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La
Barbera è saldamente il vitigno a bacca rossa piemontese più diffuso
nella regione, occupa circa il 35% dell'intera superficie coltivata ed è
al secondo posto in Italia dopo il sangiovese per la produzione di vini
rossi a denominazione di origine. Bisogna dire che la sua ampia
distribuzione nelle colline dell'Astigiano, dell'Alessandrino e del
Cuneese (anche se in quest'area le zone collinari migliori sono sempre
state appannaggio del nebbiolo), avvenuta dopo il flagello della
fillossera agli inizi del novecento, fu dovuta soprattutto alle esigenze
dei viticoltori di allora, che la preferivano per la sue caratteristiche
di rusticità, abbondanza e costanza produttiva, per l'alta
concentrazione di zuccheri, colore e acidità delle uve, quest'ultima
indispensabile per garantire una buona conservazione dei vini in
un'epoca in cui gli strumenti enologici erano ancora molto limitati. Era
il vino preferito nelle osterie, economico e perfetto per il consumo
popolare. Certamente questa sua predisposizione ha condizionato per
molti decenni la sua immagine, relegandolo a vino di modesta qualità, da
consumare in tempi brevi e, soprattutto, all'osteria (come è stato, ad
esempio, per il Frascati nel Lazio). La nascita delle denominazioni di
origine, che per le Barbera d'Asti e del Monferrato fu istituita nel
1970, ha costituito un primo tassello per il cambiamento che negli anni
successivi è andato via via sviluppandosi. Sull'onda della
trasformazione del vino italiano, La Barbera (o "il" Barbera come alcuni
preferiscono) ha certamente avuto un ruolo tutt'altro che secondario,
soprattutto a partire dagli anni '90, dove attraverso l'uso di nuovi
metodi di allevamento e vinificazione ha acquisito una sempre maggiore
personalità, diventando non più solo vino da consumare giovane, ma anche
capace di maggiore complessità e di invecchiare per molti anni, grazie
anche al sempre più diffuso utilizzo del legno per la sua maturazione.
Va detto che, come è accaduto per molte altre tipologie di vino, non
sono mancati certi eccessi anche con la Barbera: concentrazioni sempre
più esasperate, uso massiccio del piccolo legno, alcolicità e struttura
un tempo impensabili e un gusto appesantito da sovramaturazione e
concentrazione del frutto, che per un certo periodo ha trovato
estimatori soprattutto nel mercato estero. Il tempo, una maggiore
esperienza e consapevolezza, e soprattutto la caduta di certe mode
esasperate degli ultimi quindici anni, hanno riportato questo importante
vino ad una condizione di maggiore equilibrio e personalità.
Il Barbera Meeting 2010, che se non vado errato quest'anno è alla sua tredicesima edizione, è un'occasione perfetta per una full immersion nel vasto mondo della Barbera,
di cui Asti è giustamente la provincia trainante, con i suoi oltre
18.000 ettari vitati e una tradizione fortemente consolidata. L'evento, che si svolgerà dall'8 all'11 marzo
e vedrà la partecipazione di 15 buyer e 30 giornalisti provenienti da
Stati Uniti, Asia, Nord Europa, Germania e Regno Unito, sarà proposto in una veste rinnovata: ogni giornata sarà dedicata a una diversa zona, con la formula di assaggi a etichetta coperta dell'annata
2007 dei vini a denominazione di origine Barbera d'Asti DOC,
Barbera del Monferrato DOC, Colli Tortonesi Barbera DOC e
Barbera d'Alba DOC. Inoltre, in anteprima assoluta, verrà proposta in degustazione la vendemmia
2008 delle due nuove DOCG Barbera d'Asti e Barbera del Monferrato.
Le differenti realtà produttive verranno rappresentate indistintamente (dai piccoli viticoltori alle grandi aziende), per dare lustro a un territorio dalle identità multiformi, che si estende da Asti a Casale Monferrato, divulgando l'immagine globale di un'area vasta il cui comune denominatore sarà proprio il vitigno Barbera, che qui ha modo di esprimere le proprie caratteristiche e la propria tipicità.
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