Riflessioni enoiche

Sulla tenuta di una bottiglia aperta

bottiglie aperteÈ una delle domande che mi viene posta più frequentemente, non dagli addetti ai lavori o dai soliti fanatici appassionati ma, soprattutto, dalla gente comune: come conservare correttamente una bottiglia di vino una volta aperta. Una questione dibattuta e sempre più rilevante dal momento che sono pochissime le persone che consumano un’intera bottiglia nell’arco di un solo pasto, solitamente serata, quando sono in famiglia.
Nella prassi quotidiana una bottiglia, in special modo se si è soli a bere in casa, può durare anche fino ad una settimana. Ancora qualche tempo fa mi affannavo in risposte piene di un tecnicismo che poco aveva di scientifico e che si basava su letture più che sull’esperienza personale. Faccio parte, infatti, della minoranza che pur avendo una moglie che non beve vino riesce a finire una bottiglia in due, massimo tre, giorni, senza problemi. Da quando però alcuni amici mi hanno fatto sempre più notare quanto sia importante la tenuta di un vino a bottiglia aperta per testarne l’effettiva bontà ho cominciato ad aprire più bottiglie contemporaneamente in modo tale che ognuna durasse anche una settimana. Quando uso il termine “bontà” non mi riferisco tanto alla progressione organolettica del liquido odoroso nel bicchiere ma piuttosto alla percezione di una sua maggiore o minore naturalità d’esecuzione. Mi spiego meglio.
Un vino costruito e lavorato, aggiungo io pesantemente, in cantina che non ha, probabilmente, potuto beneficiare di una materia prima di qualità superiore è solitamente destinato ad avere vita corta una volta aperta la bottiglia. Talvolta, nei casi più drammatici ed eclatanti, non c’è neanche bisogno di aspettare il giorno dopo: il vino dopo qualche ora è già bello che andato, inespressivo se non sgradevole, semplicemente “morto” (e che non per forza, dunque, significa ossidato!). I vini prodotti con il massimo rispetto dell’ambiente-vigna prima, delle uve e del vino, nelle successive fasi di vinificazione ed affinamento, sembrano invece non avere di questi problemi, guadagnando spesso addirittura qualcosina, non solo nelle ore ma anche nei giorni seguenti alla stappatura, ovviamente entro i limiti fisiologici del buon senso.
In questi casi la bottiglia può essere lasciata letteralmente aperta nel frigo oppure ritappata alla buona sul tavolo, a temperatura ambiente, senza alcun problema (c’è chi va oltre e si diverte anche a fare qualche altro test più estremo ma preferisco sorvolare). Vi garantisco che, in ogni caso, non succederà nulla. È stata, in questo caso, una legge puramente empirica che mi ha convinto senza esitazioni dopo vari esperimenti condotti in tal senso. L’ultima riprova, onde mi è nata l’idea di scrivere qualche considerazione in merito, l’ho avuta con un rosso di Gravner del 1997 (tra l’altro comprato in una partita mal conservata) volutamente dimenticato aperto nel frigo la sera prima di essere in partenza per una fiera a Milano. Sono rientrato dopo una settimana e posso assicurarvi che il vino era ancora lì assolutamente integro e godibile. E tenete presente, per inciso, che io non sono per nulla un amante delle bituriche (leggi cabernet: vitigno che rienta nell’uvaggio del vino con il merlot). Allo stesso modo non ritengo, invece, che abbia importanza il tipo di chiusura impiegato dal produttore se di sughero, silicone oppure a vite anche se è ovvio che ques’ultimo sia il più comodo per ritappare la bottiglia una volta aperta. Vorrei, piuttosto, sottolineare come l’importanza della tenuta di una bottiglia – una volta aperta – non sia rilevante ai soli fini del consumo immediato ma come da molti viene ritenuta fondamentale per prevedere una sua eventuale evoluzione in bottiglia, nel tempo.
Questa rimane una delle valutazioni più interessanti sul cui significato ancora oggi troppo poco si discute: pensiamo alla stragrande maggioranza di concorsi, manifestazioni e degustazioni, anche quelle guidaiole, durante le quali i vini vengono, nella migliore delle ipotesi, aperti solo alcune ore prima. Pertanto quando comprate una bottiglia di vino se non siete dei grandi (quantitativamente parlando s’intende) bevitori, ecco un motivo altrettanto valido per spendere solo qualche euro in più privilegiando una qualità senza compromessi. Non pensate solo al portafoglio, ne va della vostra salute.

Fabio Cimmino

Posso aggiungere all’articolo di Fabio, che condivido in toto, che anche io faccio sempre le mie belle prove. Va considerato però, elemento affatto secondario, anche il quantitativo di vino che resta nella bottiglia. E’ ovvio che più aria c’è all’interno e più breve sarà la tenuta del vino rimasto. Quindi, per poter fare una valutazione più corretta, è indispensabile lasciare nelle diverse bottiglie lo stesso quantitativo di vino.

Roberto Giuliani

Discussione

5 commenti per "Sulla tenuta di una bottiglia aperta"

  1. Io utilizzo quei tappi da cui, con l’applicazione di una pompetta manuale, si può estrarre l’aria. Con questo sistema una bottiglia mi dura anche una settimana (visto che bevo solo il sabato e la domenica).

    Mi permetta Fabio Cimmino una battuta: l’immagine del rosso di Gravner del ‘97 aperta dentro il frigorifero, mi ha letteralmente straziato!

    Inviato da Gianluca D'Amelio | 29 aprile, 2009, 12:02
  2. Non ti stupire Gianluca,
    Fabio è capace di ben altro :-)

    Inviato da RoVino | 29 aprile, 2009, 12:15
  3. Ha ragione Roberto…

    E per divagare sui vini rossi “alla giusta temperatura”: http://euthimya.spazioblog.it/157005/Il+vino+che+vorrei%3A+alla+giusta+temperatura….html

    Inviato da FabioCimmino | 29 aprile, 2009, 12:57
  4. Per completezza di informazione faccio notare che non in tutte le “degustazioni guidaiole” “i vini vengono, nella migliore delle ipotesi, aperti solo alcune ore prima”. Tanto per fare un esempio, da diverse edizioni, nelle pagine introduttive della guida de l’Espresso si legge con chiarezza: “acquista un particolare rilievo la tecnica del riassaggio dei vini dopo uno, due e anche tre giorni dalla stappatura della bottiglia: molti vini moderni sono pensati e realizzati per dare il meglio nei primi minuti dopo essere stati versati, e nei primi mesi di bottiglia. Non c’è nulla di male, è ovvio; come rivelano le statistiche, nella stragrande maggioranza dei casi un vino viene comprato e bevuto nello stesso giorno. Ma per le tipologie più ambiziose, questo elemento può invece rappresentare un limite, soprattutto se si considera che il “grande vino” è tale perché, tra i tanti pregi, ha di norma quello di maturare in bottiglia per anni, sviluppando via via sentori e gusti più vari e complessi. Chi investe decine – e talvolta centinaia – di euro per tenere anni in cantina un Barolo, un Brunello o un Amarone, ha perciò il diritto di spendere bene i propri soldi, e noi cerchiamo di aiutarlo in questo. Come conseguenza, da un vino di grandi ambizioni, costoso, raro da reperire sul mercato, ci attendiamo che sappia esprimersi bene anche dopo parecchie ore dalla stappatura della bottiglia, un segnale di cura nella vinicazione, di resistenza all’ossidazione, di potenzialità di sviluppo futuro in bottiglia, insomma di qualità reale. Un altro dettaglio ha un peso non trascurabile. Molti vini di alto livello sono reticenti, scontrosi, poco concessivi appena serviti, e in non pochi casi nemmeno un’ora di ossigenazione nel bicchiere consente una loro piena espressività. È necessario attendere molte ore, talvolta giorni, prima di individuarne il vero carattere”.
    Come si può notare, qualcuno che si è posto il problema c’è stato….

    Inviato da andrea | 29 aprile, 2009, 16:21
  5. Se posso dare un contributo, concordo: alcuni vini ben fatti possono migliorare per molte ore dopo l’apertura, anche i bianchi. A differenzai di Cimmino ritengo notevole l’influenza esercitata dal tipo per la durata nel tempo del vino. Un esempio capitatomi recentissimamente: 2 bottiglie di Vernaccia di S.Gimignano identiche, annata 2004, conservate im modo identico (luogo, ecc,), ma per qualche motivo una era “nata” con un tappo di sughero intero, l’altra in agglomerato. La prima, dopo qualche minuto di ossigenazione, di assoluto splendore visivo, olfattivo, gustativo; la seconda, purtroppo fortemente ossidata, ostica, seppur non priva di un suo fascino arcano.

    Inviato da Federico | 29 aprile, 2009, 20:34

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