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Pillole da Montalcino

montalcino_fortezzaDopo una giornata di intense degustazioni sotto il tendone appositamente allestito nella fortezza di Montalcino, a 110 decibel di signal to noise, parte proveniente dalla sala predisposta dove un centinaio di giornalisti, buyers e tecnici di varia provenienza vivono del servizio di decine di sommelier tesi e preoccupati nello svolgere il loro compito di versare nei calici ettolitri di vino che andranno tristemente perduti nelle apposite sputacchiere, parte dalla sala attigua dove i 136 produttori partecipanti propongono i loro vini ai visitatori, viene naturale chiedersi qual è il senso di questo circo Togni enoico. Forse sarebbe ora di ripensare le anteprime, di valutarne l’effettiva utilità e, visto il tanto dispendio di energie, di denaro, di persone, di ipotizzare possibili alternative. Oggi ho degustato più o meno 85 Brunello di Montalcino annata 2005, che gli esperti hanno giudicato “a quattro stelle”. Su queste valutazioni c’è poco da dire, non sono certo “tirate”, semmai piuttosto spostate verso facili entusiasmi, necessari a indorare un prodotto che deve essere venduto. C’è indubbiamente da porsi alcune domande. Ad esempio: dove sono andati a finire quei colori estremi, tipo melanzana, inchiostro, rubino violaceo, che hanno caratterizzato un buon numero di etichette negli anni addietro, sui quali si è molto discusso e che da più parti sono stati spiegati come merito dei nuovi cloni di sangiovese?
Cosa è successo, improvvisamente o quasi, a partire dallo scorso anno – dove l’annata in gioco era la 2004 – che ha mutato repentinamente la materia colorante di questi vini? Su 85 campioni, la stragrande maggioranza aveva dei colori assolutamente normali, anzi, addirittura più evoluti e scarichi che in tempi passati: il rubino? Neanche a parlarne. Il granato? Si, nettamente, ma spesso anche accompagnato da evidenti sfumature aranciate e da bordi del tutto scarichi di colore, praticamente trasparenti. Colpa dell’annata? Ma come, se le hanno assegnato 4 stelle! E vogliamo parlare delle sensazioni gusto-olfattive? Mi sono trovato di fronte a Brunelli a cui non ero più abituato, assolutamente fedeli alle caratteristiche dell’annata, certamente penalizzati, piuttosto magri, nervosi, tannici, contraddittori nelle note dolci e allo stesso tempo verdi (non tutti, ovviamente), ma figli onesti della realtà! Finalmente.
Certo Dio non è stato molto buono con Montalcino, dopo tutto quello che ha passato, con la crisi imperante ci voleva un’annata fantastica, la 2006 sarebbe stata perfetta, ma per quella purtroppo tocca aspettare un altro anno. Nel frattempo dovremo convincere il mercato che il vino è anche questo, mutevole, vivo, dipendente dall’andamento del clima e delle stagioni, non sempre può essere come gli altri lo vogliono, a meno di inevitabili forzature di cantina. La 2005 è un’annata sincera, in alcuni casi abbiamo vini pronti e godibili, in altri bisognosi di tempo per equilibrarsi, in altri…quel che passa il convento, ci piaccia o no! Ma almeno non ci troviamo di fronte alla pantomima degli anni scorsi, chi ha lavorato bene in vigna propone un prodotto dignitoso, meritevole ancora di più proprio perché ha avuto a che fare con un’annata non facile, ed è giusto così. Vivaddio.

Discussione

3 commenti per "Pillole da Montalcino"

  1. che il vino sia mutevole e vivo come dice Roberto.
    che sia espressione dell’annata, con i suoi pregi e i suoi difetti, e che sia emozionante, sempre!

    Inviato da giovanni scarfone | 19 febbraio, 2010, 17:54
  2. Il problema e’ che adesso ne venderanno ancora di meno…con tutto quello che segue. Seppur a malincuore continuo a ritenere che si debba poter dare la possibilita’ di intervenire (limitatamente) sul disciplinare.

    Inviato da giammichele | 24 febbraio, 2010, 07:25
  3. L’intervento sul disciplinare avrebbe un senso se riguardasse i tempi obbligatori di sosta nel legno e la durata complessiva prima della messa in commercio. Questo perché in annate minori, come ad esempio la 2005, la materia prima non ha la struttura sufficiente per reggere un periodo così lungo.
    Per quanto riguarda, invece, l’ingresso di altre uve, che sarebbero inevitabilmente quelle internazionali, si farebbe solo un gran danno, oltre al fatto che quelle uve non apportano migliorie ma trasformazioni delle caratteristiche del vino. Se il sangiovese di una certa annata non è adatto a durare a lungo, il contributo di altre uve (che non potrebbe ovviamente raggiungere quote elevate, altrimenti non avrebbe più senso chiamarlo Brunello, oltre al fatto che esiste già Sant’Antimo e Orcia nell’ambito dello stesso territorio) non cambia il risultato finale, ma favorisce anzi degli squilibri, poiché avrebbero evoluzioni diverse.
    Se cambiamo i disciplinari sulla base di esigenze di mercato non ha più senso fare disciplinari, visto che questi nascono anche per preservare le caratteristiche di un territorio e di una cultura.

    Inviato da RoVino | 24 febbraio, 2010, 09:54

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