per la scelta non banale nell’acquisto di vini di aziende poco conosciute, scelta rischiosa poiché il consumatore rimane spesso ancorato alle abitudini ed è mal disposto ai cambiamenti o a sperimentare cose nuove. Vedere sempre le stesse bottiglie nelle enoteche personalmente mi annoia (salvo se cerco una bottiglia a colpo sicuro), al contrario un locale che abbia bottiglie più selezionate stimola la mia curiosità. Casale Certosa è gestita da due fratelli, persone semplici e cordiali, la cui serietà potremmo definire “certosina”, ogni anno aprono le porte della loro tenuta per una piccola festa: l’assaggio dell’olio nuovo con prodotti tipici del Lazio e naturalmente i vini che hanno una qualità prezzo esemplare. Desidero raccontarvi di due vini che mi hanno particolarmente colpito, ma posso assicurarvi che vale la pena degustarli tutti. Vi consiglio di fare una passeggiata nei dintorni (a pochi passi c’è la Riserva Naturale di Decima Malafede) e di visitare la loro azienda, così potrete verificare di persona la qualità dei prodotti. La scheda del primo vino:</p>
<ul>
<li>Alborea:  <em>Vitigni:</em>  Grechetto, Malvasia puntinata o del Lazio</li>
<li> <em>Colore e gradi:</em>  Giallo dorato tenue &#8211; 12,5 % vol</li>
<li> <em>Sapore:</em>  Secco, elegante e morbido</li>
<li> <em>Vinificazione:</em> Avviene in bianco, com premitura soffice delle uve,  pulizia dei mosti e fermentazione a temperatura controllata in tini  di acciaio inox</li>
<li> <em>Profumo:</em> Fine ed elegante con sentori di note fruttate e floreali</li>
<li> <em>Tecnica di coltivazione:</em> Vigneti a cordone speronato e resa di 90  q.li per ettaro, per 60 hl. di vino</li>
<li> <em>Raccolta:</em> Viene effettuata a mano in diverse fasi</li>
</ul>
<p>La mia impressione: colore solare, profumi delicati, mi è piaciuto molto abbinato a frittata di asparagi, semplicità e freschezza, le sensazioni del vino legavano perfettamente con il piatto, un boccone tirava l’altro.</p>
<p>Secondo vino:</p>
<ul>
<li>Luperco rosso :  <em>Vitigni:</em>  Cabernet Sauvignon, Merlot</li>
<li> <em>Colore e gradi:</em>  Rosso rubino intenso &#8211; 13 % vol</li>
<li> <em>Sapore:</em>  Ben strutturato con sentori erbacei e di tannini morbidi, corposo</li>
<li> <em>Vinificazione:</em> Diraspatura e fermentazione con contatto delle bucce, per circa 10 giorni vengono eseguiti giornalmente numerosi rimontaggi e follature, pressatura soffice delle vinacce. Breve affinamento in legno</li>
<li> <em>Profumo:</em> Ampio ed elegante</li>
<li> <em>Tecnica di coltivazione:</em> Vigneti a cordone speronato e resa di 80 q.li per ettaro, per 50 hl di vino</li>
<li> <em>Raccolta:</em> Viene effettuata manualmente con cernita delle uve</li>
</ul>
<p>La mia impressione: il colore intenso che rimane ben abbracciato al calice. Profumo elegante che richiama la sua terra, in bocca piacevole e rotondo, soffice, abbinamento con fettucine di ragù e pecorino semistagionato sotto crusca.</p>
<p>Emozionarsi bevendo un vino che non supera 15 euro la bottiglia non capita tutti i giorni, il Lazio offre tante sorprese ma per conoscerli bisogna armarsi di pazienza e fare il turista non per caso ma per necessità. Un turismo che non ha prezzo, viaggiare per conoscere le bontà della terra è come essere stati sempre in sintonia con il mondo.</p>
<p>Azienda Agricola Casale Certosa</p>
<p>Via Stazione di Pavona,93 &#8211; 00040 S.Palomba (RM)</p>
<p>http://www.vinilacertosa.it/</p>
<p> <a href="mailto:antonio.cosmi@tin.it">antonio.cosmi@tin.it</a> Tel. e Fax 06/7197356<br />
I vigneti sono coltivati con programma di difesa integrata, con basso apporto di concimazione e irrorazioni antiparassitarie a basso impatto ambientale.<br />
Dal 2004 l&#8217;azienda ha ottenuto la certificazione da agricoltura biologica.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>La polenta dei ricordi</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:40:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[il gusto del cibo]]></category>
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		<category><![CDATA[polenta e spuntature]]></category>
		<category><![CDATA[ricette di cucina]]></category>

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		<description><![CDATA[Parliamo di granoturco macinato a pietra, questo tipo di macinazione spinta dalla forza dell&#8217;acqua conferisce alla farina di granoturco una qualità particolare; intanto il germe del chicco con questa lavorazione rimane intatto, permettendo in tale modo che l&#8217;olio del germe non sia disperso, il risultato si può vedere e sentire: rimane più rustico.
Meno giri fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3701" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="polenta" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/02/polenta.JPG" alt="polenta" width="470" height="353" />Parliamo di granoturco macinato a pietra, questo tipo di macinazione spinta dalla forza dell&#8217;acqua conferisce alla farina di granoturco una qualità particolare; intanto il germe del chicco con questa lavorazione rimane intatto, permettendo in tale modo che l&#8217;olio del germe non sia disperso, il risultato si può vedere e sentire: rimane più rustico.<br />
Meno giri fa la macinazione è più rustico sarà il grano, il granello sarà più grosso e al palato si potrà sentire non solo il sapore del granoturco ma la sua consistenza. Ci sono tantissime tipologie di polenta, ogni regione ha il suo granoturco e le ricette sono tantissime.<br />
Il mio ricordo non può che risalire all&#8217;infanzia, mio padre era un appassionato di polenta, la classica ricetta fatta con il ragù di spuntature e salsicce che mia madre preparava con tanta devozione.<br />
La sua cottura di 45 minuti o più non era assolutamente un problema, mio padre si poneva in cucina con il cucchiaio di legno e girava mentre cantava i suoi pezzi preferiti di musica lirica; ogni tanto chiedeva un bicchiere di vino perché lui dalla cucina non si muoveva per nessun motivo.<br />
<img class="alignnone size-full wp-image-3702" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="polenta2" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/02/polenta2.jpg" alt="polenta2" width="470" height="353" />Alla fine la polenta veniva stesa su un tavolo di legno (studiato apposta da un falegname), mio padre con le sue possenti braccia versava il sugo centrando spuntature e salsicce e poi spolverizzava con pecorino.<br />
Una vera festa, tutti insieme tracciavamo vari sentieri per arrivare alla carne. Mio padre non conosceva la polenta precotta e anche io posso dire di non avere mai avuto l&#8217;idea di acquistarla, ci sono piatti che richiedono tempo, la vera magia è proprio quella di dedicare ad essi tutta la nostra attenzione, ma vorrei aggiungere che hanno anche il potere di riunire tutta la famiglia, la polenta ha bisogno di collaborazione e questo fatto diventa unione.<br />
Un alimento che si presta a tante ricette, la polenta quando avanza non si butta, un po&#8217; come il pane, voglio condividere questa ricetta molto sfiziosa da presentare come aperitivo oppure una cena a buffet.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3705" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="polenta bufala" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/02/polenta-bufala.jpg" alt="polenta bufala" width="470" height="235" />Quando vi avanza la polenta, ovviamente in bianco, bagnatevi le mani e formate delle polpette, al centro con il pollice fate una piccola fossa. La mozzarella di bufala, frullata con un po&#8217; di panna deve essere spumosa, quindi fate a occhio. Mettete all&#8217;interno della polpetta la mousse di mozzarella con un pochino di pepe e infornate giusto il tempo che la mousse si scioglie.<br />
Una variante può essere preparare le polpettine con il sugo e spolverare di pecorino, oppure con il pesto genovese una vera bontà e di grande effetto.<br />
Ancora una volta i ricordi d&#8217;infanzia mi riportano ad un piatto, ma soprattutto mi ricordano il mio caro padre, il 16 Febbraio compirà un anno dalla sua scomparsa, grazie a lui che mi ha insegnato la gioia di stare in tavola; la sua frase che più mi è rimasta nella mente era &#8220;se non hai tempo per cucinare lascia stare a comprare prodotti già pronti, fatti due spaghetti veloci che è meglio&#8221;.</p>
<p>ROBERTE PELONERO</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Sto facendo la fila</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[le sourire aux lèvres]]></category>
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		<description><![CDATA[Sto facendo la fila, una lunga fila, ad uno sportello statale, in una sala neanche tanto accogliente, tra un continuo viavai di gente ed un caldo afoso, pesante da respirare, tanto da desiderare di uscire al freddo pungente che, stamattina, immobilizza la natura;
tutto quanto è una lunga attesa.
Per lenire l&#8217;amarezza di veder scorrere il mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3694" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="fila" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/02/fila.jpg" alt="fila" width="470" height="231" />Sto facendo la fila, una lunga fila, ad uno sportello statale, in una sala neanche tanto accogliente, tra un continuo viavai di gente ed un caldo afoso, pesante da respirare, tanto da desiderare di uscire al freddo pungente che, stamattina, immobilizza la natura;<br />
tutto quanto è una lunga attesa.<br />
Per lenire l&#8217;amarezza di veder scorrere il mio tempo così, mentre i numeri sul tabellone scattano con velocità proporzionalmente inversa alle lancette dell&#8217;orologio, mi siedo e i pensieri cominciano a prendere distanza dall&#8217;inospitalità del luogo, immagini nitide che sopraggiungono irrazionalmente per ingannare la noia.<br />
Allora infilo la mano nella borsa ed estraggo carta e penna.<br />
Seduta sulla seggiola, un po&#8217;appartata, quasi appollaiata, mi rassomiglio ad una chioccia che cova le sue uova, schiacciata giù, nel nido, accuratamente scelto per essere isolata e in quell&#8217;inerzia i suoi occhi faticano a rimanere vigili.<br />
I momenti in cui si concede la ricerca di qualcosa da mettere nel gozzo, distendendo le ali e le gambe, sono pochi e veloci.<br />
<img class="alignnone size-full wp-image-3695" style="float: right; margin: 8px 0px 10px 10px; cursor: hand" title="chioccia" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/02/chioccia.gif" alt="chioccia" width="364" height="305" />Spesso, da piccola, quando andavo a controllare, piena d&#8217;impazienza, se qualcosa stava succedendo sotto le sue ali, mi accorgevo che la nonna aveva, premurosamente, lasciato nelle vicinanze del nascondiglio, acqua e frumentone, rispettosa e memore di un istinto che risiede nel genere femminile.<br />
I giorni passano e la chioccia sembra prendere sempre più posizione e consapevolezza del suo ruolo nel nido, beccando senza esitazione chi non mantiene le distanze; finchè al diciannovesimo giorno, qualcosa succede: alcune uova cominciano a schiudersi e i pulcini più impazienti mettono fuori il becco, storditi e curiosi.<br />
La chioccia, però, non abbandona il nido, resta immobile, il suo istinto sa che per portare a termine la schiusa servono ancora uno, due giorni, tempo necessario ai ritardatari per decidersi ad abbandonare i dubbi e rompere il guscio.<br />
Quando la covata è completa, l&#8217;aia si trasforma in un mondo da scoprire, dove i pulcini inseguono mamma chioccia che con un richiamo ininterrotto e le piume gonfie, becca a terra per mostrare come si fa; non è raro vedere qualche piccolo perdersi inseguendo lo svolazzare di un insetto, mentre emette un sottile pigolio.<br />
Il pigolio, ora ricordo: nei giorni che seguivano la schiusa, dal grembiule, avvolto in grembo, di nonna Zaira, mentre se ne stava a cucire o mondare la verdura, proveniva un beato pigolio, leggero, debole, come i pulcini che venivano tenuti al caldo qualche giorno di più, per rimetterli in forze al pari degli altri.<br />
Poi, ad una settimana circa di distanza, nel grembiule venivano radunati tutti, in preparazione d&#8217;un antico rito contadino al quale io ho sempre assistito con stupore; nonna sedeva con vicino un bicchiere di vino, delicatamente estraeva il primo pulcino dalla stoffa e con un gesto veloce del dito staccava una piccola escrescenza sulla punta del <img class="alignnone size-full wp-image-3697" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="orologio_chiocciola" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/02/orologio_chiocciola.gif" alt="orologio_chiocciola" width="300" height="300" />becco (residuo della nascita, forse detta ‘ad bida&#8217;, in dialetto, non riesco a ricordare con precisione), poi lo apriva con una leggera pressione per fargli bere un goccio di vino, nel quale subito dopo immergeva anche le zampette, prima di liberarlo a terra.<br />
I gesti venivano ripetuti in perfetta sequenza fino all&#8217;ultimo dei pulcini.<br />
Tale usanza era per assicurare una crescita sana e forte ai piccoli (che da subito riuscivano a beccare meglio), crescita che pareva determinare anche una fortunosa sorte per la famiglia contadina, ma da cui sicuramente dipendeva una maggior possibilità di sostentamento.<br />
Mi accorgo con la coda dell&#8217;occhio che gli eroi dell&#8217;attesa mi guardano, ormai da un po&#8217;, incuriositi, addirittura qualcuno tenta di avvicinarsi per sbirciare, ma devo aver assunto il fare intimidatorio della chioccia, perché passa velocemente; c&#8217;è persino qualche impiegato che, sorpreso, accenna a mutare leggermente l&#8217;espressione cementata.<br />
Tra poco tocca a me, neanche mi rendo conto di quanto tempo, davvero, sia passato.<br />
A volte la fantasia e i ricordi aiutano a rendere la realtà meno aspra e noiosa, transitandoci nel tempo, rendendocelo meno ostile, persino piacevole, nell&#8217;attendere.</p>
<p><strong>Gabriella Verrini</strong></p>
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		<title>Il consumo di vino a Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 04:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Taglioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Lavinium]]></category>
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		<description><![CDATA[
Roma che beve il territorio, o &#8220;Roma città aperta&#8221;?
Una ricerca sul mercato vinicolo della Capitale.
In collaborazione con l&#8217;Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;,  è presente su laVINIum un questionario volto a studiare il mercato dei vini nella Capitale, rilevare le considerazioni e le richieste che giungono dai consumatori, e analizzarne i contenuti.
Il questionario è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3446" style="float: left; margin: 5px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="vinoforum2011" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/01/sapienza_ateneo.png" alt="Sapienza" width="380" height="270" /><br />
<strong><span style="font-weight: bold;">Roma che beve il territorio, o &#8220;Roma città aperta&#8221;?</span></strong><br />
<strong>Una ricerca sul mercato vinicolo della Capitale.</strong></p>
<p>In collaborazione con l&#8217;<strong>Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;</strong>,  è presente su <strong>laVINIum</strong> un questionario volto a studiare il mercato dei vini nella Capitale, rilevare le considerazioni e le richieste che giungono dai consumatori, e analizzarne i contenuti.</p>
<p>Il questionario è rivolto ai residenti del Comune e della Provincia di Roma. Chiunque desideri partecipare, può farlo rispondendo alle domande presenti a questo link:</p>
<p><strong><a href="http://www.lavinium.com/polls/questionarioconsumatori.html" target="_blank">http://www.lavinium.com/polls/questionarioconsumatori.html</a></strong></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;uragano Hiromi conquista Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 07:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[le souffle de la musique]]></category>
		<category><![CDATA[Hiromi concerto Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Hiromi Tom & Jerry Show]]></category>
		<category><![CDATA[Hiromi Uehara]]></category>

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		<description><![CDATA[Classe 1979, un prodigio della musica, energia pura, voglia di giocare con le note e capacità di farlo alla grande, come pochi altri dalla notte dei tempi. Hiromi è l&#8217;emblema di cosa è un vero talento al confronto con un bravo artista. Animale da palcoscenico, totalmente priva di qualsiasi supponenza, l&#8217;antitesi dello scorbutico e problematico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3645" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="hiromi_uehara" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/01/hiromi_uehara.jpg" alt="hiromi_uehara" width="470" height="705" />Classe 1979, un prodigio della musica, energia pura, voglia di giocare con le note e capacità di farlo alla grande, come pochi altri dalla notte dei tempi. Hiromi è l&#8217;emblema di cosa è un vero talento al confronto con un bravo artista. Animale da palcoscenico, totalmente priva di qualsiasi supponenza, l&#8217;antitesi dello scorbutico e problematico Jarrett. Basta guardarla come si dimena al piano, i versi che fa, impossibile non fare il parallelo con il celeberrimo pianista di Allentown e noti subito che le sue movenze esprimono gioia, voglia di vivere e divertirsi, mentre in Jarrett esprimono tormento, introversione, faticosa lotta.</p>
<p>Vedere un concerto come quello avvenuto sabato 28 gennaio nella sala Sinopoli dell&#8217;Auditorium Parco della Musica lascia il segno, ti rimette in pace con il mondo, ti fa dimenticare per una sera i tanti problemi quotidiani che ti tolgono il sorriso, le incazzature di una vita che dà sempre meno possibilità per essere vissuta come vorresti. Entri in un&#8217;atmosfera quasi surreale dove tutto è possibile, una tecnica mirabolante che non annoia bensì trascina e sbalordisce perché è asservita all&#8217;energia e ad una conoscenza della musica impressionante. Nella sua incredibile velocità dei fraseggi non puoi non ricordare il grande Art Tatum, nella totale indipendenza delle mani e nello straordinario senso ritmico torni ancora a Jarrett, ma anche a McCoy Tyner, Cecil Taylor e al suo mentore Ahmad Jamal. E nonostante la sua inarrivabile maestria rivela tutta la sua semplicità, il suo porsi al pubblico con una modestia che quasi ti imbarazza tanto ci sei disabituato. E&#8217; deliziosa persino quando legge alcune frasi in italiano, comprensibilissime, ma ammettendo le sue difficoltà con la nostra lingua.</p>
<p>La sala era piena, il concerto è iniziato come da programma alle 21, Hiromi non aveva mai suonato a Roma, il suo sguardo appena salita sul palco era quasi intimorito, ma è bastato che toccasse il piano, rigorosamente Yamaha, per intraprendere un emozionante viaggio fra le note, durato un&#8217;ora e mezza con due bis, l&#8217;ultimo dei quali è il suo cavallo di battaglia che ha girato il mondo: Tom &amp; Jerry Show, una sua composizione che metterebbe a dura prova molti pianisti anche blasonati. Ma quasi tutti i suoi brani hanno una struttura tecnicamente complessa, continui cambi di ritmo, velocità estrema, potenza sonora ma anche dei pianissimo praticamente perfetti. Ne sono un esempio Bqe, Choux à la crème, Cape Cod Chips ed altri brani tratti dal suo Cd &#8220;Place to be&#8221;. Ma Hiromi è una <img class="alignnone size-full wp-image-3647" style="float: right; margin: 5px 0px 10px 10px; cursor: hand" title="hiromi_uehara2" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/01/hiromi_uehara2.jpg" alt="hiromi_uehara2" width="400" height="267" />pianista completa, la tecnica è in realtà strumento per esprimere tutto il suo amore per la musica, che appare ad esempio nel toccante brano Sicilian Blue, nato da un suo recente viaggio nell&#8217;isola che l&#8217;ha fortemente emozionata.<br />
Credetemi, dopo aver visto e ascoltato questo prodigio di soli 32 anni, alla cifra modestissima di 18 euro, vi apparirà necessario ridimensionare tutte le vostre esperienze precedenti, e vi verrà automatica la domanda: com&#8217;è possibile che il concerto di un talento del genere costi solo 18 euro quando nel mondo della musica ci sono artisti modestissimi che, grazie a un perfetto supporto pubblicitario, a video magnificamente allestiti grazie all&#8217;abilità di registi famosi, a palcoscenici con effetti strabilianti, a cori e coretti, a ballerini e quant&#8217;altro, riescono a strappare dalle tasche di giovani e non solo cifre da capogiro. Hiromi era lì, sola con il suo pianoforte, un microfono, quattro spot di luce bianca e nient&#8217;altro&#8230;ed è stata pura magia.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Il Masseto ha un proprio sito&#8230;sponsor di se stesso</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/il-masseto-ha-un-proprio-sito-sponsor-di-se-stesso.html</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni enoiche]]></category>
		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Marchesi Frescobaldi]]></category>
		<category><![CDATA[Masseto]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Mondavi]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta dell'Ornellaia]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo sapevate? No? Ebbene si, il Masseto, il merlot più famoso d&#8217;Italia e uno dei più conosciuti al mondo brilla di luce propria anche sul web.
Certo, a guardare gli articoli viene da pensare che sia un tantino autoreferenziale&#8230; e neanche molto aggiornato: &#8220;Primo sulla Place de Bordeaux &#8211; Tra i migliori Chateaux del mondo&#8221;, risale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3641" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="masseto_sito" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/01/masseto_sito.gif" alt="masseto_sito" width="470" height="533" />Lo sapevate? No? Ebbene si, il Masseto, il merlot più famoso d&#8217;Italia e uno dei più conosciuti al mondo brilla di luce propria anche sul web.<br />
Certo, a guardare gli articoli viene da pensare che sia un tantino autoreferenziale&#8230; e neanche molto aggiornato: &#8220;Primo sulla Place de Bordeaux &#8211; Tra i migliori Chateaux del mondo&#8221;, risale nientemeno che all&#8217;11 novembre 2008.<br />
Ma che importanza ha, in fondo è solo una vetrina, ha lo scopo di dimostrare che la crisi del Masseto non esiste, che è sicuramente uno dei migliori investimenti che si possano fare. Se ne frega dello spread lui! Se lo avete comprato qualche annetto fa, mettiamo a 500 euro, ora potete rivenderlo ad almeno il 140% in più! Che affare eh?<br />
Chi lo avrebbe detto che un merlot avrebbe potuto mettere in secondo piano il Barolo Monfortino o addirittura il Sassicaia&#8230;<br />
Si, perché il Masseto non nasce sulle eroiche pendici valtellinesi o valdostane, non rivela tutta la sua classe attingendo le sue radici dai terreni vulcanici del Vulture o dai fossili dell&#8217;Alto Piemonte, né dalle pendici dell&#8217;Etna, ma questo non deve farci credere che non abbia le sue carte nobili da giocare. Infatti i sette ettari di vigna dimorano su una collina le cui zolle sono &#8220;dure come massi&#8221; (da cui il nome del vino), collina che ha una variabilità di terreno invidiabile, tanto da poter dichiarare che è suddivisa in 3 microzone: Masseto Alto, situato a circa 120 metri slm, con suolo composto da argilla sciolta, sabbia e ciottoli; Masseto Centrale, dove l&#8217;argilla grigia costituisce la parte principale; Masseto Junior, dove l&#8217;argilla viene via via scemando.</p>
<p>E quanti nomi altisonanti sono passati nella sua storia, dal Della Gherardesca agli Antinori, dai Mondavi a i Frescobaldi, mica quisquilie, è così che si forgia un grande vino!<br />
Certo, il Masseto, come i Frescobaldi hanno preteso che fosse riprendendosi le quote del maleintenzionato Robert Mondavi, che voleva aumentare i numeri e abbassare i prezzi, è e deve rimanere un vino d&#8217;elite, poco importa se gran parte degli italiani dovranno accontentarsi di guardarlo sul sito.<br />
Per fortuna oggi si possono trovare vini straordinari senza dare fondo ai propri risparmi, ma forse nello chateaux di monsieur Masseto non se ne sono ancora accorti&#8230;</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>La spesa consapevole</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:54:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[il gusto del cibo]]></category>
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		<category><![CDATA[GDO]]></category>
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		<category><![CDATA[Spesa consapevole]]></category>

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		<description><![CDATA[La spesa consapevole è uno stile di vita. I nostri antenati sapevano cosa significava senza che qualcuno dovesse spiegarglielo. Oggi non è così facile capire di cosa si tratta, non perché siamo limitati mentalmente, ma perché si è persa la strada della semplicità, siamo diventati frettolosi, insensibili alla nostra vita, mentre ci siamo abituati a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3634" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="spesa" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/01/spesa.jpg" alt="spesa" width="458" height="319" />La spesa consapevole è uno stile di vita. I nostri antenati sapevano cosa significava senza che qualcuno dovesse spiegarglielo. Oggi non è così facile capire di cosa si tratta, non perché siamo limitati mentalmente, ma perché si è persa la strada della semplicità, siamo diventati frettolosi, insensibili alla nostra vita, mentre ci siamo abituati a seguire la strada del consumismo, perché ci sembra più facile e pratica.<br />
C&#8217;è tanta differenza fra lo stile di vita di pochi decenni fa e quello attuale, basta vedere come si nutrono i bambini di oggi e quanto è aumentato il problema dell&#8217;obesità.<br />
Arriviamo al punto, la &#8220;spesa consapevole&#8221;: nasce dai nostri comportamenti, dalle nostre scelte, da come impostiamo il nostro vivere quotidiano, la consapevolezza in ogni gesto, anche quello più banale, può fare la differenza.<br />
Quando faccio la spesa ad esempio, posso inconsapevolmente alimentare la criminalità, per esempio la passata di pomodoro: se compro la passata di un&#8217;azienda della grande distribuzione, per la quale non mi è facile risalire alle scelte strategiche, agli investimenti che fa, alla qualità dei prodotti, al modo di operare con i propri dipendenti, posso favorire senza saperlo lo sfruttamento di persone che lavorano come schiavi senza alcuna assistenza e sicurezza, pagate in modo irrisorio, dove il grande Caporale decide della loro vita. Mentre se compro la passata di un piccolo produttore, magari locale, posso alimentarmi in modo più sano e consapevole, probabilmente ho anche la possibilità di conoscerlo, di scoprire che è un&#8217;azienda a conduzione famigliare dove gli operai sono in regola e il mio acquisto contribuisce a mantenerla in vita.</p>
<p>Un altro esempio, se sono abituato a mangiare carne, è più saggio comprarla da un allevatore che abbia il rispetto per gli animali e l&#8217;ambiente, piuttosto che in un supermercato dove non resco neanche a sapere chi, dove e in che condizioni tratta il bestiame. Ci sono molti esempi che potrei elencare, ma vorrei specificare che utilizzare i nostri soldi per una spesa consapevole, oltre che non alimentare in alcuni casi la criminalità o quantomeno un sistema che ha come solo principio il business, è anche un modo di mantenere i nostri prodotti artigianali, ma non solo anche l&#8217;ambiente ha sempre più bisogno di attenzione.</p>
<p>Mangiando per esempio biologico, non solo il palato ne sarà ben più gratificato,  ma la nostra scelta contribuisce a migliorare il nostro futuro, perché senza rispetto della natura noi non abbiamo nessuna speranza di vivere in modo sano e a lungo.<br />
<img class="alignnone size-full wp-image-3635" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="allevamento_intensivo_polli" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/01/allevamento_intensivo_polli.jpg" alt="allevamento_intensivo_polli" width="470" height="341" />Vorrei suggerirvi alcune regole per una spesa più consapevole, facili da seguire e magari anche divertenti:<br />
1) non comprare un prodotto che la vostra bisnonna non comprerebbe mai.<br />
2) acquistare frutta e verdura biologica, il nostro corpo ha bisogno almeno di quattro porzioni di verdure e frutta, immaginate nel tempo quanti danni può farci una frutta trattata più volte all&#8217;anno con pesticidi o antiparassitari.<br />
3) comprare carne da piccoli allevatori, conoscere il produttore è fondamentale, come sono allevati gli animali, cosa mangiano, vale anche per le uova sapere se le galline sono allevate a terra oppure in gabbia, come vengono nutrite.<br />
4) prendere sempre pesce di stagione per influire il meno possibile sul processo riproduttivo e sull&#8217;abuso di alcune tipologie rispetto ad altre; inutile dire che il pesce pescato fresco è la cosa migliore.<br />
5) la pasta biologica proviene da grano selezionato, più sano, meno lavorato, meglio acquistare questa; il grano industriale è sicuramente una delle cause della sempre più diffusa intolleranza al glutine.<br />
6) i formaggi devono essere a latte crudo da provenienza biologica, piccoli produttori. La grande distribuzione offre formaggi dove il latte ha una provenienza che può essere da tutta l&#8217;Europa, spesso si tratta di latti mescolati con quelli in polvere, in altri Paesi ci sono regole diverse.<br />
7) anche il vino è una bevanda che va presa con serietà e consapevolezza, vale sempre il discorso dei piccoli produttori o comunque di aziende che operano nel rispetto dell&#8217;ambiente, che controllano l&#8217;intera filiera produttiva, che garantiscono che il loro prodotto nasce e viene imbottigliato all&#8217;interno della propria azienda, sensa passare per terzi. Oggi c&#8217;è anche la possibilità di acquistare vini ottenuti da uve biologiche, trattate con metodi biodinamici, con la riduzione quasi totale degli inteventi in cantina, con assenza di solforosa aggiunta ecc.<br />
8 ) l&#8217;acqua è un altro tema fondamentale: se quella della nostra città è buona e controllata è inutile andare ad acquistare quella in bottiglia, ormai quasi tutte in plasstica. Meglio mettere al rubinetto un purificatore, se si ha un&#8217;acqua molto calcarea, o nel peggiore dei casi comprare solo acqua in bottiglie di vetro, della regione, meno chilometri meno inquinamento e acqua che subisce meno danni.<br />
9) comprare preferibilmente prodotti del commercio equo e solidale quando provengono dall&#8217;estero. Siamo più sicuri che non ci sia sfruttamento e che i prodotti siano più controllati.<br />
10) portare i propri figli a visitare le fattorie didattiche, è la base per aiutarli ad acquisire consapevolezza.<br />
11) non comprare mai un prodotto che abbia una lunga lista d&#8217;ingredienti, più ce n&#8217;è e più è complesso e poco controllabile e più facilmente deteriorabile.<br />
Infine: dobbiamo a leggere le etichette, sempre, attentamente, e quando non siamo certi del significato di certi componenti andiamo a documentarci, in modo che saremo sempre più preparati.</p>
<p>La nostra più grande arma è nella capacità di scegliere come spendere il nostro denaro; possiamo cambiare una situazione di crisi alimentando il mercato interno, questo non è banale, qualcuno potrà dirmi che mangiare biologico oppure da piccoli produttori è troppo caro e scomodo. In realtà la differenza è veramente irrisoria, perché la quantità di prodotto (e la qualità) è estremamente maggiore (meno diluizioni, più sostanza a parità di peso), se poi andiamo da un coltivatore diretto che vende i propri prodotti addirittura può capitare di risparmiare.<br />
Per quanto riguarda la reperibilità del prodotto, in ogni città, per esempio a Roma esiste il mercato dell’altra economia al Testaccio, ogni domenica, dove potete acquistare frutta e verdura, cereali e legumi, farine, pane, biscotti, olio extra-vergine d&#8217;oliva, vini, spumanti, birre, miele, marmellate, provenienti da piccoli produttori biologici. Oppure i più fortunati nei piccoli paesi possono, ma probabilmente già lo fanno regolarmente, acquistare direttamente nelle aziende, siamo noi che viviamo nella grande città che dobbiamo fare uno sforzo in più, invece di accettare passivamente le false comodità della grande distribuzione.<br />
Un altro consiglio utile per conoscere l&#8217;alimentazione: divertiamoci a cucinare, è il modo più antico e naturale, la cucina ci insegna come pulire una certa verdura come riprendere la nostra vita a piene mani, cerchiamo di mangiare a tavola almeno una volta al giorno, sediamoci tutti insiemi per gioire della convivialità. Per esempio fare la colazione a casa vuole dire mangiare più sano e spendere di meno (basta pensare a quanto costa oggi un cappuccino e cornetto al bar per rendersene conto).<br />
Forse non possiamo cambiare il mondo ma possiamo sicuramente miglioralo, cominciando da ora.</p>
<p><strong>Roberte Pelonero</strong></p>
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