le cose che fanno male

Il "Brunello day" è arrivato, il silenzio è sempre assenso

Come avevo preannunciato ieri, questa mattina alle 11.45 il ministro Luca Zaia incontrerà l’ambasciatore USA Ronald Spogli presso l’azienda Costanti (vale la pena leggere l’illuminante “curriculum” dell’ambasciatore sul blog di Franco Ziliani Vino al vino), in località Colle al Matrichese a Montalcino. Lo scopo dell’incontro, che prevede anche la presenza della stampa accreditata, del CdA del Consorzio del Brunello di Montalcino e delle autorità locali (Comune, Provincia, Regione, Camera di Commercio e Prefetto), è quello di annunciare la soluzione al problema del blocco delle importazioni del Brunello negli USA. Soluzione che, come potete leggere in un commento di Ziliani sul suo blog, con tutta probabilità vedrà il Brunello spaccato in due distinte tipologie “Un Brunello normale con aggiunta di altre uve e un Brunello super per quelli che lo fanno con solo sangiovese”. Se davvero passa un’ipotesi del genere, che vede un disciplinare più “aperto” per il Brunello normale, o base, o come diavolo vogliamo chiamarlo (quindi una versione che ammetta la presenza di altre uve), mentre per il “grand cru” le regole saranno molto restrittive, tanto da spingere molte aziende, con tutta probabilità, a rinunciare a produrlo, potete immaginare quale sarà il futuro di questa denominazione.

Per quanto mi riguarda posso solo dire, se davvero verrà adottata una simile “soluzione”, che tutti coloro che hanno sempre fatto il Brunello di Montalcino rispettando le norme previste (volute dagli stessi produttori, ricordiamolo!), tutti coloro che ci hanno sempre creduto, che hanno investito per dare vita ad un prodotto che rappresentasse al massimo il territorio e proponesse il più alto esempio di ciò che il sangiovese grosso di Montalcino può offrire, sono responsabili di non aver fatto nulla per difendere ciò in cui hanno sempre creduto e per cui hanno lavorato.
E’ vero che, per come attualmente è concepito il sistema consortile, sono i colossi, coloro che hanno il maggior numero di ettari ad avere più potere decisionale, ma è altrettanto vero che chi non era d’accordo doveva unirsi e fare corpo unico nelle assemblee, impegnarsi a dialogare con la stampa, la televisione, tutti i mezzi di comunicazione disponibili, affermando con chiarezza la propria posizione e chiedendo con fermezza che i controlli venissero fatti in modo coerente e sicuro, senza alcun favoritismo per nessuno.
Tutti hanno detto “chi ha sbagliato paghi”, ma queste parole rimangono vuote se dietro non c’è una reale volontà politica affinché questo avvenga. Come in tutte le situazioni conflittuali, il conflitto ci deve essere e deve essere motivato. Così non è stato, hanno parlato solo i pezzi grossi, solo coloro che sanno già come andrà a finire. E gli altri? Dov’è la loro rabbia? dov’è la loro coesione? Niente, silenzio, tutti sparpagliati o dispersi. L’unione fa la forza, a quanto pare è una frase alla quale nessuno sa dare più il giusto credito. Si rimane isolati? Allora è finita, non ci sono possibili alternative. Se si vuole difendere ciò in cui si crede e si dichiara di “essere in tanti a fare da sempre il Brunello secondo le regole”, perché questo assurdo silenzio? Se davvero non siete d’accordo, se davvero ritenete che non è così che si risolve il problema del Brunello, se volete che questa denominazione continui ad essere grande, se davvero credete che i controlli siano cosa giusta e che il rispetto delle regole sia l’unica vera modalità per essere credibili e dare garanzie ai consumatori, allora smettetela con questo assurdo silenzio, unitevi e lottate perché il tempo non è dalla vostra parte, è l’ora dei conti.

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