Camminare, anzi, camminare in salita, tra lastroni e sassi in alcuni casi, tra sentieri più o meno segnati, guardando fisso all’obbiettivo da raggiungere, lasciandosi stupire, mano a mano che si sale, da panorami imponenti o da piccoli dettagli che si incontrano durante il tragitto. Mi sono chiesto spesso perché ami in modo così viscerale la montagna, se per le mie origini paterne trentine o per il fatto che ho passato buona parte della mia infanzia e gioventù, durante l’estate, ma non solo, a camminare, a volte arrampicarmi, tra l’Adamello e le Dolomiti del Brenta, in quella parte di Trentino occidentale che inizia dopo aver lasciato il lago d’Idro e che ti porta, percorrendo la statale, fino alla Val Rendena, a due passi da rinomate zone turistiche come Pinzolo e, soprattutto, Madonna di Campiglio, attraversando le mie valli, le Giudicarie. Amo tutto della montagna, anche il tempo pessimo, anche la pioggia ed il freddo estivo: mi sento a mio agio con gli scarponi ai piedi, con lo zaino in spalla e con una cima, una passo, una malga, un lago alpino da raggiungere. Non ho mai capito bene il perché, ma non è importante. Molte delle persone che negli ultimi venti anni ho portato, spesso a forza, da queste parti per fargli capire quella che secondo me è la vera essenza della montagna, cioè d’estate, ma soprattutto camminando e sudando, mi hanno penso odiato e spesso apostrofato con i peggiori epiteti e soprannomi che io abbia mai ricevuto, a causa della mia incuranza alle richieste di pausa durante il cammino o addirittura di interruzione per desistere dal raggiungere la meta prefissata, cosa che mi imbestialiva enormemente. Oggi le cose sono cambiate, il tempo, si sa, mitiga gli spigoli del carattere e rende più malleabili e compromissori. Ma l’adrenalina nel salire è rimasta, nonché immutata la soddisfazione di quando porti qualcuno in cima che poi ti dice: “Avevi ragione. E’ stupendo! Ce l’ho fatta.”
Esiste una piccola valle, la Val Breguzzo, a cui si accede o da Bondo o da Breguzzo, due minuti paesini che si incontrano salendo verso la costosa, vip e per certi versi artefatta, Madonna di Campiglio (anche se, tocca dirlo, dotata di una delle più belle viste che io conosca, cioè quella sulle Dolomiti del Brenta, nonché di interessanti piste da sci, come la nota Tre Tre). Un vallata laterale come ne esistono tante in montagna, stretta, con una strada asfaltata che la percorre per qualche kilometro, con un torrente in mezzo che in questo caso si chiama Arnò che attraversa ruderi e belle baite ristrutturate. All’orizzonte l’Adamello, con la cima Cop Breguzzo (appena sopra i 3000 metri) ed uno scenario ad anfiteatro meraviglioso. Salire in cima, significa, anche, ritrovare le trincee della prima guerra mondiale e, ogni volta, stupirsi di come sia stata potuta essere concepita una guerra, la Grande Guerra, folle, come tutte d’altronde, quassù, nel 15-18. Ma questa è un’altra storia.
La storia che, invece, voglio raccontarvi è quella di una famiglia composta da otto persone ed un cane. Mamma, Papà e ben sei figli, che trascorrono quattro mesi all’anno (da giugno a settembre) presso la Malga Maggiasone, a 1718 metri di altezza. Non era la prima volta che passavo da queste parti, perché il sentiero che costeggia la malga è un passaggio obbligato per chi desidera poi salire verso il Passo del Frate (2240 metri), con i suoi 200 metri finali incastonati tra le rocce quasi a strapiombo sulla valle e che bisogna percorrere aiutandosi con le mani. Non mi ero però mai soffermato, e non lo avrei fatto neanche questa volta, se un piccola voce femminile da adolescente non ci avesse offerto un caffè o dell’acqua prima di raggiungere la meta. Così, di ritorno dal passo, stanchi, ma soprattutto infreddoliti da una giornata piovosa e ventosa, abbiamo accettato l’invito ad entrare, che sempre la stessa voce ci aveva nuovamente rivolto.
E, d’incanto, scopri un mondo che non ti aspetti, una gentilezza oramai inusuale, un calore famigliare gratuito e disincantato: un enorme camino, una stufa a legna per cucinare che non vedevo dall’infanzia, un grosso tavolone di legno con tre piccoli bambini svegli e sorridenti. E poi amici, parenti, gente di passaggio e Lorenzo, un classico esemplare di montanaro semplice, gentile e di poche parole, con la classica stretta di mano potente e decisa, come ne ho incontrati spesso camminando. Davanti ad una tazza di caffè ed ad una fetta di strudel scopri, ripercorrendo i pochi cognomi che popolano i paesi della valle che probabilmente è, alla lontana, un tuo parente, che conosciamo alcune persone in comune, i cui nomi non sentivo da una vita, ma che erano rimasti da qualche parte nella mia memoria. Lui ogni giorno porta al pascolo circa novanta mucche, la moglie, Luisa, non presente in quel momento, accudisce la tribù composta da cinque scatenati figli, ed un ultimo, di tre mesi. Si sono conosciuti in Sudamerica, dove hanno vissuto per sei anni lavorando nei campi di lavoro all’interno delle attività di volontariato dell’Operazione Mato Grosso (OMG) in Chacas, Perù. Ritornati in Italia sono riusciti a trovare il modo per unire volontariato e vita: Lorenzo fa l’autista per Trentino Trasposti con lo scuolabus, e Luisa insegna alle elementari di Bondo. D’estate si trasferiscono in blocco quassù, tra i fischi delle marmotte. In accordo con il comune di Roncone e quattro allevatori del paese gestiscono le mucche: il compenso viene integralmente inviato in Perù, dove vivono stabilmente nove volontari delle valli Giudicaresi. Senza corrente elettrica, utilizzando come frigo una fontana di acqua ghiacciata del torrente ricavata dal ventre di un tronco, vivono, in realtà, meno in solitudine di quanto ci si possa immaginare: oramai questa baita è diventata negli anni un tappa obbligata per chi passa da queste parti per raggiungere qualche passo o cima e per chi viene appositamente per salutare questa famiglia fuori dal tempo e dalle logiche moderne, lasciare un’offerta e fare due chiacchere.
Nessuna retorica del tipo: “mollo tutto e ricomincio da capo”. Nessuna fuga dal presente per ritrovare se stessi. Nessun intento evangelico nei confronti di chi si accosta alla loro scelta. Saldi, semplici, con una vita normale ed una tremenda coerenza senza mezze misure nei confronti dei valori nei quali credono fermamente, ma senza alcun fervore apocalittico.
I found your blog on MSN Search. Nice writing. I will check back to read more.
Eric Hundin
Mitico Ale. Non sapevo della tua passione per le escursioni in montagna. Mi sa che dobbiamo organizzare un week-end con scarponcini e zaino in spalla.
Sono appena tornato dalla Val Brembana, che non ha certo la bellezza del Trentino, ma ci sono dei bei giri comunque da fare e sempre degli ottimi formaggi da assaggiare. Peccato che i bergamaschi siano un pò burberi
Ciao,
max
Ok Max. Sono pronto!
direttore chiedo scusa non centra nulla con il suo post… nel mio blog vorrei aggiornare per regione le DOCG sono fermo a 24 so che sono 40…me le può inviare per e-mail…grazie e senza impegno
saluti