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Lo scorso 26 Febbraio si è tenuta all'Hotel The Westin Palace di Milano la giornata conclusiva della prima tappa del Festival Itinerante del Franciacorta, il grande banco di assaggio aperto al pubblico ed agli operatori di settore ha segnato la degna conclusione di una intera settimana dedicata al Franciacorta.
La manifestazione ha visto la presenza di 42 aziende su 90 iscritte al Consorzio di Tutela.
Già all'ora di apertura la sala del Westin era colma di umanità varia e di persone in coda ai banchi di accredito, ad ulteriore conferma, qualora ce ne fosse bisogno, del grande successo commerciale del marchio Franciacorta.
Il cammino di questo metodo classico appare oggi all'apice, dal primo Pinot di Franciacorta nel 1961 ad opera di Guido Berlucchi e Franco Ziliani al Franciacorta DOCG odierno, dove lo chardonnay sta prendendo sempre maggiore spazio rispetto al pinot bianco ed al pinot nero, non solo nel Satèn ma anche nelle versioni Brut ed Extra Brut, tanto che capita sempre più spesso di leggere nelle schede tecniche dei vini la dizione "100% chardonnay".
Il Festival itinerante, che farà una seconda tappa a Roma il 24 marzo, è frutto della collaborazione tra il Consorzio di Tutela del Franciacorta ed Ais Lombardia che hanno stilato un programma intenso che terminerà con il Festival del Franciacorta nel settembre del 2010. Scopo di tale progetto è quello di "promuovere il Franciacorta a livello locale, regionale e nazionale, quale realtà vitivinicola di primaria importanza mondiale per gli alti livelli di qualità raggiunti" (Luca Bandirali Presidente Ais Lombardia).
Continua quindi senza sosta l'imponente campagna di marketing e comunicazione messa in atto dal Consorzio e dalle Aziende storiche della Franciacorta, che ha portato eccellenti risultati di vendita degli ultimi anni, impressionanti alla luce dell'attuale crisi economica mondiale.
Nel 2008 sono state vendute 9,7 milioni di bottiglie di Franciacorta, con un più 16% rispetto all'anno precedente, le previsioni raccolte direttamente tra i produttori nella giornata di giovedì parlano di un più 20% nell'anno in corso ed una domanda crescente da parte dei consumatori, "nonostante i prezzi non proprio popolari" osserva un produttore. Pare che per i piccoli produttori e per i nomi meno noti, che esportano la maggior parte della loro produzione, lo zoccolo duro sia il mercato italiano.
Questa probabilmente una delle ragioni che ha spinto il Consorzio di Tutela del Franciacorta a promuovere il proprio prodotto nel territorio italiano, aiutato anche dalle Guide 2009 che su 53 etichette di spumante premiate con i riconoscimenti maggiori ben 33 sono Fraciacorta DOCG: "in Italia si producono ogni anno 30 milioni di bottiglie di metodo classico, di Franciacorta se ne producono circa 9 milioni, quindi di spazio di crescita ce n'è parecchio" ha sentenziato un altro produttore.
Questa quindi l'atmosfera che si respirava, di grande entusiasmo ed ottimismo, quasi di euforia. Sembrava di sentire nell'aria la voce di Rino Gaetano cantare "ma il cielo è sempre più blu".
Ma il cielo è davvero sempre più blu? E' indubbio che tanto è stato fatto dal marketing preso a prestito dall'industria bresciana, così come molto è stato fatto dai produttori franciacortini ma fortunatamente anche i margini di miglioramento qualitativo sono tanto ampi quanto i possibili margini di crescita economica.
Nessuno si dimentichi che la storia del territorio Franciacorta è dietro di un passo e ancora molto deve essere sperimentato.
Le condizioni di assaggio non erano idonee ad una degustazione analitica ma vorrei almeno nominare le aziende, tra la ventina assaggiate, che mi hanno convinto maggiormente per freschezza e piacevolezza di beva, sia restando tra i vini più semplici sia tra quelli di maggior spessore e personalità:
Cascina San Pietro di Giuseppe Pecis - Calino Cazzago San Martino (BS)
"Vignaioli artigiani in Franciacorta". Così si presenta l'azienda. E l'artigianalità si ritrova, in effetti, nei loro metodo classico. Ho degustato le versioni Brut e Satèn, mentre, purtroppo, non era presente l'Extra Brut che avrei testato molto volentieri, essendo la tipologia che probabilmente preferisco.
L'azienda produce circa 35.000 bottiglie ed ha 4,3 ha di vigneto: ha cominciato a vinificare le uve di proprietà nel 2001. Entrambi i vini, il Franciacorta Brut ed il Satèn sono ottenuti dalla vinificazione di solo chardonnay. Un bel colore giallo paglierino, pieno e solare, con una buona corrispondenza di sensazioni sia al naso che in bocca, ed un piacevole equilibrio, questo il comun denominatore. Il Brut gioca maggiormente su profumi primari fruttati di mela e ananas con note erbacee di felce e minerali. Buona finezza olfattiva e discreta la piacevolezza delle bollicine. La versione Satèn, invece, al naso presenta profumi di maggior complessità, con fieno, acacia e frutta gialla, susine mature ed un accenno di lievito. Ingresso in bocca morbido e pieno con la componente carbonica fine e persistente.
Una azienda da seguire: nonostante la semplicità complessiva, colpiscono per franchezza e pulizia di esecuzione. Ci rimane la curiosità di assaggiare il Rosé che verrà presentato al prossimo Vinitaly.
Cornaleto di Luigi Lancini - Adro (BS)
Due i campioni testati: il Franciacorta Satèn 2003 (chardonnay 80-85%, pinot bianco 15-20%), colpisce per pulizia olfattiva, mineralità e mancanza di quel finale amaro che si ritrova in tanti, forse troppi, campioni della denominazione franciacortina. Ottima la piacevolezza di beva che non stanca, per merito di un'interessante sapidità. Atipico e fuori dal coro già dal colore il Franciacorta Pas Dosé 1998 (chardonnay 65-75%, pinot nero 10-30%, pinot bianco 5-15%). Giallo carico intenso e dorato si presenta con un perlage fine e persistente. All'esame olfattivo spiazzano, inizialmente, le note di riduzione,che immediatamente dopo lasciano spazio ad un bouquet di bella eleganza, con note di uva passa e mandorla dolce, miele di tiglio, ed ancora frutta esotica dolce e molto matura e nocciola. In bocca convince, attraverso freschezza e mineralità. Pieno, ma soprattutto di lunga persistenza.
Agricola Gatta di Mario Gatta - Gussago (BS)
L'azienda possiede circa 25 ha di proprietà e produce circa 110.000 bottiglie l'anno. In degustazione il Franciacorta Brut (chardonnay 85%, pinot bianco 15%, pinot nero 5%) ed il Franciacorta Satèn 2003 (chardonnay 100%). Decisamente piacevole il satèn, che riposa sui lieviti per 48 mesi ed è stato sboccato a novembre 2008. Al naso è intenso e piuttosto complesso, con note di pera e brioches che disegnano un profilo olfattivo preciso e definito. In bocca presenta buon corpo e pienezza, non si perde e colpisce le papille ed il palato con la durezza dell'anidride carbonica e della mineralità. Finale leggermente amaro, non sgradevole, di mandorla acerba. Rimane "croccante" in ogni fase della degustazione. Interessante anche il rapporto qualità/prezzo. Ben definito, invece, e corretto il Brut: riconoscibile la mano del produttore dietro i due assaggi. C'è da gioire quando si ritrova "personalità" di questo tipo in un bicchiere.
Lantieri de Paratico - Capriolo (BS)
Colpisce al naso il Franciacorta Satèn con profumi morbidi che donano una sensazione calda che ricorda una Cremonese appena sfornata piuttosto che un panettone intiepidito ricco di burro, uvetta e canditi di cedro. Piacevoli anche le sensazioni tattili in bocca: chiude pulito e lungo.
Valentina Vago (fotografie di Vanessa Guarneri)
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