Sagrantino |
Vitigno a bacca nera
importato probabilmente dai monaci bizantini dalla Grecia nel Medioevo. Il
nome potrebbe derivare da sacrificio o da sacrestia. Viene nominato dalla
Commissione Ampelografica di Foligno nel 1879 e dal Baldeschi nel 1893
come vitigno coltivato in Umbria sin da tempi antichi. La zona
privilegiata per la coltivazione è Montefalco, ma sono coinvolti anche Bevagna,
Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’ Umbria, tutti in provincia
di Perugia. Ha foglia media, orbicolare, trilobata e raramente
quinquelobata; grappolo medio o piccolo, cilindrico o cilindrico-conico,
alato, semi-spargolo; acino medio, sferoidale, con buccia di colore nero
piuttosto spessa e ricoperta da più o meno abbondante pruina. Predilige
terreni a medio impasto, siliceo-argillosi; ha una produzione irregolare.
Resiste molto bene ai freddi invernali e primaverili, tollera abbastanza
bene l'oidio e il marciume, mentre è facilmente attaccabile dalla
peronospora, soprattutto sulle foglie. Negli ultimi anni il Sagrantino è
prepotentemente salito alla ribalta, grazie all'intenso lavoro di Marco
Caprai, che ne ha esaltato al massimo le proprietà organolettiche e
"domato" i tannini potentissimi (superiori a quelli del
Nebbiolo). E' considerato uno dei più grandi vitigni rossi d'Italia.
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Segue, per regione, un
elenco di tutte le D.O.C. e D.O.C.G. dove è consentito l'utilizzo di questo vitigno e una
selezione di produttori che ne fanno uso in almeno uno dei loro vini.
Umbria
Montefalco
Sagrantino - 100%
Montefalco -
10÷15%
Produttori
di interesse: Caprai/Val di
Maggio, Colpetrone, Adanti, Ruggeri, Milziade Antano, Antonelli, Rocca di Fabbri

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