Come vi ho già reso noto nell’articolo di ieri, il 27 ottobre si svolgerà un’assemblea ordinaria di tutti i soci del Consorzio del Brunello di Montalcino, nella quale si deciderà una volta per tutte, mediante voto, quale sarà la prescelta delle cinque ipotesi di nuovi disciplinari, che riguardano il Brunello, il Rosso e il Moscadello di Montalcino, e il Sant’Antimo.
La votazione sarà condizionata gioco forza dalla regola che attribuisce non un voto per azienda ma tanti voti in percentuale agli ettari vitati gestiti da ciascuna; questo significa che un produttore che dispone di 100 ettari ha ben più incidenza di uno che ne possiede 10. Per certi versi la regola è giustificata dalla differenza negli investimenti economici e nei rischi di ciascuna azienda, ma resta il fatto che crea uno squilibrio in situazioni come questa, che richiederebbe un confronto più “alla pari”, visto che la soluzione definitiva va a spalmarsi su tutti i soci in egual misura. Inoltre questo sistema favorisce maggiormente gli interessi privati mettendo in secondo piano quelli della collettività.
Detto questo ed avendo già espresso più volte la mia opinione in merito, vorrei soffermarmi su un argomento che ha danneggiato fortemente tutto il comparto ilcinese e non solo, e sul quale giustamente il Consorzio è intervenuto tempestivamente sporgendo querela: come ricorda il presidente Patrizio Cencioni nella Circolare n.59/08 diramata ieri, “Il Consorzio ha presentato già da tempo querela contro il settimanale l’Espresso per l’articolo apparso sul numero del 4 aprile 2008 e sul quotidiano La Repubblica per l’articolo apparso nello stesso giorno. Come si ricorderà quel numero del settimanale l’Espresso riportava in copertina il titolo a grandi caratteri “VELENITALY” e a seguire una sottotitolazione che di fatto accostava il Brunello di Montalcino al vino al veleno. Per quanto riguarda il quotidiano La Repubblica riportava il titolo “Lo scandalo del vino al veleno: nel bicchiere concimi e acidi” e un sopratitolo (il così detto occhiello) che recitava testualmente “L’Espresso denuncia: 70 milioni di litri tossici. Accuse al Brunello”.”
E’ indiscutibile che c’è una netta differenza fra l’ipotesi di reato riguardante la non conformità nell’uvaggio del Brunello di Montalcino e l’accomunare, con fine puramente scandalistico, questo vino a gravi rischi per la salute, citando espressamente la parola “veleno”, che riguardavano invece tutt’altro episodio, rivelatosi a sua volta privo di qualsiasi rischio per la salute. Sarebbe auspicabile che la querela immediatamente fatta dal Consorzio avesse presto un riscontro positivo, che darebbe se non altro un messaggio positivo in un momento in cui tutti gli occhi sono puntati (giustamente) sulle prossime decisioni inerenti i disciplinari.
Nella stessa circolare, viene dedicato un paragrafo alla sperimentazione sull’uva sangiovese a Montacino che recita:
“Il Consorzio ha avviato un programma di sperimentazione per caratterizzare il Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino e del Rosso di Montalcino, all’interno della zona di produzione. La sperimentazione sarà utile per approfondire le conoscenze relative al comportamento del Sangiovese nei vari ambienti del territorio comunale di Montalcino.
Il progetto viene realizzato in collaborazione con il laboratorio dell’Istituto Agrario e per l’Enologia di San Michele all’Adige, il cui referente è il dr. Fulvio Mattivi.
Il programma ha come obiettivi la verifica, sul territorio di produzione del vino Brunello di Montalcino, del comportamento delle Antocianidine Acilate nelle uve Sangiovese, nei primi sei mesi di vita dei vini prodotti con il 100% di uve Sangiovese e durante il periodo di invecchiamento nei vini prodotti con il 100% di uve Sangiovese.
Il programma avrà una durata di 4 anni, diviso in più fasi. Si è già provveduto a prelevare i campioni relativi alla vendemmia 2008, successivamente si continuerà fino al 2011 per arrivare alle valutazioni definitive.
I campioni di uva del 2008 sono stati microvinificati ed altrettanto sarà fatto nei prossimi anni. I prelievi sono effettuati in venti aziende associate al Consorzio, ubicate in zone rappresentative dei diversi ambienti pedoclimatici rilevabili nel territorio.
Per ciascuna azienda vengono prelevati 80 Kg di uva Sangiovese in vigneti iscritti all’Albo del vino Brunello di Montalcino. Sono stati concordati dei metodi di controllo della raccolta delle uve, la quale viene fatta alla presenza di personale del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino e personale dell’ICQ di Firenze. Sia il personale del Consorzio che quello dell’ICQ redigono e sottoscrivono un verbale di prelievo dal quale risultano l’individuazione del vigneto e delle viti sulle quali è stato fatto il prelievo. Il furgone termocondizionato per il trasporto a San Michele all’Adige viene adeguatamente sigillato dal personale del Consorzio e dell’ICQ di Firenze e al momento dell’arrivo del furgone alla cantina sperimentale di San Michele all’Adige è presente il personale dell’ICQ dell’ufficio di competenza, il quale provvede a togliere i sigilli ed a controllare la fase di ricevimento delle uve. L’uva una volta giunta a destinazione viene microvinificata con le modalità operative normalmente usate dall’Istituto di San Michele all’Adige.
Riteniamo che in tal modo potremo disporre di una serie di dati certi e resi ufficiali sia dal Consorzio che dall’intervento dell’ICQ e dal laboratorio dell’Istituto di San Michele all’Adige, il quale è un riferimento importante per il Ministero delle Politiche Agricole. Al momento opportuno verranno fornite le informazioni relative a quanto stiamo facendo.”
Bellissima iniziativa, ma perché non ci hanno pensato prima? Qual è il senso di fare una sperimentazione così mirata e accurata DOPO aver già iscritto oltre 2.000 ettari vitati a Brunello di Montalcino, senza che fosse stata fatta appunto una dovuta sperimentazione e analisi dei terreni per capire se erano adatti alla coltivazione del sangiovese? Col senno di poi…
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