le cose che fanno male

La maglia dei controlli si stringe su Montalcino

Dopo che dall’indagine iniziata nel 2005 è stata di recente avviata un’inchiesta per stabilire se la nota azienda toscana Marchesi de’ Frescobaldi ha commesso “frode in commercio e falso in atto pubblico”, insieme a 6 fornitori di uve pugliesi e campani (notizia riportata il 6 marzo dal Corriere Fiorentino), argomento di cui ha parlato dettagliatamente il sempre attento Franco Ziliani nel suo blog Vino al vino, ora la maglia dei controlli sembra stringersi sull’intero comparto vitivinicolo ilcinese.

Dai primi accertamenti effettuati dai NAS tra vigneti e cantine, sembrerebbe che in un numero ragguardevole di casi siano stati trovati vitigni non autorizzati alla produzione del Brunello e del Rosso di Montalcino. Ovviamente le notizie arrivano confuse e mai confermate, pertanto, ad oggi, non ci sono certezze né su chi né su quale frode è stata commessa con precisione. Quello che è certo è che la tanto decantata tracciabilità del Brunello di Montalcino, verificabile dai codici scritti sulle fascette docg, garantisce solo il proprietario, la partita di provenienza, l’annata, il titolo alcolometrico, l’acidità e l’estratto secco, ma non fornisce alcuna garanzia sulle uve con cui il vino è stato prodotto! Ora, visto che il Brunello di Montalcino è uno dei più famosi vini al mondo e visto che non costa proprio pochi spiccioli, sarebbe auspicabile che certi controlli e certe spiacevoli “scoperte” le facesse direttamente il Consorzio, provvedendo a punire coloro che frodano. Andrebbe sicuramente a favore dell’immagine del Brunello e di tutti quei produttori onesti che da sempre hanno reso gloria a questa importante tipologia di vino toscano e che non meritano di pagare per la disonestà di altri.
Attenzione quindi a generalizzare, ma basta chiudere gli occhi, è ora che chi si occupa di diffondere la cultura del vino italiano, se ne ha le capacità tecniche e la coscienza intellettuale non faccia più finta di niente, dichiari espressamente i suoi dubbi e le sue convinzioni. Il vino italiano, e il Brunello di Montalcino in particolare, può solo giovarsene.

Discussione

3 commenti per "La maglia dei controlli si stringe su Montalcino"

  1. secondo me ognuno può fare il vino con le uve che preferisce, ma poi questo vino lo classifica “vino da tavola” e gli da un bel nome di fantasia, il mercato poi lo giudicherà. ma non può fare il vino come piace a lui e poi venderlo con un nome che con il suo vino è solo parente, questa è truffa.
    Ma il tentativo di truffa si può capire, succede da sempre, quello che non riesco a capire è la funzione del Consorzio, cosa garantisce?
    Un vecchio vignaiolo, ai tempi delle prime docg, diceva sempre “denominazione di origine controllata e garantita….. da chi?”
    E vedo che le cose non sono cambiate.
    Leggendo in giro mi era sembrato di capire che NAS o GDF avessero scoperto in alcune cantine vini provenienti dal sud, ora sembra invece che si tratti di cosa grave ma diversa: tra alcuni filari di Montalcino si coltivano altre uve che il Sangiovese, e torna in ballo il Consorzio, una pianta ci mette qualche anno a crescere, è possibile che nessuno si sia accorto di nulla?
    E se questo è successo, qualcuno è stato licenziato o dimissionato?
    borntowine

    Inviato da borntowine | 25 marzo, 2008, 12:02
  2. Carissimo,
    il fatto è che le notizie arrivano a pezzi e sempre con una cortina di fumo sopra. Per quanto ne so a oggi, le cose che non vanno sono sia in vigna che in cantina e le aziende indagate sono davvero tante. Se poi tutto questo finirà in un bicchiere d’acqua, sarà la dimostrazione che in Italia si punisce solo chi è scomodo ai potenti di turno.

    Inviato da rovino | 25 marzo, 2008, 12:45
  3. Intanto continuerò a bere e soprattutto a consigliare il Brunello del nostro amico Giuseppe Gorelli, e poi speriamo che i nomi e cognomi vengano fuori.
    Però chiedo a voi divulgatori di non recensire i vini di cui dubitate, non parlatene proprio.

    Inviato da anonymous | 25 marzo, 2008, 13:58

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