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	<title>Esalazioni etiliche &#187; Ezio Rivella</title>
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	<description>tutto quello che potremmo dire sotto l&#039;effetto dell&#039;alcol</description>
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		<title>Ma il problema è solo Montalcino o è il &#8220;sistema Doc&#8221; che ha perso totalmente significato?</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 14:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3513" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="montalcino_rocca" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/montalcino_rocca.jpg" alt="montalcino_rocca" width="400" height="266" />Il 7 settembre ci sarà un&#8217;assemblea. L&#8217;ennesima. Tema: modifiche al disciplinare del Rosso di Montalcino. La questione sembra terribilmente urgente, visto che non si può procrastinarla neanche di una settimana, dando la possibilità a chi ha urgente necessità, di vendemmiare a causa del torrido caldo di agosto. A  questo proposito segnalo la lettera inviata ai soci e ai membri del Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello di Montalcino dal presidente della <a href="http://www.mastrojanni.com/" target="_blank"><strong>Mastroianni</strong></a>,  <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/09/francesco-illy-invita-i-produttori-di-montalcino-a-fare-attenzione-alla-%e2%80%9ctrappola%e2%80%9d.html" target="_blank"><strong>Francesco Illy</strong></a> e prontamente pubblicata dall&#8217;amico <strong>Franco Ziliani</strong> (sebbene <a href="http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&amp;form_id_notizia=1166" target="_blank"><strong>Andrea Gabrielli</strong></a>, previa numerose telefonate, ci assicuri che la situazione non è assolutamente paragonabile al 2003 (ma chi l&#8217;aveva paragonata?); ma a me risulta da altre telefonate fatte personalmente a produttori che in questa settimana, mi hanno garantito, non possono fare a meno di vendemmiare perché il caldo violento che per tre settimane ha aggredito le piante (con punte di caldo che non erano state raggiunte neanche nel 2003, non fatico a crederlo visto che le ho sentite sulla mia pelle e misurate con tanto di termometro) ha portato ad uno squilibrio tale da imporre la raccolta, perché le uve sono cotte, anche se i vinaccioli sono ancora indietro e, di contro, l&#8217;acidità si è purtroppo abbassata considerevolmente).<br />
Del resto, non per far polemica sterile, ma ce ne vogliono davvero molte di telefonate per coprire un&#8217;area di 2100 ettari e oltre 200 produttori imbottigliatori e fare una statistica affidabile sulla situazione vendemmiale del 2011&#8230; Sicuramente ci vuole molto meno a rinviare un&#8217;assemblea la cui urgenza è del tutto inspiegabile.<br />
Ma facciamo un passo indietro, siamo sicuri che il fatto che una non precisata parte dei soci del consorzio aspiri ardentemente a cambiare il disciplinare del Rosso di Montalcino inserendo una percentuale di altre uve sia un problema locale dettato da chissà quali loschi propositi?<br />
Si sta battagliando, e l&#8217;amico <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/09/nessuna-museruola-la-battaglia-a-difesa-dei-vini-di-montalcino-prosegue.html" target="_blank"><strong>Franco Ziliani su questo è sempre stato chiaro e inequivocabile</strong></a>, per difendere la storia di un luogo, delle genti che lo hanno reso famoso nell&#8217;era moderna grazie ad un grande vino e alla consapevolezza che quel vino era unico proprio perché figlio di un unico vitigno, tanto da aver scelto di chiamarlo proprio con il nome che a quel vitigno veniva dato: Brunello.<br />
Per carità, se c&#8217;è uno che adora il sangiovese di Montalcino nelle due espressioni che tradizionalmente questo pezzo di Toscana ci offre, quello certamente sono io. Non l&#8217;ho mai nascosto.<br />
Detto questo però, nonostante di impulso mi viene da reagire al solo pensiero che vengano introdotte altre uve nel Rosso di Montalcino (che se è vero che molti usano come vino di ricaduta, è altrettanto vero che in tempi in cui il Brunello è stato fortemente appesantito, anche nel prezzo, questo vino paradossalmente prodotto in minore quantità, in molti casi si rivela più gradevole e capace di donare grandi soddisfazioni senza svuotare le già prosciugate tasche del portafoglio di molti italiani), mi domando se non sia il caso di prendere in considerazione anche lo scempio che si sta facendo del significato stesso di &#8220;denominazione di origine controllata &#8211; e garantita- &#8220;, cresciute in numero spropositato e ingiustificato, visto che non si è provveduto in molti casi a corredarle delle dovute restrizioni quantitative e qualitative (in molti casi non è obbligatorio neanche imbottigliare nella zona di produzione), anzi sono nate e stanno per nascere doc &#8220;provinciali&#8221; e &#8220;regionali&#8221; come Venezia, Vicenza, Roma, Sicilia, Toscana ecc.<br />
Senza entrare troppo in profondità (sul web si sa, la gente si stanca di leggere molto presto), l&#8217;introduzione di uve &#8220;migliorative&#8221; (in pratica sempre le stesse: merlot, cabernet e syrah) sta avvendendo nella stragrande maggioranza dei disciplinari italiani, eccezion fatta per pochi gloriosi casi, fra i quali, appunto il Brunello e il Rosso di Montalcino. La colpa è quella di avere scelto di dare al vino il nome del vitigno, dicono.<br />
Ma lo hanno fatto anche con altri vini: in Toscana il Morellino (che è il nome del sangiovese della zona di Scansano) consente il contributo di un 15% di altre uve. Stessa cosa per la Vernaccia di San Gimignano, l&#8217;Ansonica Costa dell&#8217;Argentario o, restando in zona, per il Moscadello di Montalcino.<br />
In Campania il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo, vini bianchi emblema della regione, possono essere prodotti con un 15% di altre uve, così come per l&#8217;Aglianico del Taburno.<br />
In Sardegna tutte le denominazioni che portano il nome di vitigno ammettono dal 5 al 15 % di altre uve (Vermentino di Gallura, Girò di Cagliari, Nuragus di Cagliari, Malvasia di Bosa, Monica di Sardegna ecc.).<br />
In Sicilia prevedono altre uve sia la Malvasia delle Lipari che il Moscato di Pantelleria.<br />
In Puglia le prevedono il Primitivo di Manduria Doc, l&#8217;Aleatico di Puglia e il Moscato di Trani.<br />
In Piemonte la Barbera d&#8217;Alba e d&#8217;Asti, il Verduno Pelaverga, la Freisa di Chieri, il Ruché di Castagnole Monferrato ecc. ecc.<br />
Perché allora ci si accanisce proprio con il sangiovese in purezza a Montalcino? Le ragioni sono molteplici, ma la prima è sicuramente la fama che il Brunello di Montalcino ha conquistato nel mondo (sebbene non siano molti all&#8217;estero a sapere che è sangiovese in purezza), le sue profonde radici e il fatto che il &#8220;brunello&#8221; è un sangiovese dal carattere del tutto unico e quei pochi produttori che all&#8217;inizio ne hanno forgiato la denominazione di origine, ci credevano profondamente, erano consapevoli di avere fra le mani un gioiello in una terra straordinaria.<br />
Cosa è cambiato da allora? Il territorio e in parte il clima. L&#8217;area vitata è cresciuta in maniera esponenziale senza che venissero fatte le dovute sperimentazioni per verificare se il sangiovese dava i risultati necessari a fare un grande vino. I vigneti sono stati impiantati anche in zone basse e umide, così come in zone più elevate (ma in questo caso il clima le ha in parte favorite).<br />
Allora il problema, forse, è ben più profondo di quello che appare, la questione uvaggio (<strong>si parla di un Rosso di Montalcino con 85-100% sangiovese + eventuali uve consentite nella Regione Toscana, di un Rosso di Montalcino &#8220;Sangiovese&#8221; e di un Rosso di Montalcino &#8220;Superiore&#8221;, ambedue ottenuti da sangiovese in purezza</strong>) è solo la punta dell&#8217;iceberg di una serie di errori fatti in precedenza che oggi si vorrebbe tamponare con una soluzione, sinceramente, forzata e poco utile, in virtù di un fantomatico mercato che ha già cambiato rotta e la cui volubilità è del tutto imprevedibile e inassecondabile.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Ezio Rivella è presidente del Consorzio del Brunello: tutto come da programma</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 10:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Fabrizio Bindocci]]></category>
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		<description><![CDATA[A nulla è servita la candidatura di Fabrizio Bindocci &#8211; da quasi 35 anni enologo della Tenuta Il Poggione a Montalcino &#8211; arrivata a dire il vero un po&#8217; troppo a ridosso delle elezioni del nuovo presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino. Sembrava, come molti davano già per scontato da tempo, che i giochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3058" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="ezio_rivella" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/06/ezio_rivella.jpg" alt="ezio_rivella" width="470" height="397" />A nulla è servita la candidatura di <strong>Fabrizio Bindocci</strong> &#8211; da quasi 35 anni enologo della <a href="http://www.tenutailpoggione.it/" target="_blank"><strong>Tenuta Il Poggione</strong></a> a Montalcino &#8211; arrivata a dire il vero un po&#8217; troppo a ridosso delle elezioni del nuovo presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino. Sembrava, come molti davano già per scontato da tempo, che i giochi fossero ormai fatti, che <strong>Ezio Rivella</strong> avesse la strada spianata e che poco o nulla si sarebbe potuto fare per offrire un&#8217;alternativa di reale rinnovamento.<br />
Certo, non bisogna essere prevenuti con il Cavaliere, ma è difficile dimenticare le sue opinioni sul sangiovese, le sue critiche al disciplinare, la sua visione di un Brunello più &#8220;elastico&#8221;, espressa in più occasioni, nel suo libro &#8220;Io Brunello&#8221;, ma anche nell&#8217;illuminante <a href="http://www.sommelier.it/archivio.asp?ID_Categoria=8&amp;ID_Articolo=1352" target="_blank"><strong>intervista</strong></a> che <strong>Franco Ziliani</strong> gli fece nel novembre 2008 per Sommelier.it. Ricordo ad esempio questo passo: <em>&#8220;Il Disciplinare rigido tende a far produrre vini tutti uguali, che la competizione spinge fatalmente verso il basso. Il rispetto del Disciplinare diventa una giustificazione per produrre vini scadenti. Un Disciplinare più elastico, che pone un limite minimo all’utilizzo del vitigno base, stimola i produttori alla ricerca qualitativa, e consente ad ognuno di caratterizzare il proprio vino&#8221;</em>.</p>
<p>Oggi Ezio Rivella, dicono, sembra intenzionato invece a portare avanti un discorso diametralmente opposto, tutto a favore del sangiovese 100%, un cambio di direzione che lascia quantomeno perplessi e che non riesco a capire chi abbia realmente convinto.  E poi siamo davvero certi che il problema di Montalcino sia la purezza del sangiovese? E non piuttosto una radicata mentalità (non di tutti, ovviamente) affaristica che ha prodotto le conseguenze che sappiamo, non solo riguardo le indagini della Procura, ma anche all&#8217;aumento spropositato di vigneti iscritti all&#8217;albo per la produzione del Brunello, la cui superficie oggi ammonta a ben 2.000 ettari, vigne che si trovano sempre più in basso, con esposizioni non ottimali, terreni del tutto diversi, spesso anche in prossimità di corsi d&#8217;acqua, certamente non adatte a produrre Brunello di Montalcino degno di questo nome.<br />
Cosa potrà fare il Cavalier Rivella per risolvere una situazione tanto difficile e deteriorata, che va ben oltre il problema del vitigno in purezza? Sono forse previste autodeclassazioni di vigneti a Rosso di Montalcino (per il quale è molto probabile che la questione sangiovese 100% verrà rivista)? O c&#8217;è un progetto di riduzione delle aree vitate e di un maggiore controllo qualitativo delle vigne realmente idonee alla produzione del vino simbolo di Montalcino? Come intende rilanciare e ridare lustro ad una denominazione che negli ultimi anni ha sofferto la crisi più profonda che abbia mai avuto nella sua centenaria storia? Attendiamo con impazienza di sapere gli obiettivi del neopresidente&#8230;</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Ezio Rivella accusa di cecità i soci del Consorzio del Brunello e rilancia il disciplinare &quot;elastico&quot;</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/ezio-rivella-accusa-di-cecita-i-soci-del-consorzio-del-brunello-e-insiste-sul-disciplinare-elastico.html</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 10:44:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la coerenza che lo contraddistingue, il Cavalier Ezio Rivella, ex presidente dell&#8217;Associazione enologi italiani, dell&#8217;Associazione mondiale degli Enologi, del Comitato nazionale Doc, dell&#8217;Unione Italiana Vini, ex vice presidente dell&#8217;O.I.V. ed ex amministratore delegato della Banfi, in una interessante intervista pubblicata sul sito ufficiale dell&#8217;Associazione Italiana Sommeliers e firmata dal giornalista Franco Ziliani, non risparmia critiche nei confronti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/ezio_rivella.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-845" style="float: left; margin: 5px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="Ezio Rivella" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/ezio_rivella.jpg" alt="" width="187" height="250" /></a>Con la coerenza che lo contraddistingue, il Cavalier <strong>Ezio Rivella</strong>, ex presidente dell&#8217;Associazione enologi italiani, dell&#8217;Associazione mondiale degli Enologi, del Comitato nazionale Doc, dell&#8217;Unione Italiana Vini, ex vice presidente dell&#8217;O.I.V. ed ex amministratore delegato della Banfi, in una interessante <strong><a title="Intervista ad Ezio Rivella" href="http://www.sommelier.it/archivio.asp?ID_Categoria=8&amp;ID_Articolo=1352" target="_blank">intervista</a></strong> pubblicata sul sito ufficiale dell&#8217;<strong><a title="Associazione Italiana Sommeliers" href="http://www.sommelier.it/" target="_blank">Associazione Italiana Sommeliers</a></strong> e firmata dal giornalista <strong><a title="Vino al vino" href="http://vinoalvino.org" target="_blank">Franco Ziliani</a></strong>, non risparmia critiche nei confronti dei produttori soci del Consorzio del Brunello di Montalcino, del suo gruppo dirigente e della stessa Banfi. La sua posizione è sempre stata chiara, e di questo non si può non dargli atto, al contrario di quanto hanno fatto quei produttori che, prima dell&#8217;<strong><a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=1230">assemblea del 27 ottobre</a></strong>, erano fra i fautori del cambiamento dei disciplinari di produzione, e poi hanno votato no su tutti i fronti, vuoi a causa della votazione palese, vuoi per via delle indagini in corso, vuoi per la <strong><a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=1049">votazione</a></strong> fatta pochi giorni prima da un cospicuo numero di produttori che asserivano di voler mantenere l&#8217;attuale disciplinare.<br />
Leggendo però l&#8217;intervista, appare sempre più chiaro il divario che c&#8217;è fra chi fa imprenditoria, con ovvi scopi lucrativi, e chi del vino ne fa una filosofia di vita, dove il guadagno ha la funzione normalissima di contribuire a svolgere la propria esistenza in modo dignitoso, mentre il desiderio di comunicare attraverso il vino qualcosa di sé, che appartiene alla sua storia tramandata di generazione in generazione, ha un peso sostanziale ed è la vera molla che lo spinge a dedicarsi a un mestiere non facile e fortemente dipendente dai cicli naturali.<br />
Visioni così lontane non possono avere punti d&#8217;incontro, è evidente, e quindi la spaccatura c&#8217;è realmente, anche se il 27 ottobre si è fatto finta che ci fosse coesione d&#8217;intenti.</p>
<p>Nell&#8217;intervista Ezio Rivella conferma la sua visione: ci vuole un disciplinare elastico, &#8220;<em>che è l&#8217;unico che funziona, e dovrebbe essere adottato da tutte le Denominazioni, importanti e no, perchè l&#8217;esperienza ha dimostrato che è il solo in grado di innestare il processo virtuoso di confronto e miglioramento qualitativo della produzione</em>&#8220;. La mancanza di questa elasticità, secondo Rivella, favorisce comportamenti come quello avvenuto a Montalcino: &#8220;<em>Non si vuole assolutamente catturare l&#8217;attenzione della Procura, esponendosi con opinioni o dichiarazioni di intenti. Cosa comprensibilissima, eppure questo partito c&#8217;è, lo si assaggia nelle bottiglie, e sarebbe perfettamente legittimo farlo riemergere in futuro, se non altro, per rifondare la coesione tra i produttori</em>&#8220;.<br />
In parole povere, se il disciplinare del Brunello di Montalcino non fosse stato rigidamente ancorato al sangiovese 100%, oggi la Procura non avrebbe avuto motivazioni per indagare.<br />
Ma il problema, caro Rivella, non è il disciplinare, bensì l&#8217;assurdo, incontrollato, e questa volta davvero suicida incremento esponenziale di vigneti, senza che venisse fatta a monte una verifica sulle possibilità di fare un Brunello degno di questo nome.<br />
Se è il denaro a fare le regole, allora non c&#8217;è disciplinare che tenga, non prendiamoci in giro. Perché allora sono nati i super tuscan? Non era proprio per evitare di essere ingabbiati nelle regole più restrittive di una doc o docg? Se si vuole sperimentare, per verificare quali siano i risultati migliori, senza essere condizionati da un disciplinare già definito, basta puntare all&#8217;Igt. E no! Ci mancherebbe altro, il nome Brunello di Montalcino ha una eco mondiale e un ritorno economico senza confronti.<br />
Quindi la logica industriale dice: smontiamo l&#8217;attuale disciplinare e adeguiamolo alle esigenze di mercato, introduciamo le modifiche che occorrono per muoversi più liberamente senza dover scendere di livello, bensì rimanendo docg!<br />
Egregio Cavalier Rivella, lei dimentica, ma non è solo lei purtroppo, che una denominazione di origine controllata dovrebbe rappresentare il vertice della piramide, la ciliegina sulla torta, il fazzoletto di terra dove dimorano i migliori cru. Invece, per ragioni puramente commerciali, questo fazzoletto viene allargato a dismisura e senza alcuna verifica sulla qualità effettiva dei terreni, ben sapendo che a 200 metri di altitudine è quasi impossibile fare un grande sangiovese, se non si ricorre ad aiuti vari in vigna e cantina. L&#8217;errore è a monte, ma di questo non ne parla. Meglio modificare le regole, adeguarle alle esigenze commerciali.</p>
<p>Un altro passo, che definirei quantomeno esilarante, è questo: &#8220;<em>Cosa risponderanno i produttori di Montalcino, quando si sentiranno dire che la Toscana è piena di Sangiovese 100%, tutti più o meno buoni, ma soprattutto molto meno costosi?</em>&#8221; e ancora &#8220;<em>Il Disciplinare rigido tende a far produrre vini tutti uguali, che la competizione spinge fatalmente verso il basso. Il rispetto del Disciplinare diventa una giustificazione per produrre vini scadenti. Un Disciplinare più elastico, che pone un limite minimo all&#8217;utilizzo del vitigno base, stimola i produttori alla ricerca qualitativa, e consente ad ognuno di caratterizzare il proprio vino.</em>&#8220;.<br />
Dunque in Toscana è pieno di sangiovese 100% (dove? certamente non nelle docg, visto che l&#8217;unica rimasta era proprio quella del Brunello), ma non è esattamente il contrario? Che dalla Sicilia al Veneto è pieno di vini fatti con uve internazionali (sempre le stesse) e con metodi enologici che a volte rendono difficile persino riconoscerne la provenienza? Dunque i vini fatti con uno stesso vitigno diventano tutti uguali, perché quando parla di &#8220;disciplinare rigido&#8221;, si riferisce sempre al problema del monovitigno, dunque il vitigno ha un&#8217;influenza determinante sul risultato finale. Qualcosa non torna. A me sembra che si stia giocando un po&#8217; troppo. Il vitigno è solo uno degli elementi che contribuiscono alla produzione di un vino, poi ci sono i diversi terreni, le esposizioni, l&#8217;altitudine, la mano dell&#8217;uomo, le scelte e i metodi diversi in vigna e cantina, la variabilità del clima, che non è quasi mai omogeneo. Perché allora incaponirsi sul sangiovese, farlo passare per un vitigno problematico, attribuirgli l&#8217;appiattimento dei vini, invece di ammettere che i grandi vitigni sono SEMPRE quelli più difficili ed esigenti, ma proprio per questo quando vengono allevati nei terreni giusti dànno risultati straordinari e unici, da vigna a vigna. Ne sono un esempio lampante il Barolo e il Barbaresco, sfido chiunque a trovarli tutti uguali&#8230;tutti vini taroccati?</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Faccia a faccia sul Brunello: Rivella e Ziliani, rappresentazione di due mondi incompatibili</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 08:08:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tre ore di dibattito, a tratti acceso e di difficile moderazione da parte del prof. Armando Cutolo, antropologo appassionato di vini ma non certo esperto della materia del contendere. Quel pomeriggio a Siena, durante il quale un forte mal di testa mi ha impedito di trovare la forza di esprimere il mio pensiero, c&#8217;erano a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/home_banfi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-971" style="float: left; margin: 5px 10px 5px 0px; cursor: hand" title="home_banfi" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/home_banfi.jpg" alt="Sulla home del sito di Banfi" width="436" height="263" /></a>Tre ore di dibattito, a tratti acceso e di difficile moderazione da parte del prof. <strong>Armando Cutolo</strong>, antropologo appassionato di vini ma non certo esperto della materia del contendere. Quel pomeriggio a Siena, durante il quale un forte mal di testa mi ha impedito di trovare la forza di esprimere il mio pensiero, c&#8217;erano a occhio un&#8217;ottantina di persone, le sedie erano tutte occupate (60 posti) e un buon numero di presenti era in piedi ad ascoltare <strong>Ezio Rivella</strong> e <strong>Vittorio Fiore</strong> in contrapposizione a <strong>Franco Ziliani</strong> e <strong>Teobaldo Cappellano</strong>.<br />
Tre ore indubbiamente intense, di cui potrete trovare resoconto completo e video sul sito di <a title="Vinarius" href="http://www.vinarius.it/wmview.php?ArtID=21" target="_blank"><strong>Vinarius</strong></a>, l&#8217;Associazione Enoteche Italiane che ha organizzato l&#8217;evento svoltosi nell&#8217;Aula Magna storica dell&#8217;Università di Siena a partire dalle ore 15. Pochi i produttori ilcinesi presenti, a dimostrazione di come ancora una volta, sostenitori del &#8220;pensiero Rivelliano&#8221; e oppositori si guardino bene dal lasciarsi coinvolgere, come se la cosa non li riguardasse minimamente. Meglio stare lontano, lasciar parlare ed esporsi altri, filosofia a quanto pare ben radicata nella zona. D&#8217;altronde, come ha evidenziato lo stesso Rivella, l&#8217;azienda che ha contribuito più di chiunque altro a rendere il Brunello di Montalcino famoso nel mondo, o meglio quel modello di Brunello, è la Banfi, di cui è stato amministratore delegato per quasi trent&#8217;anni.<br />
Com&#8217;è andato l&#8217;incontro? Per certi aspetti è stato utilissimo comprendere più a fondo le diverse concezioni e filosofie che guidano il modus operandi dei contendenti, ma quello che è emerso in modo inequivocabile è l&#8217;impossibilità di punti di contatto concreti. Posizioni distanti anni luce che, sintetizzando in modo molto semplificato ma chiarificatore, rappresentano da una parte la filosofia industriale moderna, che vede nei successi commerciali l&#8217;obiettivo primario, proponendo un modello produttivo totalmente improntato a soddisfare le richieste del mercato, senza ovviamente porsi il problema se questo andrebbe educato, acculturato su un mondo che non può ridursi solo a mero consumo, dall&#8217;altra l&#8217;idea di una realtà dove l&#8217;etica, i valori di un territorio, il rispetto delle regole, l&#8217;orgoglio della propria storia e l&#8217;unicità del proprio background di esperienza umana e territoriale siano elementi inscindibili e fondamentali, da sostenere con forza, che devono essere rinvenuti fedelmente in quella materia viva e preziosa che è il vino.</p>
<p>Si è discusso fra l&#8217;altro, del futuro di Montalcino, ma senza alcun risultato concreto, tanto lontani sono i propositi e i principi delle due diverse fazioni. Ed è del tutto ovvio che sia così.<br />
Rivella ha dimostrato in più occasioni una arroganza, una maleducazione e uno scarso rispetto per i suoi antagonisti (e non solo) che hanno messo in luce i limiti delle sue stesse convinzioni in più occasioni, sminuendo l&#8217;importanza e il ruolo di Cappellano, &#8220;produttore da 10mila bottiglie che non ha alcuna influenza sul mercato e non ha nulla da insegnargli&#8221;, Ziliani che &#8220;ha alimentato e tratto beneficio da questo scandalo per farsi conoscere&#8221;, una squallida citazione sul defunto Veronelli, che &#8220;aveva smesso di premiare la Banfi da quando questa aveva smesso di acquistare le sue barriques&#8221;, fatto che Veronelli non potrà mai contestare e che nulla a che vedere con il tema del giorno, ma che è servito a Rivella per dimostrare che all&#8217;occorrenza chiunque può diventare &#8220;leccaculo&#8221; (sua affermazione), ovvero è comprabile. Non contento della sua già evidente poca cortesia, non ha consentito ad una giornalista di finire il proprio intervento perché &#8220;tanto ho già capito cosa vuole dire&#8221;. Peccato, perché di tutto questo non c&#8217;era bisogno, visto che il dibattito, a parte le sue uscite, ha avuto toni assolutamente rispettosi e corretti.<br />
Ziliani ha ovviamente espresso le sue ragioni, ricordando che da anni alle sessioni degustative molti avevano rilevato Brunelli dai colori impenetrabili, dai profumi che nulla ricordavano del sangiovese, giustificati con la &#8220;presenza di nuovi cloni con maggiore corredo antocianico&#8221;, vini sempre più marmellatosi, con note di cioccolata, vaniglia, confetture di more, tutti elementi che provengono più da pratiche di cantina e da abili &#8220;tagli&#8221; ovviamente mai dichiarati. Ma è lo stesso Rivella, forse perché sempre più in difficoltà nel trovare argomentazioni, a dichiarare che a Montalcino si &#8220;è sempre fatto così&#8221;, ovvero che il Brunello secondo il disciplinare è una pura fantasia. E&#8217; buffo pensare che un uomo che non ha mai creduto nelle reali possibilità del sangiovese si sia occupato per trant&#8217;anni di un vino che avrebbe dovuto esprimerne il carattere.<br />
Il vero problema, e lui lo sa bene, sta nella assurda crescita degli ettari vitati, in aree dove il vino, e soprattutto il Brunello di Montalcino, non potrà mai esprimere la qualità che gli compete. Ecco allora che diventa necessario modificare il disciplinare con lì&#8217;introduzione (tanto per cominciare) di un bel 15% di uve &#8220;migliorative&#8221;, a dimostrazione dei limiti di un vitigno che però è servito come simbolo di un&#8217;unicità e grandezza a quanto pare puramente inventate (diciamolo a Soldera, Biondi Santi, Palmucci ecc., che i loro Brunelli o sono taroccati o non possono essere grandi vini di territorio).<br />
E poi &#8220;sono i vini che Ziliani indica come taroccati che hanno avuto successo e premi nel mondo&#8221;.<br />
Con questo approccio, che guarda sempre e solo al ritorno economico senza preoccuparsi minimamente del &#8220;come ci si è arrivati&#8221;, è evidente che non è possibile trovare un punto di incontro, né fare progetti sensati sul futuro del Brunello e, per logica conseguenza, del vino italiano.<br />
Già, perché le sorti del Brunello di Montalcino, quale che sarà la direzione che prenderanno, porteranno inevitabili ripercussioni su altri grandi vini italiani, primi fra tutti il Barolo e il Barbaresco (per il quale in passato ci aveva provato Angelo Gaja, proponendo l&#8217;ingresso di altre uve nel disciplinare per seguire le esigenze del mercato).<br />
Difficile non farsi prendere dall&#8217;amarezza di fronte a persone che promuovono disciplinari &#8220;elastici&#8221;, da adeguare alle esigenze di ciascun produttore (e di un mercato in continua trasformazione). Posizione che non è giustificata dal fatto che Rivella non essendo nato e cresciuto a Montalcino non ne riconosce le radici e la storia, visto che in Toscana ci sono fior di produttori provenienti da ben altre regioni (vedi ad es. Soldera di Case Basse o Paolo De Marchi di Isole e Olena), ma piuttosto che ha più lo spirito dell&#8217;imprenditore che del vignaiolo (che non è mai stato).<br />
Certo, quando poi lo senti parlare di &#8220;qualità&#8221; come elemento principale che deve caratterizzare un vino, e leggi sulla home page della Banfi &#8220;Per un mondo del vino migliore&#8221;, un certo ribollimento del sangue diventa quasi inevitabile.</p>
<p>Il resoconto completo dell&#8217;incontro è sul sito di <a title="Vinarius" href="http://www.vinarius.it/wmview.php?ArtID=21" target="_blank"><strong>Vinarius</strong></a>.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Ziliani incontra Rivella a Siena per un confronto aperto sul Brunello</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 08:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi imperdibili]]></category>
		<category><![CDATA[Banfi]]></category>
		<category><![CDATA[Ezio Rivella]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Ziliani]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/ziliani_rivella.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-850" style="float: left; margin: 5px 10px 5px 0px; cursor: hand" title="ziliani_rivella" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/ziliani_rivella.jpg" alt="" width="448" height="214" /></a>C&#8217;è chi sa bene che la polemica sui blog attira l&#8217;interesse dei lettori annoiati, in pratica aumenta il numero dei visitatori e degli interventi, cosa più che lecita, ma la polemica dovrebbe rappresentare uno stimolo di riflessione, non un pretesto per malcelati dissapori o invettive male indirizzate. Così accade che un&#8217;iniziativa quantomeno interessante come quella di un faccia a faccia fra il giornalista <strong><a title="Vino al vino" href="http://vinoalvino.org/" target="_blank">Franco Ziliani</a></strong> e il noto enologo ed ex amministratore delegato della Banfi <strong>Ezio Rivella</strong> (che nel frattempo ha allargato le sue proprietà in Toscana, acquistando dalla cooperativa agricola-forestale &#8220;La Querce&#8221; di Castiglione d&#8217;Orcia 60 ettari di terra tra Monte Amiata Stazione e il Castello di Velona), che si svolgerà il <strong>3 ottobre alle 15 nell&#8217;Aula Magna dell&#8217;Università di Siena</strong> e che non ha certo lo scopo di risolvere la querelle sul futuro del Brunello, sulla quale è molto probabile che saranno ben altri soggetti &#8220;alti&#8221; a decidere regole e destini, come è prassi quando sono in gioco notevoli interessi economici, politici e industriali, ebbene capita che questo dibattito diventi un pretesto per sentenziarne l&#8217;inutilità o quantomeno il forte ritardo. &#8220;<em>Formidabile tempismo</em>&#8221; ci dice <strong>Gianpiero Nadali</strong> alias <a title="Aristide.biz" href="http://www.aristide.biz/2008/09/caso-brunello-1.html" target="_blank"><strong>Aristide</strong></a>, &#8220;<em>sono vent&#8217;anni che a Montalcino impiantano vigneti in pianure paludose e scarpate sterili, affidandosi poi alla &#8220;enologia di recupero&#8221;, e ora si sente il bisogno di spiegare al pubblico che cosa sta succedendo? Dov&#8217;erano nel frattempo tutti quanti?<br />
Formidabile soluzione: veder scorrere il sangue nell&#8217;arena, duellare con furore picaresco, allestire tribunali nelle pubbliche piazze (a indagini ancora in corso) e sui mezzi di informazione. Accorrete tricoteuses, posti limitati, spettacolo assicurato</em>.&#8221;.<br />
Ora, con tutta la buona volontà, caro Gianpiero, ti sembra che Ziliani sia proprio fra coloro che non hanno mai fatto critiche a quanto accadeva a Montalcino in questi due decenni? Basterebbe andarsi a rileggere anche solo in rete, ad esempio su Winereport, i suoi numerosi scritti sull&#8217;argomento, dove come è nel suo stile ha sempre evidenziato le forti contraddizioni, i giochi di potere, le furberie di questa come di altre zone vitivinicole, il silenzio-assenzo di tanti colleghi, gli errori delle guide. Si può non essere d&#8217;accordo con le sue posizioni, si può non apprezzarne lo stile, gli estremismi, ma di certo non si può accomunarlo a coloro che in questi anni sapevano e non dicevano, anzi premiavano pur capendo perfettamente che così avrebbero stimolato altri a seguire certe strade.<br />
Inoltre, Nadali, ti sfugge il fatto che questo incontro è nato ora e non in altra epoca, perché è adesso che Ezio Rivella sta diffondendo il suo verbo, raccontandoci che il disciplinare del Brunello di Montalcino va cambiato perché il sangiovese NON è un grande vitigno e senza l&#8217;aiuto di altre uve (leggasi merlot, cabernet, syrah ecc.) non è in grado di dare grandi vini. E poi, quale sangue? Non sarà una bagarre, lo scopo è solo quello di mostrare due diverse posizioni e visioni su un tema che va ben oltre la questione ilcinese, ma che a seconda delle decisioni che verranno prese (non al dibattito, ovviamente), condizionerà il futuro del comparto vitivinicolo generale. Ecco perché è importante parlarne, combattere il silenzio, esprimere il proprio dissenso o i propri convincimenti, coinvolgere la gente, aiutarli a capire.<br />
Dal canto mio posso dire che ho capito da anni qual era l&#8217;andazzo a Montalcino e l&#8217;ho evidenziato in numerosi articoli, pubblicati e visibili a tutti.<br />
Credo invece che questo dibattito potrà essere davvero stimolante, soprattutto in un contesto dove la stampa ha badato bene a sfoggiare solo articoli scandalistici e a volte diffamatori, creando paura e confusione. Ascoltare Rivella, le sue posizioni e motivazioni, è già un buon motivo per esserci.</p>
<p>L&#8217;incontro, promosso dall&#8217;associazione di enoteche &#8220;<strong><a title="Vinarius" href="http://www.vinarius.it/" target="_blank">Vinarius</a></strong>&#8220;, si gioverà anche della presenza del noto produttore <strong>Teobaldo Cappellano</strong> a supporto di Ziliani e dell&#8217;enologo <strong>Vittorio Fiore</strong> al fianco di Rivella. Il non facile compito di moderare il dibattito su una questione tanto delicata, le cui posizioni dei partecipanti sono assai lontane, toccherà al professor <strong>Dino Cutolo</strong>, docente presso l&#8217;Università di Siena, antropologo e appassionato di vini.<br />
&#8220;<em>Questa querelle sul Brunello</em> &#8211; afferma Francesco Bonfio, presidente di Vinarius &#8211; <em>e più in generale sulla filosofia che sta alla base della produzione del vino, interessa molto ai Vinarius perché noi siamo l&#8217;anello di congiunzione fra l&#8217;azienda e il cliente che acquista il vino e lo beve. E dobbiamo essere in grado di spiegare con cognizione di causa al consumatore cosa è successo, perché e dargli un&#8217;informazione equilibrata e corretta</em>&#8220;.<br />
Per tutti coloro che non avranno la possibilità di assistere al dibattito, nessun problema, sarà diffuso in diretta streaming sul portale <a title="Intoscana.it" href="http://www.intoscana.it" target="_blank"><strong>www.intoscana.it</strong></a> e su <a title="Vinarius.it" href="http://www.vinarius.it" target="_blank"><strong>www.vinarius.it</strong></a>.<br />
L’appuntamento è quindi per venerdì 3 ottobre, al primo piano del Palazzo del Rettorato, in Via Banchi di Sotto, 55 a Siena. Ufficio stampa Agenzia Freelance 0577 219228 <a href="mailto:sienanews@iol.it"><strong>e-mail</strong></a> Sonia Corsi 335 1979765 Nicoletta Calonaci 335 1979425.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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