Accogliamo con piacere sul nostro blog le interessanti e condivisibili riflessioni di Michele Antonio Fino, docente di Legislazione dei Prodotti viticoli ed enologici, sulle diverse contraddizioni che emergono intorno al mondo del Prosecco, che dal luglio 2009 ha conquistato la Docg per due storiche aree produttive, quella di Conegliano-Valdobbiadene e quella di Asolo. Interessante, per quanto riguarda Conegliano-Valdobbiadene, notare come, alla luce di questa ridefinizione dei disciplinari, sia possibile etichettare i vini in tre possibili modi: Conegliano Valdobbiadene – Prosecco, Conegliano – Prosecco o Valdobbiadene – Prosecco, a voler dimostrare che i due comuni possono convivere o separarsi secondo necessità che all’interno del disciplinare non vengono però definite, se non per quanto riguarda la sottozona “Cartizze”. Inoltre la dicitura “Prosecco” può essere omessa, ad indicare che è il nome delle due località a prevalere (cosa che, stranamente, non è stata prevista per l’altra Docg “Colli Asolani – Prosecco” o “Asolo – Prosecco”)…
Domenica 22 agosto la Repubblica dedicava una pagina alla crisi di rapporti tra Conegliano e Valdobbiadene, capitali gemelle della neonata DOCG del Proseccco, fortemente voluta dall’allora ministro Luca Zaia e destinata, nel comprensibile e giustificato disegno normativo, ad essere la punta della piramide dalla base più larga nell’intera Italia enoica: la DOC Prosecco, che include addirittura due regioni diverse, il Friuli e ben oltre il 50% del Veneto.
La crisi di rapporti si esplicita nella decisione di Valdobbiadene di fare una sua manifestazione dedicata alle celebri bollicine, senza l’ingombro e le pastoie della necessaria collaborazione di Conegliano. Apprendo dalle colonne del giornale di De benedetti che Conegliano con sportività lascia fare e promette la partecipazione delle proprie migliori realtà.
Intanto però emergono le cifre dei costi della nuova manifestazione (60 mila euro, 40 a carico del comune di Valdobbiadene) e davvero si fatica un po’ a cogliere il senso di tutto questo, stante l’esiguità delle risorse che corrisponde ad una divisione della cui ragionevolezza è lecito dubitare.
Valdobbiadene – Brinda la Vita, questo il nome dell’happening che dal 3 al 6 settembre avrà luogo, a cura di Forum Spumanti d’Italia, con sponsores illustri, ma non (almeno stando alla locandina) il Consorzio di Tutela del Prosecco Conegliano Valdobbiadene DOCG.
Ora, non è dato sapere se sia quel criterio alfabetico che ha costretto Valdobbiadene in posizione subalterna a Conegliano nella denominazione, ad avere acceso la miccia di una rivalsa tanto evidente.
Ma quello che sembra di poter constatare, tenendo lo sguardo un po’ più distante, è che questa separazione (consensuale?) nelle occasioni pubbliche segue una logica che è facilissimo scorgere, ma che forse non è stata nel tempo sufficientemente valutata in tutte le sue implicazioni.
Se infatti il Veneto è ormai una regione culturalmente oltre che politicamente leghista e questo significa valorizzazione dell’identità e del legame con il territorio al di sopra di qualunque cosa, allora è chiaro che Valdobbiadene non è Conegliano e anzi anche a Valdobbiadene, tra zona e zona, ci sono fortissime differenze, quindi possiamo ben aspettarci ulteriori distinguo travestiti da eventi.
Ma questa è l’acqua calda: non vi è chi non sappia che Barolo è denominazione che abbraccia molti comuni, con grandi differenze tra i nebbioli dell’uno e dell’altro, oltre che enormi differenze tra i sorì dello stesso comune. Dobbiamo forse pensare che la nouvelle vague leghista ci porterà alla frantumazione di un’unità che origina dall’unità primitiva dei possedimenti dei Falletti di Barolo o possiamo sperare che la saggezza dei contadini ponga un freno alla fuga degli spiriti secessionisti dal vaso improvvidamente aperto?
Perché se è vero che il proprio campanile è piccola patria, ciò non significa che la cooperazione, il mutuo rispetto ed aiuto, la convergenza degli sforzi, anche e innanzitutto per garantire una forte presenza e una sinergica azione promozionale dei territori, siano meno che necessari allo sviluppo del comparto vino. L’individualismo, nell’affrontare i mercati internazionali, è un gesto folle, destinato al successo solo in sporadici e fortunati casi. La scienza economica prescrive altre vie. L’esperienza dei maestri francesi delle bollicine, anche. Gli Spagnoli, ma anche gli Italiani della Franciacorta lo hanno capito. Speriamo che, complice un auspicabile ripensamento di certe posizioni ultra localistiche della propria classe dirigente, possano farlo anche i produttori del Prosecco Conegliano Valdobbiadene DOCG.
Perché l’individualismo elevato a valore assoluto è ciò che di questi tempi porta al fallimento il tavolo del moscato in Piemonte (d’altronde, chi può considerare cogente un invito alla mediazione degli interessi da parte di una classe politiche che predica “prima i nostri, poi tutti gli altri”?) e non è davvero il caso che un simile morbo, negativo per la campagna, per il suo essere strutturalmente esposta alle intemperie e al capriccio delle stagioni, dilaghi senza che, per lo meno, ne prendiamo coscienza.
Michele A. Fino
Docente di Legislazione dei Prodotti viticoli ed enologici
Corso di Laurea in Enologia – Facoltà di Agraria – Università di Torino
Mi sia consentita solo una precisazione. Nessuna polemica politica antileghisti anima il mio pezzo, ma solo l’altolà di fronte a coloro che forse pensano che l’atomizazione si possa fermare: se si divide il Paese, non c’è ragione per non dividere la Regione. Per capirci, in Piemonte, in Toscana, in Veneto, in tutta Italia, una volta che la distinzione e l’assolo vengono elevati a modello, non mancano certo coloro che si fermerebbero solo una volta arrivati ai confini della propria casa, della propria azienda, della propria vigna.
[...] e allo stesso tempo rafforzato la mia convinzione per spingermi sempre oltre, un articolo su Esalazioni Etiliche , dove si parlava della lite tra Conegliano e Valdobbiadene. Certo! Si parlava prettamente di [...]
Ragazzi quando ci sono di mezzo i soldi e il lavoro bisogna fare gli interessi comuni, alla faccia del campanilismo.
Poi a Valdobbiadene e Conegliano parlano lo stesso dialetto no?