Erano un paio d’anni che non partecipavo all’anteprima organizzata dal Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri Doc, dove sfilano le nuove annate, ma soprattutto quelle che stanno entrando in commercio di questa denominazione la cui storia, lo sanno anche i meno addetti ai lavori, deve praticamente tutto al marchese Mario Incisa della Rocchetta, grande appassionato di cavalli e di vino, che agli inizi degli anni ‘60 decise di piantare una vigna a cabernet sauvignon con l’intento di dare vita ad un vino che si avvicinasse il più possibile ai grandi vini bordolesi che lui tanto amava.
Nel 1968, con l’aiuto dei marchesi Antinori, riuscì a commercializzare le prime 3.000 bottiglie. Fondamentale l’interessamento entusiastico di Luigi Veronelli a questo nuovo straordinario vino. Nel 1974 il suo articolo fu pubblicato da Panorama e il Sassicaia inizio la scalata verso il successo mondiale, sigillato nel 1978, quando il grande giornalista ed enologo Hugh Johnson, della prestigiosa rivista inglese Decanter, decise di inserire il Sassicaia 1972 in una degustazione alla cieca dei 32 migliori Cabernet Sauvignon del mondo. Nonostante il 1972 non fosse una grande annata per via delle numerose piogge, il rosso bolgherese sbaragliò tutti i concorrenti tra cui i più famosi Châteaux bordolesi.
Nacque così una nuova era, nella quale quelli che furono poi battezzati dagli americani “Super Tuscan”, ovvero i grandi rossi Igt e da tavola toscani che, uscendo dalle denominazioni di origine a quel tempo piuttosto poco valorizzanti, divennero un vero e proprio punto di riferimento e rappresentarono un investimento economico altamente remunerativo.
Oggi le cose sono cambiate, la storia ci insegna che non si può andare sempre e solo in salita, in crescita, altrimenti si rischia di trovarsi improvvisamente in stallo o addirittura in precipitosa caduta. Il vino italiano è cresciuto qualitativamente un po’ ovunque, soprattutto nelle zone storiche, e con esso sono cresciuti i prezzi, fino a raggiungere livelli in molti casi decisamente fuori misura.
Se alcuni vini, che godono ancora della fama conquistata in passato, riescono tuttora a sopravvivere è soprattutto grazie al mercato estero, americano in particolare.
Ma questi supertuscan, non solo i più noti e costosi come Sassicaia, Ornellaia, Masseto, Lupicaia, Solaia ecc., sono ancora all’altezza della loro fama? Difficile stabilirlo, soprattutto tenendo conto del fatto che il livello qualitativo degli altri vini è migliorato enormemente. E poi “supertuscan” ha un significato ormai troppo vago, perché parte di questi vini è confluita nelle denominazioni di origine.
Comunque, venerdì scorso, 23 maggio, ho avuto modo di riassaggiare alla cieca una buona parte dei rossi bolgheresi e mi sono concesso il piacere di degustare anche i rosati, una tipologia che a mio avviso è stata fin troppo sottovalutata e che, soprattutto oggi, merita invece grande attenzione. Le mie impressioni le saprete molto presto su laVINIum, datemi solo il tempo di “assemblare” le schede, poiché nel fine settimana ho dato priorità alla mia dolce metà, che con il tempo, lei sicuramente, acquista sempre più fascino.
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