bestialità intollerabili

Il Cirò non si tocca! Lettera aperta all’Assoenologi

ciro_zilianiSe qualcuno pensa che la questione della modifica del disciplinare del Cirò sia definitivamente chiusa si sbaglia di grosso. Di cosa stiamo parlando? E’ presto detto. Da tempo il consorzio di tutela di questa storica denominazione calabrese sta lavorando per ottenere una modifica affinché nel Cirò Rosso (e Rosato) la quantità minima di Gaglioppo, vitigno principe di questa regione, scenda da 95% a 80%. Come recita la proposta di modifica, già approvata e pubblicata in G.U.: “possono concorrere alla produzione di detti vini le uve a bacca rossa provenienti dalle varietà idonee alla coltivazione nella regione Calabria da sole o congiuntamente max. 20%, ad esclusione delle varietà Barbera, Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Sangiovese e Merlot, che possono concorrere max 10%“.
Cosa vuol dire questo? Come l’ha giustamente denominata Franco Ziliani (la foto qui pubblicata è opera sua), da qualche tempo sta avvenendo la “sindrome di Montalcino“, basta andarsi a spulciare i disciplinari degli ultimi anni (e io l’ho fatto ed ho dedicato all’argomento questo articolo)per rendersi conto che, a tappeto, si sta introducendo, anche nelle denominazioni storiche, il concetto di “vitigni migliorativi”, che in parole povere sono – secondo non si sa bene quale assurda convinzione – le classiche varietà internazionali, cabernet e merlot in primis, ma anche syrah, chardonnay, sauvignon ecc.

Non ci vuole molto a rendersi conto che questo procedimento non ha nulla a che fare con la qualità dei vini, ma segue esclusivamente, ed erroneamente, l’idea che la presenza di queste uve all’interno delle nostre denominazioni (vedi ad es. Chianti Classico e Nobile di Montepulciano), rappresenti un buon compromesso per accattivarsi l’attenzione dei mercati esteri. Ma chi l’ha detto??? Proprio ora che la gente, molto più esperta di un tempo, comincia a pretendere di assaggiare vini unici, di territorio, che si distinguano da quello fin troppo numerosi a base di cabernet e merlot, sparsi in tutto il globo, noi cosa facciamo? Li inseriamo nelle nostre migliori denominazioni, convinti che, se c’è una crisi, se il vino non si vende, basta metterci dentro una percentuale di queste uve e il vino ricomincia ad essere venduto.

E così, ecco che questa sorte tocca anche al Cirò e al suo straordinario Gaglioppo. Per fortuna questa malsana idea non è condivisa da un notevole numero di produttori e non solo, tanto che è nato il “Comitato in difesa dell’identità del Cirò“, che ha dato vita ad una petizione per raccogliere le firme e bloccare questa assurda richiesta di modifica del disciplinare. Non solo, ma il Comitato ha anche attivato un blog, con il quale ci tiene costantemente aggiornati, e che oggi ha anche pubblicato una lettera indirizzata al presidente dell’Assoenologi, dopo aver letto proprio sul sito di Assoenologi una nota il cui testo lascia davvero sbalorditi, eccola: “Per la Regione Calabria è stata deliberata la modifica del disciplinare dei vini DOC “Cirò”.
Anche per questo disciplinare è stato apportato un adeguamento alla base varietale dei vigneti, privilegiando in ogni caso i vitigni autoctoni Gaglioppo, per il rosso, e Greco per il bianco.
Sono poi state apportate alcune modifiche migliorative nella descrizione delle caratteristiche dei vini al consumo e nelle disposizioni di etichettatura e presentazione dei vini
.”

Come giustamente fa notare il Comitato nella sua lettera aperta all’Assoenologi: “Quanto riportato nella nota ci sembra surreale e non fa onore alla professionalità degli enologi.

Riteniamo possibile che, a causa delle numerosissime richieste di modifiche di disciplinari DOC, il Vostro comunicato sia frutto di una valutazione non approfondita nei confronti di una piccola realtà nel panorama delle DOC italiane.

Sicuramente è di Vostra conoscenza che attualmente il Disciplinare della DOC Cirò Rosso privilegia l’utilizzo del Gaglioppo, varietà principe calabrese, prevedendo una quantità minima del 95%.
Nella seduta del 6/7Luglio del Comitato Nazionale Vini è stato invece deliberato che oltre al Gaglioppo si possano utilizzare TUTTE LE VARIETA’ AUTORIZZATE in Calabria fino al 20%, con una limitazione al 10% per alcune.

A Voi sembra che questa modifica privilegi il Gaglioppo? A noi no“.

Come non essere d’accordo con il Comitato? Stiamo veramente rasentando il ridicolo.

Discussione

8 commenti per "Il Cirò non si tocca! Lettera aperta all’Assoenologi"

  1. l’ignoranza dei politici è di solito inversamente proporzionale alla loro specchiata onestà…

    Inviato da Maurizio Fava | 9 novembre, 2010, 11:23
  2. Il mondo della GDO, purtroppo, premia la zottarella anziche’ la Mozzarella, il parmesan anziche’ il Parmigiano, dunque anche il cir…lot anziche’ il Ciro’. Mi pento di aver scelto ad un certo punto la via democratica, deponendo qualcos’altro di piu’ solido ed efficace. Ma non e’ detto che ce l’avranno vinta sempre lorsignori. Come disse fra’ Cristoforo a don Rodrigo, “verra’ un giorno…”

    Inviato da Mario Crosta | 9 novembre, 2010, 17:39
  3. [...] and Cirò Marina, Calabria (the letter was reposted today by one of Italy’s top wine blogs Esalazioni Etiliche and Mr. Franco Ziliani and I posted about it at VinoWire today as [...]

    Inviato da Soylent Merlot: the Montalcino Syndrome infects Calabria « Do Bianchi | 9 novembre, 2010, 19:57
  4. Penso che per il Cirò come per molte altre denominazioni la questione sia un pò diversa dal caso Montalcino. C’è una strategia a lungo termine ed è quella di avere un vino sempre pronto “alla moda”. A questo scopo viene inserita nel disciplinare una percentuale di TUTTE LE VARIETA’ autorizzate nella regione. Così oggi utilizzerò Merlot, fra qualche anno Sangiovese e via di questo passo. Particolare molto importante è che la lista delle varietà è sempre aperta, e se una varietà è considerata interessante basterà farla inserire nella lista e potrà essere utilizzata. Praticamente viene cambiata la base varietale senza dover procedere al cambio di disciplinare. Questo particolare forse è un pò troppo tecnico, ma fondamentale.

    Interessante la discussione anche su http://dobianchi.com

    Inviato da Francesco | 10 novembre, 2010, 20:43
  5. @Francesco,
    non ci sono dubbi che le intenzioni siano queste. La “sindrome di Montalcino” però è un riferimento per tutte le altre denominazioni. In quel caso il disciplinare impone 100% sangiovese, cosa che non tutti hanno rispettato. Per evitare di correre gli stessi rischi è sufficiente “liberare” i disciplinari dai vincoli varietali e il gioco è fatto.

    Inviato da RoVino | 10 novembre, 2010, 23:17
  6. A proposito di svilire il cirò ( perchè di questo stiamo parlando ) introducendo vitigni internazionali e non, la cosa che più fa pensare è che proprio i produttori, che sono i veri depositari di questo patrimonio, non abbiano assolutamente le idee chiare. Questo dimostra ancora una volta la loro poca lungimiranza, fatte le debite eccezioni naturalmente.

    Inviato da Gaetano | 13 novembre, 2010, 18:08
  7. Ancora con queste scemenze di taroccare i vini con vitigni internazionali? Per fare cosa, per vendere il Cirò agli americani? Bah…

    maremma…

    Inviato da CavoloVerde Athos | 16 novembre, 2010, 00:29
  8. [...] suol dirsi, fuori dai denti … che ne richiama qui un altro de “il viandante bevitore” … qui un articolo del 9 novembre 2010 dall’esplicito titolo il cirò non si tocca … dove c’è un [...]

    Inviato da … cirò VS bolgheri … seconda parte … | … illatosocialediannitoabate… | 27 dicembre, 2010, 20:19

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