dégustations à la volée

Solaia 97: un mito da 100/100 come dichiarò Wine Spectator? Non direi…

Solaia 97 - AntinoriNon è certo per fare polemica spicciola che ho deciso di scrivere del Solaia ‘97 di Antinori, ma perché ritengo sia giusto invece riflettere sull’opportunità di rimanere sempre vigili e con i piedi ben saldi sul suolo. Costruire miti e leggende è sempre stata una passione per l’uomo, è un tentativo come un altro per sentirsi più vicini a Dio, a qualcosa che altrimenti sarebbe irraggiungibile, non alla nostra portata. Ma la passione non sempre è tale, a volte il mito ha una pura funzione commerciale, ne abbiamo un validissimo esempio con quella assurda e diseducativa trasmissione che, prendendo spunto dal format americano già ben collaudato, vorrebbe farci credere di essere in grado di tirar fuori delle pop star, fenomeni canori con l’X factor, ovvero quella dote speciale che li renderebbe unici e inimitabili. Peccato però che questi “fenomeni” siano del tutto costruiti e propinati commercialmente in modo ossessivo fino a farceli odiare, vedi il “caso” Giusy Ferreri. Ora, se non ci fosse stata questa montatura mediatica, questo lancio discografico che ha battuto in intensità e concentrazione martellante numerosi professionisti affermati, la Ferreri sarebbe stata vista e apprezzata per quello che è, una cantante dalla voce particolare, simpatica, intonata, ancora tutta in divenire, ma che fa parte del nostro pianeta, non viene da Altair o da Vega!

Ed ecco che, trovandomi di fronte a questo Solaia ‘97 (annata del secolo? Altra operazione mediatica, che ha contribuito soprattutto all’aumento indiscriminato dei prezzi…), che alla sua uscita in commercio veniva venduto ad un prezzo fra le 60 e le 80 mila lire, e appena ricevuto lo scettro di miglior vino al mondo dalla più nota rivista enoica americana, Wine Spectator, arrivò velocemente a cifre vertiginose per un vino italiano, in alcune enoteche anche oltre le 400 mila lire, potete immaginare al ristorante, ebbene questo super tuscan ottenuto da cabernet sauvignon 80% e sangiovese 20%, a distanza di 12 anni dalla vendemmia, non sembra avere quell’x factor che dovrebbe renderlo davvero unico.  Lo aveva prima? No, non direi proprio, poiché un grande vino, anzi un grandissimo vino non può perdere le sue qualità straordinarie in una decina d’anni.
Intendiamoci, il Solaia ‘97 non è in fase discendente, sta bene, almeno la bottiglia in mio possesso sembra godere di ottima salute: non ci sono precipitazioni tartariche né impurità (nonostante il vino non abbia subito filtrazioni), il colore è ancora bello vivo, rubino intenso con venature granate, segno comunque di un ottimo lavoro, la vigna Solaia si trova poi a 350 metri sul livello del mare, quindi in una condizione ideale per fornire profumi ed eleganza. Il legno? Quello è rimasto, dolce, cioccolatoso, e non si assorbirà mai, ma agli americani di allora piaceva da morire un vino così (oggi un po’ meno). Il profumo è pulito e nitido già appena versato nel calice, c’è indubbiamente una componente eterea leggermente disgiunta, il frutto, prugna, ciliegia e un po’ di cassis, lascia infatti la tipica sensazione di “sotto spirito”, la speziatura c’è ma senza particolari slanci e complessità, è ovviamente una speziatura dolce, figlia del piccolo legno, si coglie qualche accento ferroso ed ematico, tabacco secco, nuances di liquirizia. La bocca conferma uno stile “accondiscendente”, morbido, levigato, la parte ancora tesa del tannino sembra più provenire dal legno che dall’uva, tornano le note eteree, un rimasuglio vegetale ci ricorda la massiccia presenza del cabernet, ma nel complesso il vino è più che valido, di ottima fattura, equilibrato e persistente. Manca quel guizzo che dovrebbe renderlo inarrivabile, quel carattere unico che dovrebbe adombrare e mettere in fila colossi come il Barolo Monfortino di Conterno, il Brunello di Montalcino Riserva di Soldera, il Barbaresco Asili o il Barolo Le Rocche del Falletto di Giacosa, o per restare in zona super tuscan il Pergole Torte di Manetti; non si percepisce, non è prevenzione da parte mia, è solo che non c’è, è un vino prevedibile e senza particolari slanci, non ha l’eleganza e la complessità che ci si dovrebbe aspettare da un vino top, non racconta la storia di una grande vigna, non smuove le corde dell’emozione, non ti solleva da terra, non è un mito, eppure non c’è guida che non lo abbia premiato. Mi piacerebbe vedere oggi, se quello stesso vino sarebbe altrettanto osannato, o semplicemente trattato per quello che è, un classico super tuscan costruito in un’epoca di cui non sentiremo proprio la mancanza.

Discussione

7 commenti per "Solaia 97: un mito da 100/100 come dichiarò Wine Spectator? Non direi…"

  1. Non ti ha emozionato, insomma, anche se lo hai trovato tecnicamente ben fatto. Il tutto mi riporta al recente post di Ernesto Gentili
    http://vino.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/01/14/il-fattore-x/

    Inviato da Alessandro Franceschini | 20 gennaio, 2009, 14:26
  2. Ma a dire il vero non mi colpì più di tanto manco a me, ma non lo assaggio da una vita.
    Dei Solaia anni ‘90 ho invece un gran ricordo – non vorrei sbagliarmi – del 94.

    Inviato da Francesco Annibali | 20 gennaio, 2009, 23:55
  3. Bene, visto che ho in cantina anche quello, ti farò sapere le impressioni che mi farà. E’ possibile che sia più interessante, proprio perché la ‘94 non è stata un’annata osannata e probabilmente il vino ha tirato fuori un carattere più originale, vedremo…

    Inviato da RoVino | 21 gennaio, 2009, 00:17
  4. Inviato da felipegonzales | 21 gennaio, 2009, 11:57
  5. Capita proprio a fagiuolo, il 28 stapperò un Magnum con alcuni amici competenti. Senza fargli vedere il tuo commento. Ti saprò dire..Saluti

    Inviato da Giovanni Solaroli | 23 gennaio, 2009, 14:38
  6. Come promesso eccovi il mio,ma sarebbe ,meglio dire il nostro commento visto e considerato
    Che i miei ospiti sono eccellenti e qualificati degustatori. Senza contare le sensibilità delle nostre consorti che mettono a dura prova le nostre presunte competenze. Abbiamo messo a punto due giudizi. Il primo: Solaia 97 è un grande vino. Perfetto nell’esecuzione, nella stabile luminosità del rosso ancora rubino, dal profilo olfattivo e gustativo ineccepibile. Godibile ma senza, e qui sottoscriviamo le tue parole, quel fattore “outstanding” tanto caro a W.S. Tuttavia non abbiamo riscontri di sensazioni eteree e vegetali, magari ne avessimo trovate. Invece abbiamo trovato una mano più da “farmacista” che da interprete di qualcosa. Insomma un “perfettino” o, per andare indietro agli anni 70, un “sanbabilino”. Punteggio 91/92 ben lungi a nostro avviso dal consideralo come il miglior vino del mondo, con tutte le conseguenze che il peso di questo titolo comporta. Di quale mondo poi non si sa. Il secondo giudizio è che pur restando un grande e godibile vino, non valga che due decimi del prezzo pagato. Quando uscì (ante W.S.) il prezzo di un magnum poteva essere all’incirca sotto i 100 euro ed era senza dubbio già “influenzato dal riconoscimento. L’ho acquistato direttamente da Antinori 18 mesi orsono a € 347+iva. Ora, per concludere, tenendo anche conto degli aumenti a dir poco eccessivi praticati dal produttore, credo di aver appena bevuto due magnum di Solaia 97: la prima e l’ultima. Ma esiste un freno all’ingordigia?

    Inviato da Giovanni Solaroli | 29 gennaio, 2009, 14:19
  7. Caro Giovanni,
    torna perfettamente, semplicemente perché la magnum ha un processo evolutivo diverso e più lento, non a caso è considerata la misura ideale per la conservazione dei vini. Io gli avevo dato 88, e nel mio la componente eterea e vegetale c’erano, le ha riscontrate anche mia moglie che ha un naso notevole.
    Comunque rimane il fatto che, e su questo non avevamo certo bisogno di conferme, oltre oceano hanno un gusto del vino fondamentalmente diverso, come del cibo…

    Inviato da RoVino | 29 gennaio, 2009, 15:07

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