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Slow Wine: filosofia e contenuti di una nuova guida sul vino


Roma, 26/11/2010

Guida ai vini Slow Wine 2011Uno degli eventi più attesi nell'ambito del Salone del Gusto di Torino, non un semplice mercato di prodotti enogastronomici tipici dell'intera nostra penisola con interessanti divagazioni estere, bensì un autentico crocevia di culture, persone, suoni e sapori che per cinque giorni ha animato l'intero capoluogo torinese, è stato senza dubbio la presentazione di Slow Wine.
La tanto attesa nuova guida edita da Slow Food, ideata e venuta alla luce anche in seguito al "divorzio" tra la condotta cuneese di Bra e l'editore romano Gambero Rosso, ha debuttato a fine ottobre sul palcoscenico del Palaisozaki di Torino, il "palaolimpico" torinese, in concomitanza con l'arrivo dei settemila delegati di Terra Madre, l'incontro mondiale delle comunità del cibo, un fondamentale momento di confronto fra 163 Paesi impegnati a difendere e promuovere modi di produzione rispettosi dell'ambiente, delle risorse naturali e della conservazione della biodiversità.
Prendendo spunto da questo maxi-convegno internazionale, nel suo prologo Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, ha paragonato quest'opera come "un ritorno alle origini, all'esperienza innovativa degli Anni Ottanta, quando la guida rappresentò un momento di rottura rispetto alla critica enoica dominante, promuovendo vignaioli sconosciuti ed esprimendo giudizi controcorrente. Con il passare degli anni, questa spinta innovativa è venuta purtroppo meno" - ha ammesso Burdese - "con l'avvio di Terra Madre abbiamo capito che si doveva fare qualcosa di diverso, puntare di nuovo sul territorio e sui suoi protagonisti. L'obiettivo di Slow Wine è pertanto cercare di fornire una fotografia dell'attuale situazione del vino in Italia. Per descrivere la realtà era obbligatorio conoscerla, uscire dalle rituali sale degli assaggi per andare a visitare di persona le cantine e i vigneti, conoscere i protagonisti di questo mondo affascinante. Grazie a questa nuova concezione di guida, il testo racconta degli sforzi agronomici compiuti dall'azienda oggetto della recensione: un insieme di informazioni che ne descrive le vigne, i vitigni piantati e la filosofia che accompagna il lavoro dei viticoltori".

I curatori della guida Slow Wine, Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni Di tutto rispetto i numeri snocciolati dai due curatori, Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni: in un anno di lavoro sono state visitate circa 2.100 cantine, di cui 1.850 trovano spazio nelle 1.260 pagine della guida, così come degli oltre 21.000 vini degustati, al termine di una selezione molto rigorosa in ben tre tornate di degustazioni tra cantina e sedi Slow Food, sono stati recensiti i migliori 8.400. Tutto questo grazie a una squadra di duecento collaboratori, tra cui firme note del mondo enoico come Luciano Pignataro, (ma anche giornalisti che hanno più volte lasciato la loro firma sulla nostra rivista come Franco Ziliani, Mauro Erro e Adele Chiagano), che hanno "setacciato" in lungo e in largo la nostra penisola, approfondendo le loro conoscenze, esprimendo pareri, giudizi, che però non si concretizzano con punteggi o voti sui singoli vini, bensì in tre Sezioni per descrivere le cantine nel loro insieme:
• Vita - le storie degli uomini e delle donne che sono stati i protagonisti di queste realtà;
• Vigne - i vigneti visitati e descritti nelle loro caratteristiche e modalità di conduzione;
• Vini - raccontati in modo semplice e correlati da una buona serie di dati.
Sfogliando la guida, è vero che non compaiono cifre, numero di bicchieri, grappoli o quant'altro permettano di stilare una classifica, ma è altrettanto vero e giusto che una sorta di valutazione di merito si sia comunque operata. Ecco che allora a livello di singola azienda compare la Chiocciola (emblema di Slow Food), come simbolo assegnato a una cantina che interpreta in modo particolare aspetti di legame e caratteristiche territoriali, ambientali e organolettiche, mentre la Bottiglia è stata assegnata a quell'azienda che ha espresso un'ottima qualità media in tutti i vini degustati e la Moneta per esprimere un buon rapporto qualità/prezzo di tutte le bottiglie prodotte.
Le stesse tre regole sono state applicate anche ai vini. Si inizia quindi con i Vini Slow, ovvero bottiglie che riescono a condensare nel bicchiere caratteri legati a territorio, storia e ambiente e con i Vini Quotidiani, etichette sotto i 10 euro in enoteca in cui eccelle il rapporto tra la qualità e il prezzo, fino ad arrivare ai tanto attesi Grandi Vini, che sono riusciti ad ottenere ottimi pareri unanimi tra i degustatori sotto il profilo organolettico.

Ingresso alla Reggia di Venaria Reale
Personalmente apprezzo questo innovativo taglio editoriale della guida, un coraggioso passo in avanti in direzione del turismo del vino, regalando agli appassionati ed ai consumatori in genere gli strumenti per apprendere dapprima notizie su un territorio, grazie anche alle 56 carte geografiche che illustrano i migliori "terroir" italiani, incuriosirli su un particolare vino, vigneto o tipo di coltivazione, stimolandoli quindi ad andare direttamente sul luogo di produzione per conoscere i veri artefici della produzione e della trasformazione dell'uva in vino.
"Abbiamo notato che le persone sono sempre meno alla ricerca dei vini plurimedagliati ma che magari costano 200 euro a bottiglia," - è stato il commento di Gariglio - "mentre è aumentato l'interesse verso le persone e storie che stanno dietro le etichette, dove vivono e vengono prodotti i vini, scoprire in autonomia la bottiglia alla quale dedicare massima attenzione. E noi ora con questa guida proviamo a fornire tutte queste indicazioni".
Più tiepida invece a mio avviso la reazione dei produttori, forse ancora un po' troppo agganciati all'idea di utilizzare un loro vino premiato con molti "bicchieri, grappoli, stelle, corone" come veicolo per fare business, "svuotare le cantine" come accadeva un decennio fa, o semplicemente perché in cuor loro desiderosi di ricevere un blasonato riconoscimento a tanti mesi di lavoro e dedizione, un traguardo raggiunto e consacrato, quasi come uno studente modello insegue il massimo dei voti.

Interno Salone Reggia di Venaria Reale
Nel pomeriggio un primo "assaggio" della nuova guida nei reali saloni della Reggia di Venaria Reale, la "Versailles di Torino", dove si aveva un'ulteriore conferma della politica di Slow Wine a favore di territorio, ambiente e tipicità grazie alla presenza delle 160 cantine premiate con la Chiocciola, con la possibilità di degustare i loro vini più rappresentativi e scambiare pareri e giudizi con questi vignaioli.
In questo frangente ho scoperto vitigni di cui non conoscevo l'esistenza e meno che mai la vinificazione in purezza, come l'aromatico pugliese Fiano Minutolo di Giancarlo Ceci di Andria, che richiama incredibilmente da vicino sentori e aromi del gewürztraminer altoatesino, prodotto anche dall'azienda I Pàstini di Locorotondo, di cui ho apprezzato anche il Verdeca. Ancora più sconosciuto il Blaterle, vino da tavola bianco prodotto vinificando l'omonimo vitigno praticamente estinto dalla minuscola azienda bolzanina Nusserhof di Heinrich ed Elda Mayr, tre ettari da cui nascono anche un altrettanto interessante Lagrein Kretzer rosato e l'Elda, altro vino da tavola creato con tutte le uve a bacca rossa del vecchio maso.
Sempre con una netta impronta territoriale i longevi Kerner, Sylvaner e Veltliner della Valle d'Isarco dell'azienda Hoandlhof di Manfred "Manni" Nössing e di Kuenhof di Peter e Brigitte Pliger, ricchi di mineralità e freschezza, così come i valdostani Fumin, Torrette e Chambave Muscat di La Vrille. Filosofia biologica e biodinamica più o meno spinta nei vini friulani e della confinante Slovenia. Da segnalare l'ottima Malvasia del goriziano Damijan Podversic, l'incomparabile Pignolo 1999 di Bressan, gli atipici Sauvignon e Friulano di Borgo San Daniele di Cormons e gli eccessivi Pinot Grigio e Sauvignon di Franco Terpin. Giocati sull'ossidazione e sulla persistenza il Dettori Rosso 2006 a base di uve cannonau fatte appassire nel vigneto e il Dettori Bianco 2006, di colore quasi rosé, frutto di uve vermentino, un paio di giorni di fermentazione e ben tre anni di affinamento in botti di cemento.
Coltivazioni biologiche anche in Calabria, grazie al lavoro nei venti ettari di vigneto di Roberto e del figlio Giuseppe Ceraudo, di cui ho apprezzato il Grisara 2008, bianco floreale a base di pecorello in purezza.

Palaisozaki di TorinoDopo l'esordio in concomitanza con il Salone del Gusto di Torino, la guida Slow Wine è protagonista di un lungo tour di presentazione, un viaggio di undici tappe lungo l'intera penisola per continuare il progetto di divulgazione e valorizzazione dei vari territori vitati italiani. In ogni appuntamento, dopo la presentazione di rito, si potranno degustare sia i vini che hanno ottenuto l'importante riconoscimento di Grande Vino sia quelli definiti di uso "Quotidiano", appartenenti alle cantine contrassegnate con la Bottiglia e la Moneta.

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