Della serie “continuiamo così, facciamoci del male”. Per quanto si possa cercare appigli ideologici o propagandistici per screditarne l’operato, è un fatto che il ministro delle politiche agricole Luca Zaia sta facendo un lavoro di controllo di tutta la filiera, dal vino al pane, dai prosciutti ai formaggi, che sta portando risultati indubbiamente concreti, spiacevoli ma concreti.
La mozzarella di bufala, vanto della produzione casearia, sta attraversando un periodo certamente difficile, quasi burrascoso, dove si susseguono denunce e sequestri, e persino il commissariamento del consorzio di tutela della “Mozzarella di bufala campana Dop”. Cosa sta succedendo? Dopo l’ennesimo sequestro operato ieri presso sette caseifici del casertano, ma soprattutto dopo l’intervento a Radio Montecarlo del ministro Zaia – “Ho commissariato il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala, perché durante i controlli lo stesso presidente del Consorzio è stato sorpreso annacquare il latte. Ho già firmato un Decreto in cui ho nominato quattro uomini di mia fiducia, che controlleranno, con la lente di ingrandimento, anche questo grave caso di contraffazione” – l’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (ADUC) ha chiesto che venga revocata la Dop, anche a causa di un’anomalia del disciplinare, che consente di produrre mozzarella di bufala “campana” anche con latte proveniente dalle province di Roma, Latina e Frosinone nel Lazio e dalla provincia di Foggia in Puglia.
Anche la Coldiretti aveva chiesto dei cambiamenti precisi: “Da tempo ritenevamo che sia la compagine che il modus operandi del consorzio doveva avvalersi di un maggior contributo delle imprese agricole e in particolare degli allevatori. Questa situazione, più volte denunciata, anche alla luce dei problemi di carattere sanitario attraversati negli ultimi anni, ci aveva portato a chiedere una modifica della composizione del consorzio per rilanciare un comparto che usciva da un tunnel maledetto“.
Già, un tunnel maledetto che sembra non avere ancora trovato una via d’uscita, infatti i Carabinieri dei Nas di Caserta hanno sequestrato ieri ben due tonnellate di prodotti caseari in seguito ad alcuni controlli eseguiti presso aziende situate a Marcianise, Villa Literno, Cancello Arnone, Capua e Falciano del Massico, dove sono emerse carenze igienico-sanitarie e strutturali degli stabilimenti e degli alimenti, ma si attende anche . Il valore delle aziende e della merce sequestrata ammonta ad oltre 6 milioni di euro.
Il presidente del Consorzio di tutela Luigi Chianese precisa che “i sigilli in questione – stando a quanto verificato – riguardano produttori che non fanno parte dell’ente consortile Mozzarella Dop con sede in provincia di Caserta“. Se così è, viene naturale chiedersi perché è consentito produrre mozzarella di bufala senza fare parte del consorzio. Inoltre diventa assai poco credibile qualsiasi affermazione del presidente se proprio il ministro dichiara di averlo sorpreso mentre “annacquava il latte”. Il suo obiettivo di “rassicurare i cittadini” viene decisamente meno…
Certo è che quando una mozzarella di bufala, che dovrebbe essere ottenuta con latte bufalino al 100%, contiene invece oltre il 30% di latte vaccino ( secondo il ministro Zaia, le analisi, effettuate dall’Ispettorato centrale repressione frodi del ministero, hanno rilevato che 106 campioni dei 530 prelevati nella grande distribuzione, da settembre a novembre, hanno presentato un quantitativo di latte di mucca superiore al 30%), si sente, eccome se si sente, soprattutto per chi ha avuto modo di gustare più volte il prodotto lavorato nel rispetto del disciplinare.
Ma la mia domanda sorge spontanea: si può pensare che un prodotto che dovrebbe rappresentare il top qualitativo, l’eccellenza assoluta, venga distribuito nei supermercati? Si può produrre VERA mozzarella di bufala campana Dop in quantitativi tali da poter raggiungere i canali della grande distribuzione? Molto probabilmente se il latte di bufala fosse solo quello delle province campane, intero e senza “annacquamenti”, il quantitativo prodotto sarebbe decisamente inferiore, a tutto vantaggio di una qualità che da un marchio Dop sarebbe lecito aspettarsi.
Fonti: Il Mattino 1, Il Mattino 2, Agi.
Le eccellenze, secondo me, dovrebbero rimanere tali. Ma nel nostro paese vige una sorta di democrazia gastronomica secondo la quale tutti devono avere accesso a tutto. è stato così per molti prodotti, uno per tutti, il lardo di Colonnata, che ora viene prodotto in quantitativi industriali. La povera mozzarella non fa eccezione
Infatti, Laura! Però dipende anche da noi, da chi pretende di trovare il tonno rosso al ristorante, il lardo di Colonnata in Sicilia, il tartufo d’Alba a Gorizia. Siamo disabituati al cibo di stagione, a muoverci per andare ad assaggiare il tal prodotto di nicchia ecc.
basta vedere il successo dei centri commerciali, dove tutto è ormai standardizzato, dal capo d’abbigliamento all’elettronica. Ma la gente sembra non preoccuparsene, anzi, ci passa pure la domenica…
concordo con entrambi, soltanto aggiungo, il controllo imposto sa zaia oltre che da uomini di sua fiducia, dovrebbe essere concertato con quei rappresentanti sani che difendono la filiera ogni giorno con enorme fatica
Certo Giulia,
anche se bisogna dire che Zaia non manca mai di ricordare che il marcio viene scoperto proprio per lasciare al sano di emergere. La corruzione, purtroppo, è su vasta scala e in tutte le categorie dell’agroalimentare e non solo. Nel vino, ad esempio, lo scandalo al metanolo fece un danno a livello nazionale, eppure era un’unica ditta ad averlo provocato.
buona la mozzarella annacquata…è piu leggera e contiene meno colesterolo
Si Marco, purché costi meno e sia specificato…
L’affermazione di Marco l’ho sentita anche da altri…non è che bisogna rivedere il disciplinare?
Per quanto riguarda l’eccellenza a disposizione di tutti; sì probabilmente in questo caso sono rilevabili fenomeni speculativi; più in generale però sarei molto cauto nel relegare a nicchia ciò che da sempre ha fatto parte della tradizione e cultura popolare. Se questi prodotti li metti tutti sugli scaffali più alti, poi dopo non li vede più nessuno.
“E’ di oltre 900 tonnellate di prodotti alimentari destinati al consumo non in regola con le norme igienico-sanitarie, il bilancio del sequestro messo a segno dai carabinieri del Nucleo antisofisticazione del Nord Italia nel corso dell’operazione “Cibo sicuro”, svolta a livello nazionale e disposta dal Comando carabinieri per la tutela della salute di Roma.
Anche Parma è finita nella lista dei Nas: sono 300 i chili di mozzarella sequestrati perchè sovraccarichi di ricotta per aumentarne la resa e oltre 835mila i chili di semilavorato per mozzarelle, per un valore di 3,5 milioni di euro, sequestrati per la mancanza di tracciabilità del prodotto.”
COSI’ RECITAVA IL 28/7/2010 UN ARTICOLO LANCIATO SU UN BLOG, UNA VOLTA VERIFICATA LA VERIDICITA’DELLA NOTIZIA TUTTI, VISTI I QUANTITATIVI POSTI SOTTO SEQUESTRO CI SAREMMO ASPETTATI CHE LA QUERELLE NON FINISSE SEPOLTA E CHE LE FORZE DELL’ORDINE CHE SICURAMENTE A QUEST’ORA AVRANNO ULTIMATO ANALISI RILIEVI, AVESSERO SVELATO I NOMI DEI COLPEVOLI.
O PER TRANQUILIZZARE L’OPINIONE PUBBLICA E SCAGIONARE GLI INQUISITI COMUNICATO CHE GLI ESITI DELLE ANALISI AVEVAVO DATO RISULTATI NEGATIVI, INVECE NULLA, MA E’POSSIBILE CHE IN QUESTO PAESE IL CONSUMATORE DEVA SEMPRE ESSERE TENUTO ALL’OSCURO DI TUTTO, BASTA ORA SIAMO STAN CHI E VOGLIAMO OLTRE CHE UNA INFORMAZIONE PIU’ PRECISA E PUNTUALE ANCHE MAGGIORI GARANZIE, NON VI SEMBRA IL MINIMO CHE SI POSSA PRETENDERE?