Mettiamo subito in chiaro una cosa: io non sono un perfezionista, o meglio non lo sono abbastanza. Alla fine nelle mie foto non c’è una gran tecnica ma piuttosto il tentativo di trasmettere un’emozione o almeno qualcosa che susciti interesse. Debbo dire però che mi manda in bestia il fatto che non so come evitare il forte calo di qualità quando passo dall’immagine originale (scattata in raw) a quella in formato jpeg. Dato che l’originale ha un peso enorme, oltre al fatto che non mi risulta sia leggibile senza un opportuno programma, la trasformazione è inevitabile, con forte perdita un po’ su tutti i parametri, dal colore, alla grana che appare molto più evidente nelle foto con bassa luminosità, alla nitidezza ecc.
Non dico questo per pararmi dalle vostre critiche, per me sempre bene accette, ma perché provo sincero dispiacere a vedere il mio lavoro peggiorato per motivi tecnici e, quindi, non corrispondente ai miei reali intenti fotografici. Pazienza. Spero che qualcuno più esperto di me, mosso a compassione, vorrà fornirmi un aiuto.
Questa terza e ultima serie di fotografie effettuate durante i miei due giorni nell’area del Chianti Rufina, si chiude con la visita alla Fattoria Selvapiana, un’azienda di spicco i cui vini non lasciano dubbi sulle sue potenzialità, confermate dalla piccola ma significativa verticale effettuata in azienda: Chianti Rufina Riserva 1965, 1970, Riserva Bucerchiale 1979, 1996 e 2004, alle quali va aggiunta la Riserva Bucerchiale 1985 degustata a Villa La Massa. Un’esperienza che mi ha ampiamente confermato che Federico Giuntini e Franco Bernabei (giunto in azienda nel lontano 1978) hanno saputo interpretare magnificamente questo terroir, così come l’uso delle barriques, in gran parte usate più come contenitori che per le loro cessioni, tanto che alcune sono vecchie anche di 7-8 anni. Ma, come già vi ho specificato nei due reportages precedenti, io e Alessandro vi daremo maggiori dettagli dell’esperienza su Lavinium. Per ora godetevi le foto (passateci sopra il mouse per leggere di cosa si tratta), che spero vi diano l’impressione di essere lì, una specie di visita virtuale…
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