persone e luoghi

Vino e(è) arte in casa Scarfone(Bonavita)

bonavita_germogliE si, bisogna dirlo, Giovanni e Francesco sono due artisti, uno fa il vino e l’altro dipinge, ma va anche oltre (leggendo capirete perché). Cosa c’entra il vino con l’arte? Molto semplice, l’arte nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana che, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza, porta a forme creative di espressione estetica, ed è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni. L’arte va anche considerata come una professione basata su antiche tradizioni, non a caso ad essa si lega l’artigianato. E cosa c’è di più artigiano del vignai(u)olo? E il Faro di Giovanni, ormai lo sanno tutti (e chi non lo sa si affretti a scoprirlo!), è un vino fatto a regola d’arte, che emoziona. Dietro a quel vino c’è l’espressività del suo autore, la sua storia, la sua ricchezza interiore, la sua evoluzione; il vino è conoscenza, è amore, è lavoro, a volte è dolore, tutto questo non sempre viene percepito, come del resto accade con un quadro o una scultura. Il vino è colore, calore, profumo, sapore, e percorre la sua storia ed evoluzione come colui che l’ha forgiato. Se non è arte tutto questo…

aratura_nella_regione_di_Nevers_2003E Francesco? No, lui non fa vino, segue una propria strada per esprimersi, una strada in continua evoluzione. Ho visto alcune sue opere e debbo dire che, pur non essendo un critico d’arte, ho abbastanza sensibilità e gusto per ritenere che siano gran bei dipinti, anch’essi fortemente emozionanti. Osservando i suoi lavori, dove il soggetto diventa parte integrante di qualcosa di più ampio, mi tornano alla mente gli studi del grande Wassily Kandinsky, ricordo uno dei suoi saggi dal titolo “Punto, linea e superficie”, che spiegava molto bene come questi tre elementi necessitano di una loro armonia insieme al colore e come la tela diventa protagonista assoluto, nella sua interezza. Francesco sembra aver proseguito questi concetti e aver elaborato una propria visione. Come racconta lui stesso: “Nelle mie tele si intuisce  la ricerca di una stretta relazione tra l’oggetto e lo spazio in cui esso si contestualizza. L’idea di fondo è che la natura morta o il nudo siano integrati nello sfondo e addirittura ne facciano parte. A guardare meglio si potrebbe dire che è il soggetto stesso a creare lo spazio. Sia esso un solo cavallo oppure una composizione articolata da più personaggi, si capisce che, attraverso il disegno e i tagli schematici, le opere assumono una prospettiva direi “integrata” in cui più il soggetto che il contorno contribuisce a creare uno spazio. Determinante è il colore che, attraverso lo studiato gioco dei freddi e caldi e dei complementari, riesce a sostenere l’architettura del disegno per arrivare allo scopo” (nel primo dipinto: “Aratura nella regione di Nevers” - tecnica mista su tela 100×120cm – maggio 2003).
donna_seduta_2002“E’ un’idea interessante questa – continua Francesco - perché, dal paradosso di voler creare profondità utilizzando solo due dimensioni, le opere si rafforzano proprio da questa apparente debolezza che fa invece risaltare le qualità dei colori e della composizione anche se, a volte, solo abbozzata.
Lo spazio, attraverso gli oggetti, sembra contrarsi su se stesso o dilatarsi all’infinito in un articolazione di ritmo sulla tela che assomiglia ad una fisarmonica che porta alcune volte alla “dispersione” del soggetto e altre volte ad un’accumulazione: in ogni caso restano dei frammenti che possono essere fondamentali per la comprensione di tutto l’insieme e almeno della mia visione
.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(“Donna seduta” – olio su tela 70×100cm – marzo 2002

 profilo_2002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(“Profilo” – olio e matita su tela – 40×50cm – agosto 2002)

i_due_amanti_2002 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(“I due amanti” – olio su tela 80×100cm – dicembre 2002)

    

sirene_e_marinai_2002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  (“Sirene e marinai” – olio su tela 220×275cm – 2002)

 donna_sul_divano_2002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(“Donna sul divano” – olio su tela 80×100cm – novembre 2002)

 

 donna_che_muore_2002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(“Donna che muore” – olio su tela 80×90cm – novembre 2002)

Come potete vedere si tratta di opere relative ai primi del 2000, nel frattempo Francesco ha continuato un suo percorso, che lo ha portato a sperimentare nuove forme di comunciazione e un approccio del tutto differente agli strumenti per esprimere la sua arte. Come lui stesso ci racconta:  

In questi ultimi anni ho invece elaborato un nuovo percorso che si sviluppa su una linea diversa e molto più concettuale.
La mia ricerca si sviluppa ora nel campo di interpretazione dell’individuo contemporaneo, nella sua individualità e nella sua esposizione al mondo con un richiamo ai temi della privacy e del suo utilizzo estremizzato.
Il controllo, senza alcuna manipolazione, e l’esposizione di nomi, volti e dati mi porta, come artista, ad estendere le mie possibilità d’azione dentro la vita di ciascuno di noi.
Con una intenzione quasi magica di “possesso” dell’estraneo che è completamente ignaro della mia azione artistica intendo sollecitarvi su temi molto sentiti nella nostra epoca del controllo, dell’esposizione, dell’esibizione di noi stessi nei confronti degli altri.
Rispetto all’arte relazionale che intende appunto mettere in relazione gli individui tra loro in modo propositivo e scoperto, io voglio dare l’idea dell’artista come di un intruso, un “grande fratello” che “getta sulla ribalta” gli individui che senza volontà sono messi in relazione con degli spettatori che, volendo comprare il mio lavoro si impossessano implicitamente dei dati e delle immagini dei volti di queste persone ignare.
Pensate a voi stessi dentro un mio lavoro ed esposti in una galleria agli occhi di tutti”
.

Ed ecco un esempio dei suoi lavori più recenti:

brunelli, bucciol, buffo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(“Brunelli, Bucciol, Buffo”)

 

satellite

 

 

 

 

(“Satellite”)

scomparsi

 

 

 

 

 

 

 

 

(“Scomparsi”)

Discussione

4 commenti per "Vino e(è) arte in casa Scarfone(Bonavita)"

  1. direttore un post che mi ha dato emozione. Arte che da sensazioni e che fa riflettere quindi completezza che appaga

    Inviato da marco | 23 aprile, 2010, 20:31
  2. Due fratelli, due mondi vicini e lontani allo stesso tempo, due grandi espressioni di sensibilità e ricchezza umana. Una domanda mi viene spontanea: come sono i genitori? Cerco di immaginarli… le loro radici e la capacità di donare se stessi. Una grande immagine di “famiglia” come nucleo vitale. Grazie Roberto per averci donato questa bella storia.

    Inviato da Giovanna | 29 aprile, 2010, 09:58
  3. Due fratelli, due mondi vicini e lontani allo stesso tempo, due grandi espressioni di sensibilità e ricchezza umana. Una domanda mi viene spontanea: come sono i genitori? Cerco di immaginarli… le loro radici e la capacità di donare se stessi. Una grande immagine di “famiglia” come nucleo vitale. Grazie Roberto per averci donato questa bella storia.
    +1

    Inviato da Runner | 11 maggio, 2010, 13:30
  4. Mi piace molto il quadro “Sirene e marinai”, lo trovo evocativo, apprezzo gli spazi che si creano ed incrociano con gli sguardi che si alternano. Sguardi curiosi, in esplorazione, forse, come quello dell’artista che l’ha prodotto.

    Inviato da angela m. | 13 giugno, 2010, 16:25

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