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Prima la neve, poi la pioggia, ma la terra di Langa paga anche gli errori umani

frana in LangaL’ARPA Piemonte lo sa bene, le Langhe sono una zona a rischio frane, e precisamente possono essere soggette a due possibili fenomeni:
- scivolamenti planari lungo lungo gli strati superficiali, che interessano in varia misura la quasi totalità dei versanti a debole pendenza ed orientamento a Nord-Ovest;
- frane provocate da mobilizzazione rapida, che interessano in varia misura gran parte dei versanti a forte pendenza e orientamento a Sud-Est.
Quest’anno, forse come mai in passato, l’inverno nevoso e l’inizio primaverile fortemente piovoso hanno compromesso numerose aree vitate, posso dire con sicurezza sia nell’aspetto franoso che in quello di scivolamento planare. Durante la settimana tra il 6 e il 14 maggio ho avuto modo di osservare fenomeni davvero sconcertanti, soprattutto nella zona di Monforte, ma anche a Serralunga, La Morra, Roddino, Barbaresco, in dose minore a Dogliani. Non ho avuto il tempo materiale per verificare le altre zone interessate dalla viticoltura, né di fare le dovute fotografie, ma mi è rimasta fortemente impressa, ad esempio, la zona della Bussia a Monforte, dove interi pezzi di vigneto sono sprofondati o scivolati verso il basso creando strani effetti a zig zag sui filari di vite. Certamente la neve ha preparato la strada alla pioggia, poiché molte di quelle zone avevano già patito i suoi effetti.
Sarebbe facile imputare le cause di danni così ingenti solo al maltempo, sicuramente determinante ma non unico elemento a provocare quanto ho visto. La realtà è che tanti, troppi pendii sono stati progressivamente disboscati e trasformati a vigneto, che laddove le pendenze sono piuttosto spinte, non essendoci nulla che possa arginare eventuali nubifragi, è praticamente scontato che possano avvenire frane e smottamenti, soprattutto in terreni non in grado di assorbire tanta pioggia e nelle vigne giovani, dove l’apparato radicale delle piante è troppo ridotto per poterle saldare al suolo.
Eppure è risaputo che il clima sta cambiando visibilmente da ormai molti anni, che la natura necessita di equilibrio nella sua disposizione territoriale, che i boschi, pur non dando da mangiare a nessuno, sono indispensabili all’ecosistema, perché favoriscono un maggiore equilibrio climatico, permettono agli animali di vivere in un habitat appropriato (così non hanno necessità di andare a danneggiare le vigne), e spesso sono un ottimo deterrente per arginare i rischi del maltempo.
Allora, il fatto che i vini di Langa abbiano vissuto a partire dagli anni ‘90 un periodo di fama e successo tali da incentivare la nascita di un sempre maggiore numero di aziende e, di conseguenza, di vigne in zone forse non proprio ideali, e che questo fatto abbia indotto molti ad eliminare le produzioni di nocciole e pesche a favore dei più lucrativi Barolo e Barbaresco, può aver contribuito in buona parte a provocare più danni col maltempo che in passato. Basta farsi un giro per rendersi conto che oltre il 90% di quelle colline che caratterizzano le Langhe è ricoperto di vigne, un fenomeno che non eguali in nessuna parte d’Italia.
Ma quanto accaduto servirà a far riflettere qualcuno?

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