uno sguardo a colori

Reportage (non solo) fotografico dal Sudtirolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 
L’avevamo progettato da tempo. Ritornare in Alto Adige era, lo sapevamo bene, necessario e fortemente voluto. Siamo arrivati ad agosto stanchi, dopo un anno intenso e non facilissimo, con cambiamenti importanti e tante tensioni. Eravamo certi, ce lo siamo detto più volte, che l’amato Südtirol ci avrebbe rimesso in pace con il mondo, anche se per un tempo assai breve, solo 9 giorni.
Siamo partiti da Fiano alle 9.30 di giovedì 7 agosto, valigia, zaino, beauty, fotocamera, cd, borraccia e poco altro. Il portatile? No, questa volta no, ne avevo piene le scatole. E ho fatto bene, perché stare lontano dalla rete e dai suoi ritmi frenetici e confusionari è stato fantastico, non ho sentito neanche una volta il benché minimo richiamo. Mi sono limitato a controllare la posta un giorno si e uno no dal computer di Doris Moser, proprietaria dell’albergo Maratscher di Algund, due chilometri sopra Merano, di cui vi ho parlato più volte, donna di grande simpatia e cultura, amante della vita e delle cose belle, e la fantasia e il gusto con cui ha allestito ogni angolo dell’albergo ne è la prova.
Arrivati ad Algund, dopo una sosta in una trattoria a Sasso Marconi, attorno alle 16.30, abbiamo subito sistemato i bagagli, effettuato le consuete faccende sanitarie, indispensabili dopo un lungo viaggio, dato una piacevole occhiata al panorama dal balcone della nostra camera e…via a Merano, a fare due passi per una cittadina a misura d’uomo, bella, pulita, quel giorno poco affollata ma decisamente calda. La sera era d’obbligo questa foto dal balcone che punta a Castel Tirolo (la notte ha fatto un bell’acquazzone).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ed eccoci alla prima tappa di questa piacevolissima vacanza: Mölten, ovvero Meltina. Si torna con la superstrada verso Bolzano, si esce a sinistra per Terlano e dopo poco si imbocca la strada per il paese che si inerpica fino a oltre 1.000 metri, con una veduta della valle spettacolare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E indovina un po’ con chi stavamo per incontrarci in questa bellissima località? Ma con Fabio Cimmino, sua moglie Rosangela e la loro fantastica bimba Michaela! Non era programmato, ma Fabio mi aveva telefonato proprio il giorno prima per avvisarmi che si trovava a Terlano. Così, dopo quasi due anni che non ci vedevamo, eccoci insieme in un luogo quasi sperduto fra le montagne dell’estremo nord, un napoletano e un romano appassionati di vino e non solo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora, chi di voi conosce Fabio, sa già come questo incontro poteva andare a finire. A visitare aziende, ma non una qualsiasi, bensì quella di Sebastian Stocker (nella foto con il figlio Sigmar), ex cantiniere della nota Cantina di Terlano. Dopo una ricerca non proprio facile (l’azienda non è segnalata in alcun modo), siamo riusciti a trovare la cantina e siamo stati accolti da Sigmar. Di questo incontro vi darò maggiori dettagli in un apposito articolo su Lavinium, vi dico solo che i vini di casa Stocker sono davvero eccellenti, e non potrebbe essere altrimenti vista la grande esperienza di Sebastian e la fantastica collocazione dei vigneti (fra cui il mitico Vorberg da cui attinge anche la cantina di Terlano).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E questa è un’immagine di Algund (Lagundo), vista dalla camera d’albergo, con il sole che trova varco fra le nubi ancora minacciose. Infatti la notte dopo è venuto giù un vero e proprio diluvio, che ha fatto anche qualche danno in alcuni vigneti, tanta era la forza dell’acqua e del vento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non potevo esimermi dal fare qualche foto delle montagne circostanti con un tempo così, fra nubi e successiva pioggia, anche perché non avevamo con noi altro che un piccolo ombrello, di conseguenza non potevo certo rischiare di bagnare la fotocamera andando in giro. Molto più semplice sfruttare la magnifica posizione dal balcone della camera. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Minacciose, le nubi avanzano aumentando l’oscurità. Sembra quasi una foto in bianco e nero, pensate che la pioggia, iniziata nel primo pomeriggio, è stata così fitta da cancellare completamente alla vista la presenza delle montagne.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pioggia è già iniziata a scrosciare, il bianco non c’è più, appaiono solo il grigio e il nero. La cosa incredibile di questo temporale è stata che i lampi e i tuoni si susseguivano in modo continuo, senza pause, come se fosse un unico, lunghissimo frastuono.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come passare il tempo? Io e Laura ci guardavamo in parte preoccupati di avere scelto un periodo infelice per fare una vacanza, ma dall’altra emozionati e affascinati dallo spettacolo. Questa immagine è un suo suggerimento, i nostri occhiali idealmente abbracciati a testimoniare la nostra presenza. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora un’immagine, presa dallo specchio sul balcone, dove si intravede il paesaggio e le gocce mettono in evidenza la presenza della pioggia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giornata successiva, finalmente è tornato il sole ma con una temperatura assai più gradevole (siamo intorno ai 24 gradi). Qui ci stiamo dirigendo al castello di Firmiano, proprietà di Reinhold Messner e museo dedicato alla storia dell’alpinismo. Questa simpatica e caratteristica chiesetta si trova lungo la Strada del vino (Weinstraße), in prossimità di Firmiano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ed ecco il Messner Mountain Museum, ex Sigmundskron, che si affaccia su Bolzano. Lo so, quei fili si potevano evitare, ma quel giorno non mi sentivo molto bene, forse una reazione al cambiamento di tempo repentino, così non me la sono sentita di andare a cercare un altro punto dove fotografarlo.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno scorcio da un lato del castello che guarda al succedersi di montagne fino alla mitica catena delle Dolomiti. Non abbiamo visitato il castello in questo giorno, bensì ci siamo tornati più avanti, purtroppo ancora una volta con la pioggia che mi ha impedito di portare la fotocamera per riprendere le bellissime torri dall’interno. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qui, invece, le Dolomiti si vedono in tutto il loro splendore. Siamo al ritorno da una gita al Passo Mendola (1360 m.), che si raggiunge dalla strada che da Appiano prosegue per Caldaro. Da questo bellissimo passo siamo scesi di circa duecento metri ed abbiamo pranzato all’ottimo ristorante Orsogrigio (tel. 0463 880559), a Ronzone, già provincia di Trento e Val di Non.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trovandomi a fare questa vacanza con alcuni amici che non conoscono questa parte dell’Alto Adige, ho ritenuto giusto tornare a fare visita a quella secolare vite che si trova al Castello Katzenzungen (dal nome del primo proprietario Henricus de Cazzenzunge) a Prissian, in prossimità di Tisens (Tesimo), facilmente raggiungibile dalla superstrada che collega Merano a Bolzano. Avendo già fatto e pubblicato le foto di questa vite di oltre 350 anni (questo è quanto risulta da un recente studio scientifico che “corregge” l’ipotizzata età di 600 anni ma che non toglie nulla a questa straordinaria pianta originaria di Versailles, capace di produrre fino a 700 kg di mosto), mi limito a mostrarvi il punto di ingresso, con questa bellissima chiesetta dal tetto molto particolare. La varietà di vite di questa pianta centenaria che forma uno spettacolare pergolato di 350 metri quadrati, si chiama “versoaln“.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altra tappa Castel Tirolo, ma prima una puntata a Sanct Peter, da cui si arriva facendo la strada che sale da Merano. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’interno è molto bello, ho cercato di fotografarlo con un tempo molto lento e senza flash per mantenere i colori originali; mi sono appoggiato ad una parete e ho cercato di stare immobile, se non ricordo male ho scattato ad 1/8 di secondo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Castel Tirolo non si può fare a meno di andare a visitare il Centro di recupero Avifauna, che si dedica da molti anni alla cura di uccelli feriti per reinserirli nell’ambiente. Questa è una civetta delle nevi in un atteggiamento apparentemente aggressivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Grifone è l’animale più grosso del centro,  osservarlo così da vicino, libero di volare e padrone del cielo fa un certo effetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E che dire del colorato Karakara (Caracara Plancus)?  Questo uccello della famiglia dei falconidi difficilmente passa inosservato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo invece è il Falco Sacro, piuttosto raro dalle nostre parti, con un’apertura alare che può arrivare fino a 130 cm. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mitico Gufo Reale, bellissimo e con a volte atteggiamenti che rasentano il comico. Qui viene utilizzato anche per fare foto con i visitatori, durante le quali si mostra estremamente disponibile. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci spostiamo in Val Venosta, presso lo Schlosswirt, una osteria che si trova in località Juval-Stava a pochi chilometri da Ciardes. Altra proprietà di Reinhold Messner, con il mitico Castel Juval dove ama passare il periodo estivo. In questa osteria situata in un posto magnifico, si mangia in modo eccellente, dal goulasch di manzo all’arrosto di pecora, accompagnati dagli straordinari vini dell’azienda Unterortl della famiglia Aurich, fra cui uno straordinario Blauburgunder, ottenuto da uve situate a 700 metri di altitudine. Anche di questa azienda avrò modo di parlarvi in modo dettagliato su Lavinium.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci teneva tanto ad essere fotografata… 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un’immagine che può farvi intuire in che posizione straordinaria si trovano i vigneti di questa azienda. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non potevamo esimerci da una visita ai giardini della Tenuta Kränzel, che vanno visitati assolutamente per la loro particolarità, un ambiente fatto di labirinti, piante aromatiche, percorsi da fare rigorosamente a piedi nudi, solleticati dal riposante timo, in mezzo ad opere d’arte moderna. Guardate che splendido ibiscus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un tavolo lunghissimo, composto da più assi di legno, si tratta di un’opera d’arte ovviamente. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco il percorso con il vello di timo, passeggiare per questo giardino a piedi nudi è stato esaltante. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come potete vedere il corrugato non serve solo per contenere cavi elettrici, ma può essere utilizzato per una divertente composizione artistica. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altra opera dai colori delicati, molto alta e perfettamente integrata nell’ambiente. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E questo è il labirinto dal quale bisogna tentare di uscire. All’ingresso consigliano di seguire i bambini perché il loro istinto li guida molto bene. Io però l’ho percorso da solo e ho trovato l’uscita per primo, segno che in me c’è ancora un lato bambino molto utile… :)  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se si va a Merano, è d’obbligo percorrere la passeggiata che era tanto cara alla principessa Sissi. Qui ho ripreso il Passirio, torrente che attraversa la città e si congiunge all’Adige. Il tempo, ovviamente, è molto lento, per favorire un effetto scia dell’acqua. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi l’ha detto che le scarpe servono solo per camminare? Qui, nel maso Kienegg, che si raggiunge da Velloi a piedi, è stata utilizzata per contenere una deliziosa piantina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche da queste parti si può ammirare un paesaggio da sogno.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora un esempio di ciò che si può ammirare facendo questo percorso a piedi, per nulla difficile o stancante. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le nuvole non devono ingannare perché la giornata è stata ottima, con sole e temperature ideali, mai oltre i 25 gradi. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con un po’ di attenzione si possono fotografare splendide farfalle come questa. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altra tappa da non perdere la Val d’Ultimo, un percorso che si inerpica sulle montagne con paesaggi da sogno, laghi artificiali ma collocati in ambienti ideali. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci si arriva prendendo la superstrada Merano-Bolzano e uscendo a Lana, si sale il passo Palade e si entra in Alta Val di Non. Ci sono ben otto comuni in questa zona, uno più interessante dell’altro, come S. Pancrazio, S. Valburga, S. Nicolò, S. Geltrude. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con una certa tristezza guardo a questa ultima foto scattata proprio a S. Geltrude, ultima tappa di questo bellissimo viaggio che consiglio di cuore a tutti.

Discussione

15 commenti per "Reportage (non solo) fotografico dal Sudtirolo"

  1. e bravo Roberto, sei riuscito con queste magnifiche immagini (sei un fotografo di grande talento e sensibilità) a farmi venire una divorante nostalgia per quell’amatissimo Alto Adige da cui manco da oltre un anno e da cui non torno più tanto volentieri. Non per i posti, che sono emozionanti e che evocano tanti ricordi di oltre vent’anni di visite in ogni angolo, né per gli amici, come Doris, che sono contento di averti fatto conoscere e di cui sono felice tu sia diventato amico, ma per una mentalità diffusa di larga parte dei suoi abitanti, sudtirolesi, come amano essere chiamati, mentalità che non riesco più a sopportare. Ecco spiegato il mio auf wiedersehen a terre che amo e che mi stanno nel cuore…

    Inviato da Franco Ziliani | 19 agosto, 2008, 18:05
  2. Bellissimo reportage veramente. Dall’altro lato della valle rispetto alle mie fatiche estive di quest’anno (Catinaccio).

    Posso forse capire i sentimenti di Franco rispetto ala mentalita’ diffusa fra gli altoatesini ma e’ difficile non apprezzare la qualita’ della vita, la semplicita’ dei ritmi, il cibo essenziale ma talmente irresistibile (e quegli strudel a cui non si riesce proprio a rinunciare).

    E poi ovviamente i Kerner e Sylvaner che amo tanto e alcuni dei lagrein e dei pinot neri (lo Scwarzhaus di Colterenzio, che pero’ cambiando nome sembra un po’ aver perso parte della sua personalita’).

    Inviato da Francesco Tonon | 20 agosto, 2008, 20:08
  3. ti confermi ottimo fotografo: che spettacolo! Anch’io sono stata più o meno negli stessi posti a ferragosto ma in moto…te lo consiglio

    Inviato da elena.corterugolin | 21 agosto, 2008, 15:00
  4. Cara Elena,
    cominciavo a preoccuparmi che avessi perso interesse per le mie foto! Grazie, i tuoi commenti fanno sempre piacere.

    Inviato da RoVino | 21 agosto, 2008, 15:11
  5. Bravissimo: anche in ferie, ci pensi ai tuoi lettori.Quelo che ci fai vedere si referisce a quello che il mio professore di storia diceva sempre: l’Italia e il giardino dell’Europa.
    Come ti avevo già suggerito sul tuo ‘reprotage’ nelle cinque terre, tra queste fotografie ce ne sonno molte che meritano di essere veduti in tutto il mondo. Ti suggerisco ancora di metterle su Google Earth vi Panoramio. per quanti a me, mi hai dato proprio la voglia di fare un scapo nel Sud Tirol forse l’anno prossimo.

    Inviato da Giuliani Alfredo | 23 agosto, 2008, 13:29
  6. Grande sensibilità Roberto, si vede che ami quei posti.
    Ho passato vacanze bellissime in val Passiria da Sepp sotto la seggiovia dell’Hizer, in Val Sarentina, in Val di Funes nel lontano 1973, meno conosciuta ma fungaia eccezionale, sul Plose sopra Bressanone.
    Difficile essere popolo di frontiera, mi sono sempre trovato molto bene, in qualsiasi circostanza e comprendo il loro orgoglio, il sentirsi naturalmente diversi da noi.
    Ovviamente non capisco gli estremismi, loro e nostri.

    Entrando nei cimiteri e leggendo i nomi nelle lapidi capisci tante cose.
    Grazie per le belle foto ed i commenti.

    Inviato da borntowine | 23 agosto, 2008, 17:05
  7. A Robbè sei proprio forte!!!
    Ciao Antognè

    Inviato da Antognè | 26 agosto, 2008, 09:11
  8. Ma che belli gli animaletti!! Vabbe’ belle tutte le foto. Un incontro con Fabio “Pippo” Cimmino rende più meridionale il Sud Tirol :)

    Inviato da vocativo | 26 agosto, 2008, 22:15
  9. Belle belle belle. La prossima volta che ci vediamo da me le guardiamo sul 32 pollici con un bicchiere tra le dita! Fatti vivo!

    Inviato da LAU | 27 agosto, 2008, 14:20
  10. In Alto Adige resta da sempre un pezzo del mio cuore. E’ vero, a volte a loro scappa ancora di dire “io vado poco in Italia”, ma negli anni si sono ammorbiditi e grazie alla meraviglia della loro terra e alla loro straordinaria bravura direi che ormai sono perdonabili. Stocker, Juval sono da sempre nella mia enoteca insieme ad altri piccoli tesori. Grazie di aver condiviso il suo viaggio regalandoci momenti di poesia.

    Inviato da patrizia | 28 agosto, 2008, 08:28
  11. Bello. He, però una telefonata me la potevi fare,no? Un abbraccio.

    Inviato da Étranger | 28 agosto, 2008, 10:01
  12. Complimenti, a vedere questo reportage mi ha molto rilassato, e mi è sembrato di stare in questi bellissimi posti

    Inviato da Santino Strizzi | 17 settembre, 2008, 10:45
  13. Bellissime foto

    Inviato da roy | 1 ottobre, 2008, 01:18
  14. Foto veramente bellissime!! Complimenti!!

    @ Franco Ziliani:Cos’è che non ti piace della nostra mentalità? Siamo troppo poco “italiani” per te?

    Una ragazza sudtirolese

    Inviato da hope | 15 ottobre, 2008, 14:50
  15. La civetta delle nevi è spettacolare. Complimenti vivi per le immagini.

    Inviato da LI | 29 novembre, 2008, 21:14

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