le cose che fanno male

Intrallazzo: con 300 euro è possibile

Occhio ai blog enogastronomici che chiedono soldi alle aziende vinicole per recensirle

codice_di_comportamentoIl giornalismo enogastronomico ha una fonte di finanziamento in più rispetto a quello, per esempio, di cronaca: l’oggetto di cui si parla. In ambito web ci sono blogger che sfruttano questa sorta di potere mediatico per guadagnare denaro, facendo pagare agli oggetti dei loro post, aziende produttrici e vini da loro prodotti, lo spazio dedicato sui rispettivi blog.
Qualche settimana fa, a seguito dell’articolo da me pubblicato qui, mentre si discuteva circa l’opportunità di scrivere di vino su un blog e allo stesso tempo vendere vino, direttamente o indirettamente, su un’enoteca online, un produttore ha pubblicato una mail inviatagli, poco prima del Vinitaly 2012, da uno dei network protagonisti della discussione, che più o meno recitava così:

———-
Buongiorno, sono Xxx, staff marketing di Yyy.
Scrivo perché vorremmo proporvi un’iniziativa sponsorizzata per un articolo che pubblicheremo in occasione del prossimo Vinitaly. Stiamo selezionando aziende eccellenti per un tour di assaggi “ideale” che uno dei nostri editor farà durante la fiera. [...]
Ci farebbe piacere avervi nel tour. Il costo è estremamente ridotto (€300 oltre IVA) trattandosi di un solo articolo pubblicato su www.[nome_del_blog].com con diversi brand ufficialmente selezionati e sponsor del tour di assaggi.
Segue una descrizione del network[...]

———-

Proporre alle aziende produttrici un articolo, o una menzione all’interno di un articolo, per 300 euro rappresenta, a mio avviso, la peggiore delle mercificazioni dell’informazione. Tanto più che un blog (web-log) dovrebbe essere, come recita la definizione, una sorta di diario personale online, dove il blogger racconta le proprie esperienze. Se il blog diventa un negozio di recensioni, non più passion-driven bensì money-driven, l’agenda del blogger rischia di crearsi in funzione di quanto sia disposta a pagare un’azienda vinicola, anziché in funzione di quanto i vini da essa prodotti suscitino la sua curiosità.

Alcuni animatori di un blog allora appartenente al network che aveva inviato la mail sopra riportata, si sono difesi dapprima scaricando le colpe su un altro blog, quindi su uno stagista che aveva male interpretato i loro “input”. Argomentazioni che, portate avanti dagli appartenenti alla schiera di coloro che sino a poco prima avevano accusato il sottoscritto di non essersi preso le proprie responsabilità per non aver fatto nomi e cognomi nel suo articolo, non rappresentano un bell’esempio di assunzione di responsabilità.
In ogni modo, voglio credere a quanto affermano gli animatori di quel blog, e all’uopo desidero avvertire produttori di vino, consumatori e lettori. Attenzione! Esistono blogger onestissimi che cadono vittime di stagisti senza scrupoli, e che si ritrovano, loro malgrado, a chiedere soldi alle aziende vitivinicole per recensirle nei loro blog. Quindi, prima di giudicare la serietà di un blog enogastronomico, informatevi sullo stagista.
:-)

Discussione

10 commenti per "Intrallazzo: con 300 euro è possibile"

  1. [...] Follow this link: Esalazioni etiliche – Intrallazzo: con 300 euro è possibile [...]

    Inviato da Esalazioni etiliche – Intrallazzo: con 300 euro è possibile | Che Tipo Di Vino... | 29 novembre, 2013, 09:33
  2. Maurizio, inviti la lepre a correre e lo sai…sono anni che denuncio la stessa cosa. ma vorrei sottolinearne anche un’altra che a molti sfugge: la VERA differenza tra il cd blogger, cioè il comune cittadino che esprime legittimamente le sue opinioni sul web, e non deve renderne conto a nessuno tranne alla propria coscienza (o eventualmente alla legge penale), e il giornalista, cioè chi ha un ruolo e dei doveri professionali sanciti dall’iscrizione a un albo, è proprio questa: io, come giornalista, NON posso fare marchette. se lo faccio, vengo sanzionato dall’odg. Quasi tutti diranno: ma via, la stampa è piena di marchette. verissimo. ma proprio per questo sostengo che è indispensabile tenere separati i ruoli del blogger e del giornalista. contro il primo, salvo sputtanarlo, non posso fare nulla. il secondo posso (anzi, devo) denunciarlo all’ordine. e l’ordine deve sanzionarlo. a questo serve l’ordine. occorre ristabilire i ruoli con le relative responsabilità e non cade nell’errore opposto del “todos caballeros”. i conflitti di interesse vanno prevenuti e combattuti. e infine chiedo: è peggio il giornalista che fa marchette, il blogger che fa affari facendo leva sulla propria 2reputazione” o il produttore di vino che con una mano fa vino e con l’altra lo vende (il proprio) con la scusa di fare informazione libera? meditare, meditare…

    Inviato da Stefano Tesi | 29 novembre, 2013, 09:41
  3. Ti ringrazio per la tua analisi, Stefano, che mi fa tornare in mente una ricerca che ho svolto tempo fa, proprio a proposito di “ordine” e “disordine” (magari tra un po’ la metto online). L’Ordine controlla i giornalisti, non i blogger, ma entrambe le figure fanno parte del mondo della comunicazione, mondo nuovo, pieno di lacune dal punto di vista regolamentare. Cosa fare? Copia/incolla della Carta di Treviso sul sito dell’Agcom? Non lo so e comunque non basta. Per adesso cerco di correggere certi costumi ridendo, per quanto ci sia ben poco da ridere…

    Inviato da Maurizio Taglioni | 29 novembre, 2013, 10:33
  4. Avevo seguito – almeno parzialmente – la prima parte della querelle su facebook. Tralascio un momento la querelle in esame perché devo ringraziare Stefano Tesi per aver squarciato con un lampo di luce un dilemma atroce che mi attanagliava da anni. Non riuscivo infatti a comprendere il reale oggetto del contendere nell’eterna diatriba tra giornalisti e blogger pensando che se, come è vero, entrambi sono passibili di querela per diffamazione (penale) e risarcimento danni (civile) per ciò che scrivono, non vi fosse poi tutta questa differenza di responsabilità.
    Invece oggi l’oggetto del contendere mi appare finalmente cristallino: i blogger possono fare marchette alla luce del sole e non c’è un odg che li sanziona, i giornalisti no (o almeno, teoricamente no). Ecco il busillis risolto! E’ questo che disturba?

    Bè, posso dire una cosa? Non è così importante la sanzione quanto la perdita di reputazione. La reputazione è tutto sia per il giornalista che per il blogger (o autore online non iscritto all’ordine, preferirei all’ormai consunta e desueta definizione), persa quella, perso tutto. Cos’altro c’è da perdere per un giornalista o per un blogger?

    Ciò che è descritto in questo articolo è inammissibile e va ripudiato in ogni modo perché rappresenta la feccia dell’informazione ma se da un lato la questione era stata liquidata in passato dai protagonisti con un errore di uno stagista o si accetta per vera la versione e ci si mette una pietra sopra oppure si contatta lo stagista per chiedere conto della sua versione.

    In tutto questo gli sponsor post non c’entrano una mazza perché uno sponsor post, piaccia o non piaccia (a me non piace), è la stessa identica cosa di un publiredazionale. Dove sta il problema se è ben definito come tale? (e la domanda retorica la sta ponendo chi non ne ha mai fatto uno ma è per la libertà totale quando le cose sono trasparenti).

    Ciao, Fil.

    Inviato da Filippo Ronco | 29 novembre, 2013, 10:55
  5. Te possino Fili’… ma non eri amico mio?
    Come vedi, sulla storia dello stagista la pietra sopra non ce l’ho messa. Sono lento a rispondere perché faccio un altro lavoro, ma se venissi a sapere chi era lo stagista innominato, non mancherò di chiedergli la sua versione. In ogni modo, un direttore di testata dovrebbe prendersi le sue responsabilità, scaricare le colpe sullo stagista mi è sembrato inopportuno. Su sponsor-post e redazionali, e in particolare su come vengono pubblicati su vari blog e testate, su quanto siano trasparenti e immediatamente riconoscibili dai lettori, devo ancora esprimermi completamente, ma non farò sconti.
    Maurizio

    P.S. Ma quando un blog o una testata, avente un contratto di esclusiva con Vinoclic, pubblica uno sponsor-post o un redazionale, fa transitare il “cliente” attraverso Vinoclic o lo scavalca?

    Inviato da Maurizio Taglioni | 29 novembre, 2013, 14:28
  6. Allora alcune doverose e importanti precisazioni:

    1) certo che sono tuo amico.

    2) il tizio mi pare si chiami Alessio Cannata, non l’ho scritto io ma l’ha scritto il Sig. Michele Braganti in un commento al post di facebook. La cosa che farei io è alzare il telefono e chiamare Cannata per sentire la sua versione, a maggior ragione dovrebbe farlo un giornalista iscritto all’ordine ;)

    3) Siamo d’accordo sullo scaricabarile ma mi pare che si sia parlato di errore che detto e non detto è implicitamente di tutta la redazione / editore e non certo solo dello stagista

    4) VinoClic non ha alcun contratto di esclusiva con i propri publisher. Il rapporto è basato sulla reciproca collaborazione e fiducia fin dove possibile per entrambe le parti.

    5) Ecco questo è importantissimo perché è una cosa su cui mi batto da anni: vinoclic non vende altro che pubblicità display, non è mai stato venduto un articolo nella storia che sia stato pubblicato per il tramite di VinoClic. Questo deve essere assolutamente chiaro e cristallino. Anzi, VinoClic chiede ai publisher di limitare al massimo e se possibile evitare completamente la pubblicazione di contenuti a pagamento e quando ciò avviene sono attività che il publisher svolge da sé e contro l’etica di VinoClic.

    Questo per la massima chiarezza e trasparenza.

    Ciao, Fil.

    Inviato da Filippo Ronco | 29 novembre, 2013, 15:24
  7. Vabbe’, sul punto 1 non avevo dubbi; sul 2, ho appena chiesto l’amicizia su fb all’interessato; sul 3, apprezzo le tue doti di avvocato, ma quello che ha fatto il direttore (rileggi il commento del direttore) è stato tirarsene fuori, lui e il direttore dell’altro blog, per scaricare tutte le colpe sullo stagista.
    Sui punti 4 e 5 nulla da dire. Sai che approvo pienamente l’operato di Vinoclic e che mi sono anche adoperato per l’ingresso di laVINIum nel portfolio. Però pensavo davvero si trattase di un contratto di esclusiva.
    Un bacio :-)
    Maurizio

    Inviato da Maurizio Taglioni | 29 novembre, 2013, 15:44
  8. Diciamo che non c’è scritto ma che è quello che ci piacerebbe si concretizzasse spontaneamente per meriti comuni.

    Inviato da Filippo Ronco | 29 novembre, 2013, 15:49
  9. Ci sono poi giornalisti e blogger che fanno consulenze per le aziende, non parlo solo del mondo del vino, difficile per il lettore rendersi conto della marchetta.

    Inviato da giuseppe paolo trisciuzzi | 29 novembre, 2013, 18:26
  10. non riesco a crederci io alla mia età come tutti quelli che lavorano in vigna CREDONO che il loro vino sia il migliore.Ma Voi vi siete chieste perché? Il lavoro, il verderame, lo zolfo, il lavoro in cantina senza alcun prodotto per stabilizzare o chiarificare il vino li rende sicuri che il loro vino é il migliore e poi qualcuno vuole soldi per propagandare il suo prodotto,e lui accetta perchè la società è COSì VUOLE CHIACCHIERE poi il prodotto è il migliore.Ma chiediamoci i giornalisti non sanna nulla.
    quante stelle a cuochi e quante medeglie a vini che non hanno valore perchè ?
    Io sono solo nella vigna e il mio vino lo bevo con gli amici,il mercato? dopo il giudizio degli esperti degustatori lascio a loro decidere. ciao

    Inviato da norberto | 1 febbraio, 2014, 22:55

Invia un commento

Follow laVINIum on FacebookFollow laVINIum on Twitter
aprile: 2014
L M M G V S D
« mar    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930