Lavinium Guida ai vitigni

Ciliegiolo

CiliegioloOrigini:

Varietà della Toscana centrale, forse importata dalla Spagna nel 1870; prende il nome dal colore e dal caratteristico aroma che richiama la ciliegia. Il Racah (1932) suppone che possa essere stato portato nella regione dai pellegrini di ritorno dal Santuario di Santiago di Compostela in Spagna. Marzotto (1925), De Santis (1937), Dalmasso (1946) e Cosmo (1948) lo citano in comparazione con il Montepulciano, il Canaiolo e il Sangiovese. In realtà, da studi recenti, risulterebbe che il Ciliegiolo sia uno dei genitori del Sangiovese e potrebbe corrispondere all'Aglianicone. Pur essendo in grado di dare ottimi vini e sostegno al Sangiovese, è in forte diminuzione (circa 5.000 ha). Ha foglia media o grande, pentagonale, trilobata o pentalobata; grappolo grosso, semi-compatto o compatto, allungato, cilindrico, piramidale, alato; acino medio-grosso, arrotondato con buccia di medio spessore, di colore nero-violaceo, ricca di pruina.
Molto apprezzato nella produzione del "Novello toscano", è prevalentemente utilizzato come uva da taglio, anche se negli ultimi anni sta godendo di un rinnovato interesse e alcuni produttori si cimentano con ottimi vini da ciliegiolo in purezza.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media o grande, pentagonale, trilobata o quinquelobata; grappolo grande e allungato, di forma cilindro-piramidale, provvisto di due ali, a volte di una sola, di aspetto semi-compatto o compatto; acino medio-grosso arrotondato o subrotondo, buccia abbondantemente ricoperta di pruina, di medio spessore con colore nero violaceo, polpa succosa dal sapore semplice e gradevole. Ha produzione elevata e costante, si adatta bene ai diversi ambienti pur preferendo terreni collinari moderatamente fertili e umidi, climi caldi e asciutti che garantiscono un migliore equilibrio vegeto-produttivo. La ridotta fertilità basale suggerisce di evitare le potature corte.

Malattie e avversità: ha una media sensibilità alla peronospora e al marciume acido, soffre particolarmente gli attacchi della botrite, mentre resiste meglio all'oidio e al mal dell'esca, soffre con il vento e le gelate primaverili, non teme la siccità.

Segue, per regione, un elenco di tutte le D.O.C. e D.O.C.G. dove è consentito l'utilizzo di questo vitigno e una selezione di produttori che ne fanno uso in almeno uno dei loro vini.

Liguria:
- Colli di Luni: 15-40% (se presente)
- Colline di Levanto: 20-40%
- Golfo del Tigullio: 20-70% (nel Rosato), 85-100% (con menzione del vitigno)
- Val Polcèvera: min. 60% (da solo o congiuntamente a sangiovese e/o dolcetto)

Toscana:
 - Colli dell'Etruria Centrale: 0-50% (nella versione Novello)
 - Colli di Luni: (vedi Liguria)
 - Colline Lucchesi: 0-30%
 - Montecarlo: 10-15% (e/o Colorino e/o Syrah e/o Malvasia Nera e/o Cabernet Franc e/o Cabernet Sauvignon e/o Merlot)
 - Pietraviva: min. 85% (con menzione del vitigno)
 - Val di Cornia: min. 85% (con menzione del vitigno)

Emilia Romagna:
 - Colli di Faenza: 40-60% (e/o ancellotta e/o merlot e/o sangiovese)
 - Colli di Rimini: 0-25%

Marche:
 - Colli Maceratesi: 0-50%
 - San Ginesio: min. 35% (e/o Vernaccia nera e/o Cabernet Sauvignon e/o Cabernet Franc e/o Merlot)

Umbria:
 - Colli Amerini: 0-35%
 - Colli del Trasimeno: 0-30%
 - Lago di Corbara: 0-30%
 - Rosso Orvietano: 0-70% (Rosso), min. 85% (con menzione del vitigno)

Lazio:
 - Colli Etruschi Viterbesi: 0-15%
 - Velletri: 0-20%
 - Vignanello: 40-50%

Abruzzo:
 - Controguerra: min. 85% (con menzione del vitigno)
 - Velletri: 0-20%
 - Vignanello: 40-50%