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S.O.S. Carema, un patrimonio a rischio. Un’interessante proposta di Maurizio Gily

carema_vignetoDa grande appassionato dei vini a base nebbiolo, in tutte le loro diverse espressioni, fra le quali le piccole denominazioni del Nord Piemonte, non potevo esimermi dal proporvi questo significativo articolo sul Carema, pubblicato da Maurizio Gily su MilleVigne, il periodico di cui è direttore responsabile, destinato ai viticoltori e agli imprenditori del settore vitivinicolo, ma che può essere letto e apprezzato anche da chi è semplice appassionato e vuole approfondire le diverse tematiche legate al mondo del vino.
Quella del Carema è una realtà di assoluto interesse, purtroppo non valorizzata quanto dovrebbe, il disciplinare risale al 1967 ma è stato interamente rivisto nel 2010. Il nebbiolo è presente nella misura minima dell’85%, mentre la restante parte consente l’utilizzo di uve a bacca rossa idonee alla coltivazione nella provincia di Torino. Ecco l’articolo di Maurizio Gily.

carema_vigneto2S.O.S. Carema, un patrimonio a rischio
Lo straordinario patrimonio paesaggistico, culturale ed enologico della piccola enclave di Carema è in pericolo. Nel Nord del Piemonte, all’imbocco della Val d’Aosta, Carema e il vicino villaggio di Settimo Vittone ospitano le antiche “topie” (pergole) di Nebbiolo, chiamato picotendro nel patois occitano locale, sorrette da colonne in pietra e aggrappate alla montagna. Chilometri e chilometri di muretti a secco disegnano le terrazze di Carema, che racchiudono fazzoletti di terra coltivabile strappati alla roccia. Scale e viottoli lastricati in pietra completano questo paesaggio unico, che si ripropone simile a pochi chilometri di distanza in terra valdostana, quella di Donnaz. La maggior parte di queste terrazze sono percorribili solo a piedi.
Oggi rimangono meno di 20 ettari di vigneto a Carema e l’abbandono procede anno dopo anno, inesorabilmente. Il problema è che i produttori di Carema semplicemente non guadagnano abbastanza. Vi sono solo due imbottigliatori, il principale è la piccola cantina cooperativa Produttori di Nebbiolo di Carema, che lavora bene ed è premiata dalla critica, ma non riesce ugualmente, a quanto pare, a vendere il vino a prezzi tali da ripagare la fatica di questa viticoltura “eroica”, forse a causa di un mercato quasi esclusivamente locale e non disponibile a spendere più di tanto per una bottiglia.
Ho visitato di recente la zona e ho deciso di scrivere questo “grido di dolore per Carema” sulla base di una precisa convinzione. Ci sono in Italia vari esempi di “viticoltura museale”, come le piantate romagnole e le alberate aversane, che meriterebbero di essere tutelate per il loro valore storico e culturale indipendentemente dal valore di mercato delle loro produzioni.
Il caso di Carema è diverso. E’ un “terroir” speciale, con il potenziale per produrre un vino di grande qualità, una delle più interessanti e originali espressioni del Nebbiolo, ed in quantità molto piccola. Perciò non si tratta a mio avviso di invocare la mano pubblica (che peraltro un ruolo può svolgere e già lo ha fatto, un esempio è il magnifico “sentiero dei vigneti” predisposto dal Comune) per un’operazione assistenziale, ma, piuttosto, di chiedere a qualche produttore di Nebbiolo di alta gamma (penso a Barolo e Barbaresco in primis, ma anche al Novarese, al Vercellese, al Biellese e alla Valtellina) di rivolgere un pensiero a Carema, un pensiero con la forma di un’etichetta, con l’idea di non rimetterci ma neanche guadagnarci, se non in immagine. La cooperativa si renderà sicuramente disponibile a concludere accordi di filiera seri, eventualmente a partire dalla scelta dei vigneti.
Più imbottigliatori, purché di prestigio, e per piccole partite, vuol dire più notorietà e più valore. Invertire la tendenza, e cominciare a ripopolare questa montagna: questo è quello che va fatto, ora e subito, e non pare un’impresa impossibile. Perché i nostri nipoti possano ancora provare al suo cospetto quella meraviglia di cui, come scriveva lo scrittore alpinista Gaston Rebuffaut, l’uomo ha disperato bisogno.

Maurizio Gily
gily@millevigne.it

Discussione

5 commenti per "S.O.S. Carema, un patrimonio a rischio. Un’interessante proposta di Maurizio Gily"

  1. grazie Roberto, grazie a quanti collaboreranno nel diffondere il messaggio, e soprattutto a coloro, se ci sarano, che lo recepiranno. finora tutto tace nel mondo dei nebbiolisti …

    Inviato da maurizio gily | 1 febbraio, 2011, 12:23
  2. beh, allora ciao.

    Inviato da Maurizio Fava | 2 febbraio, 2011, 08:25
  3. Sono diversi i vini in questa situazione ed è anche difficile capire quale merita di più d’essere salvato.
    Però visti i progressi della genetica che ha permesso persino di recuperare vitigni già persi…

    Inviato da Bibliowine Athos | 8 febbraio, 2011, 00:02
  4. E’ vero che non tutti i vini sono da invecchiare in legno?

    Inviato da carlo | 15 febbraio, 2011, 17:08
  5. @Carlo
    certo.

    Inviato da RoVino | 16 febbraio, 2011, 01:19

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