Prima Elisabetta Tosi attraverso il suo blog Vino Pigro il (12 settembre), poi WineNews (il 17 settembre) riprendendo come fonte un articolo di Elena Ferrara di Oknovara.it del 15 settembre: Amarone taroccato, tagliato con vino da tavola italiano e francese, imbottigliato a Fara Novarese e spedito in una catena di distribuzione danese attraverso la complicità di un intermediario italiano, residente proprio in quel paese. Leggiamo che “Sarebbero circa un milione duecento mila le bottiglie esportate dal 2007, per un business da 2,5 milioni di euro. La cantina commercializzava il prodotto con un’etichettatura che attestava origine e provenienza diversa da quella reale”. Quale cantina? Prima sul blog Vino Pigro, poi anche sul sito novarese si fa un nome preciso. Forse uno dei più importanti produttori di tutti i colli novaresi. Sempre dal sito novarese leggiamo che ”Nelle cantine dell’azienda vinicola “Dessilani” hanno sequestrato decine di migliaia di etichette, capsule e documenti amministrativi. Il titolare è stato denunciato per frode alimentare”. Dalla nota del Mipaf, riportata integralmente da Vino Pigro, si parla di operazione “Amarone Ter” con sequestri effettuati il 2 settembre ad opera del “Corpo Forestale dello Stato dei comandi di Vicenza e Novara in collaborazione con l’ICQ Torino”.
Dopo Brunellopoli, è un altro duro colpo per un altro grande vino italiano, anch’esso esportato all’estero con grande successo, quasi inarrestabile, ininterrottamente da molti anni. Quell’Amarone oramai diventato, a torto o a ragione (per noi forse più a torto), unico portabandiera della viticultura in Valpolicella, insieme al cugino “Ripasso”, con numeri che ogni anno aumentano in modo incredibile. Con un incastro notevole, che ci lascia di stucco, leggiamo del pesante coinvolgimento, con tanto di denuncia per frode alimentare, di una storica cantina del Nord Piemonte, Dessilani per l’appunto. Il duro colpo quindi va a coinvolgere un’altra zona di grande vocazionalità, quel Nord Piemonte che faticosamente, da anni, sta cercando di riconquistare il terreno perduto e di risalire la china conquistandosi il posto che merita all’interno del magico mondo del nebbiolo e del mondo del vino italiano in generale.
Siamo affranti, sbigottiti, delusi e soprattutto arrabbiati. Se tutto dovesse venir confermato nei prossimi giorni, ci troviamo ancora una volta di fronte ad un bieco taroccamento, da commercianti con doppio pelo sullo stomaco, di quelli che non si fanno scrupoli a sfruttare una denominazione nota e “di moda”, moltiplicando il vino con innesti di altri vini, di altre provenienze, ovviamente per fare cassa alla faccia dei consumatori, di tutti noi consumatori, trattati come fessi da prendere per i fondelli amabilmente. Il mondo delle cisterne che vanno su e giù per l’Italia sembra non aver mai fine. Per altro, sempre nella nota del MIPAF, si legge di moltiplicazione esponenziale di Amarone, Ripasso “e altri vini pregiati” che per ora non è dato sapere quali siano, di quali altre denominazioni.
Non resta altro che aspettare i nuovi sviluppi, magari conoscere le tesi difensive dei soggetti coinvolti, la cantina Dessilani in primis.
aspetterei a creare casi scandalistici prima di conoscere i fatti: ci vogliono anni, sudore e investimenti per creare un’azienda e una reputazione, e basta una voce o un “si dice” per rovinarla per sempre
questo è il rovescio della medaglia della sacrosanta libertà di informazione, quello che consente ai censori e ai despoti di “dimostrare” che la censura è giusta.
Da notizie attendibili che mi sono arrivate dal Piemonte, sembra che la cantina in questione sia tutto’ora operativa. Credo che se tutto questo ” si dice….sembra che….ecc. ” fosse veramente attendibile avrebbero già messo i sigilli ai cancelli aziendali.
Uscirà ad indagini concluse ( dobvrebbero terminare alla svelta…spero ! ) un comunicato stampa del legale aziendale, e da quanto ho appreso da fonti molto vicine alla famiglia ” inquisita ” sembra che loro stessi siano stati vittime di una truffa e di un raggiro da parte di un importatore danese, che gli ha creato danni per qualche Mil. di euro.
Tengo a precisare che non sono il difensore d’ufficio di nessuno, che non conosco l’azienda, i loro titolari e non ho mai bevuto un loro vino.
Si fa presto a ” spalare ” m@@@ ” sulle persone, poi a togliarla ci vuole molto piu’ tempo, ma alla fine la ” verità ” viene sempre a galla, ed allora chi ha spalato se ne dovrà assumere la responsabilità.
Caro Roberto Gatti, sappi che una cantina non si chiude con uno o più “semplici” episodi di frode commerciale. La devi combinare molto più grossa, devi attentare alla salute pubblica… solo allora puoi rischiare una chiusura di qualche settimana, al più di qualche mese.
Quanto al fatto di dichiararsi vittime di raggiri…. è la storiella vecchia come il cucco.
Senza far processi a nessuno, s’intende!
Egr. Maurizio Mesti,
grazie per il ” caro ”
aspettiamo lo svolgimento delle indagini e poi a tempo opportuno se ne riparlerà. Chi vivrà ….vedrà…
Roberto
Purtroppo , sempre se poi ce ne sarà conferma , rischiamo di rovinare l’immagine di tutti i prodotti made in italy,ed io stento a credere che altrove ci sia migliore qualità, direi piuttosto che all’estero hanno la complicità delle loro leggi e minori controlli( almeno in materia di vino, ma non escludo su altri prodotti)…Libertà d’informazione…censura…non Estremizziamoci la vita.Parlino e sparlino i giornali, se io leggo una notizia cerco sempre un riscontro ed una verifica, lo dovrebbero fare tutti ma se la massa non vuole per pigrizia mentale allora si scagli contro tutti anche al primo allarme!Alla fine se c’è il gregge ci sarà per forza un pastore, la pecora dovrebbe prendere coscienza del suo essere pecora, ma è la vita che va cosi’ da sempre!
Ciao,
avete mai provato l’Amarone della Valpolicella DOC 2003 di Poggio Toccalta?
Che ne pensate?