Vino Vino Vino 2009, ovvero il ritorno di un gruppo, seppure ancora parziale, che comprende Vini Veri, Renaissance du Terroir, Triple A e un buon numero di vignaioli indipendenti. Un’esperienza che va ben oltre la semplice manifestazione con banchi di assaggio a cui siamo abituati. Questi vignaioli provenienti da varie regioni italiane ed estere, credono in qualcosa di fondamentale, il recupero del rapporto fra l’uomo e la natura, poco importa se il metodo per arrivare a questo è biologico, biodinamico, una miscela dei due o altro ancora; quello che conta è il rispetto nei confronti della terra, la consapevolezza che qualunque comportamento umano irrispettoso produce un danno all’ambiente e alle persone.
E ci credono così tanto da ritenere fondamentale un recupero della collettività, attraverso assemblee e dibattiti aperti, come quello che è avvenuto proprio ieri sera, venerdì 3 aprile a Villa Boschi, nei pressi di Isola della Scala, sede della manifestazione. Si respirava un’atmosfera viva, attenta, molti interventi, tanta voglia di concretizzare un percorso, di muoversi insieme per produrre qualcosa che dia la massima chiarezza e trasparenza a chi del frutto del loro lavoro e della loro filosofia sarà naturale destinatario, ovvero coloro che acquisteranno il vino per portarlo nelle loro case e condividerlo con i propri cari davanti a una tavola imbandita.
In questo contesto, che ricordava nello spirito le assemblee giovanili, i collettivi che si facevano nelle scuole e nelle università negli anni settanta, il vino assume un aspetto diverso, difficilmente riconducibile ai classici fini commerciali a cui siamo abituati. Chi ha scelto di fare vino perseguendo questi principi che abbracciano uno stile di vita, non solo in vigna e in cantina, sa bene che deve fare una fatica doppia, tripla, sia per le difficoltà oggettive a cui va incontro quando la natura gli è avversa, sia per l’alone di diffidenza che ancora oggi si manifesta attorno a questo mondo.
Non bisogna lasciarsi ingannare dall’interesse che questi eventi suscitano, c’è sempre una componente modaiola che affiora chiaramente, “oggi tira l’alternativo”, tanto che persino al Vinitaly è stato introdotto e fortemente pubblicizzato l’ingresso dei “vini naturali”. Questo fatto, per certi aspetti positivo, ma per altri possibile strumentalizzazione e sfruttamento a fini puramente commerciali del lavoro e dell’ impegno perseguito da altri, è la chiara dimostrazione che l’approccio ecologico all’agricoltura sta diventando un fenomeno molto sentito, non più trascurabile o ghettizzabile solo perché ancora fenomeno che coinvolge una minoranza di produttori.
Certo, di strada da fare ce n’è ancora molta, a partire dalla necessità di una coesione massima e totale fra le varie associazioni, compresa Vin Natur, che anche quest’anno si presenta separatamente a Villa Favorita. I dissapori, le divergenze sulle politiche commerciali devono essere superati, è fondamentale guardare al futuro in modo diverso, più maturo e responsabile. Quello di formare diversi gruppi, che alla fine non sono altro che tanti individui che si uniscono per dare forza e coesione al loro pensiero, è da sempre un po’ il limite di certe iniziative alternative ad un modus operandi “istituzionale”, ad un sistema nel quale non ci si riconosce minimamente ma con il quale si deve comunque fare i conti. Un sistema molto forte che, se mai riconoscesse la diversità e soprattutto i vantaggi di questo diverso approccio all’agricoltura, tenterebbe, come in parte sta già facendo, di inglobarlo e farlo proprio, manipolandolo e trasformandolo secondo le proprie diverse esigenze, epurandolo dei suoi valori più profondi. E’ proprio in virtù della necessità di questa coesione da parte di tutte le associazioni, e perché no, come qualcuno ha suggerito durante l’assemblea, di operare per un coinvolgimento delle associazioni di consumatori, i quali rimangono sempre e comunque i destinatari finali, che ritengo sia fondamentale superare le questioni puramente commerciali, che non possono prevalere sui principi e i valori che sono vero fondamento delle scelte di tutti i vignaioli, a prescindere dalle loro appertenenze o meno a questa o quella associazione. Sarebbe molto più saggio lasciare che ogni produttore gestisca in assoluta libertà i propri affari, senza particolari vincoli o dipendenze, e concentrarsi sulla promozione e diffusione delle filosofie che rappresentano il nodo centrale di questi due eventi, Vino Vino Vino 2009 e Vin Natur.
C’è ancora troppa disinformazione, non sono molti, soprattutto fra i consumatori, a sapere cosa c’è dietro parole come “biodinamico” e “biologico”, e non bastano certo libri e opuscoli a chiarire le idee ai più diffidenti. Chi si accosta per la prima volta, magari solo per curiosità, a questi vini deve essere preparato, esattamente come chi si trova davanti ad un quadro di Picasso o di Jackson Pollock, quando il suo gusto, e soprattutto la sua mente, non sono abituati ad una così profonda e radicale differenza rispetto agli altri vini. Manca, in queste manifestazioni, una parte dedicata alla diffusione della conoscenza, non basta far assaggiare i vini, bisogna spiegarli, non tutti sono così preparati e attenti da riuscire a comprendere una filosofia solo degustandolo. Il risultato è che se ne dà un giudizio o troppo sommario (buono, cattivo, puzza, ecc.) o troppo tecnico, con tanto di voti (tanto giustamente odiati da Baldo Cappellano), senza averne capito l’essenza, la profonda verità. Auspico quindi che in un futuro assai prossimo, il passo avanti fatto con Vino Vino Vino 2009, che ha già visto riunirsi tre associazioni, giunga ad un’unico, totale, gruppo che porti avanti con forza i propri convincimenti, pur con le sacrosante differenze, e concentri maggiormente l’attenzione sulla diffusione dei contenuti, attraverso piccoli seminari e dibattiti aperti. Spiegare le proprie ragioni all’interno di una manifestazione così importante e diversa è fondamentale. Dal produttore al consumatore, per una cultura condivisa.
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