letture istruttive

Wine sound system: dal 4 giugno è in libreria.

wine_sound_system1L’abbinamento vino & musica è stato, ormai, ampiamente esplorato. Tra i tanti ne rivendico io stesso (http://euthimya.spazioblog.it/) la paternità insieme all’amico Mauro Erro (http://ilviandantebevitore.blogspot.com/). E quando mi sono, dunque, visto recapitare il libro ed ho letto, frettolosamente, l’incipit mi sono detto: niente di nuovo sotto il sole. Mi sbagliavo. Innanzitutto perché l’autore non si limita ad abbinare, ad ogni singola etichetta selezionata, una brano musicale. Ogni accoppiata è legata ad una storia, un luogo, una situazione, un avvenimento. Di tanto in tanto diventa il pretesto per ricordare illustri personaggi (vedi l’incontro con Veronelli) o per dettare una ricetta. Ecco, dunque, che l’elezione del presidente Obama diventa l’occasione per una bottiglia di millesimato 1988 del grande (in tutti i sensi…) Raymond Boulard sulle struggenti note di Nina Simone ed una colazione con pancake. Trenta capitoli, trenta vini, trenta canzoni. Ogni capitolo può essere affrontato senza necessariamente aver letto tutto il resto. Basta tenere a mente il filo conduttore che va ricercato nel criterio di selezione sia delle etichette che musicale. Tutte bottiglie, italiane e francesi, riconducibili al mondo dei vini naturali e biodinamici (http://www.vinnatur.it/ e http://www.viniveri.net ed ancora qui http://www.vinidivignaioli.com/), dai vignaioli attivisti del Critical Wine ad alcuni degli indimenticabili protagonisti del documentario Mondovino, musica di protesta, musica di rottura, dal jazz al folk, passando attraverso il ritmo inconfondibile e coinvolgente del reggae (affidandosi anche in questo caso ad autori sia italiani che stranieri). I protagonisti sono Donpasta, al secolo Daniele De Michele, dj ed economista, accompagnato in questa folle girandola di episodi, da Candide, l’allegro bevitore “inesperto”. Ho apprezzato in particolare modo la lettura delle “piccole istruzioni prima di scendere in cantina” che aprono la narrazione, subito dopo la prefazione curata dal trombettista Paolo Fresu. Sono sicuramente le righe più profonde e condivisibili e che, non nascondo, mi sarebbe piaciuto riportare, qui, per intero. Mi limiterò a citare alcuni passaggi chiave. “Il vino ha un suono.  E’ attorno a un tavolo, con un bicchiere di vino e pietanze prelibate, a televisore spento, che la gente parla, discute, lascia che il tempo scorra e si accorge che il vino ha una sua musicalità”. Così come meritano attenzione le parole che spiegano la scelta dei vini, caduta non su quelli ritenuti “i migliori” in base ad un’ennesima, inutile quanto improbabile, graduatoria. “La scelta è basata esclusivamente sui colpi di fulmine, l’innamoramento, e, a volte, l’emozione…”. Una scelta precisa quanto irrazionale quella di voler raccontare “…personaggi visionari e indipendenti… donne che sono un misto di coraggio e entusiasmo… produttori che praticano il rispetto della terra…”. Insomma gli artigiani del vino.  “Il loro lavoro è un concentrato di conoscenza dei cicli naturali, processi di vinificazione e fantasia umana. La libertà di pensiero permetto loro di fare un vino che corrisponda al loro carattere. Così ogni anno, il vino non sarà mai uguale a quello dell’anno precedente, esattamente come i dischi dei Beatles. Perché gli artisti, i poeti, i vigneron considerano ogni nuovo disco, ogni nuova annata come una nascita, un parto doloroso. Si giocano tutto ogni volta, cercando nella pancia e nel cuore il gesto capace di esprimere le caratteristiche di ogni vendemmia”. Ecco spiegata la metafora del vino ed ecco svelato il suo animo plurisignificante. Meno riuscita, invece, a mio parere, l’idea, attraverso la figura di Candide, l’eretico del vino, di “strappare il vino alla rappresentazione teatrale nella quale viene spesso rinchiuso…cercando di evitare il linguaggio iperspecialistico che spesso dimentica il piacere del bere”. Leggendo le minuziose e poetiche  note dedicate  ai vini, i nomi degli stessi vini così come dei produttori selezionati, ma anche un certo “snobismo culurale” di alcune citazioni musicali, credo che questo libro rischi, come è già successo ad altri tentativi letterari mossi in questa direzione,  di veder ridotto, drasticamente, il suo bacino di potenziali lettori rivolgendosi, alla fine, al solito pubblico ristretto di navigati e colti eno-appassionati. La speranza è che possa diventare l’opportunità, per quest’ultimi come per il neofita incuriosito, di rivedere, recuperare e sviluppare un proprio rapporto personale con il vino ma anche l’occasione per scoprire un altro modo di intendere ed approcciarsi ad esso. La lettura rimane, comunque, estremamente piacevole e scorrevole. Vale, secondo me, la pena di non farsi mancare una copia sotto l’ombrellone…

Wine sound system. 30 vini accompagnati da buon cibo e buona musica
Autori: Donpasta.selecter, Candide
Editore: Kowalski- Feltrinelli
pag. 224

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