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Vini di Vignaioli a Fornovo di Taro: viaggio di conoscenza e
incontri tra il sapere dei vignaioli e la loro cultura



Roma, 07/11/2006
 
manifesto Vini di Vignaioli

Vini di Vignaioli un anno dopo. Sono tornato a Fornovo di Taro dopo aver visitato l'anno scorso, per la prima volta, questa piccola ma estremamente vitale manifestazione che vede per protagonisti vignerons e vignaioli, italiani e francesi, che producono secondo i dettami del biologico e della biodinamica. Non è una questione di etichette ma di contenuti. Chi certificato, chi meno, tutti hanno sposato una filosofia ben precisa quella di un approccio naturale sia in vigna che in cantina bandendo l'uso di pesticidi, fertilizzanti ed altre scorciatoie (anche se il termine giusto sarebbe un altro) offerte dalla chimica di sintesi. Si continua a produrre vino ignorando cosa siano i coadiuvanti enologici ed altre pratiche invasive: nessun  filtraggio, minimi dosaggi di solforosa (talvolta zero), macerazioni prolungate sulle bucce anche per le uve a bacca bianca, lieviti rigorosamente indigeni. Un rispetto per la natura e per la materia prima che si traduce e significa rispetto e attenzione verso il consumatore. I vini sono, in qualche caso, difficili e non sempre immediati nella comprensione, mai ruffiani. Chiedono un tempo e un ascolto più meditato, insomma niente sveltine da degustazione.

manifesto Vini di Vignaioli

L'interpretazione di questi vignaioli, artigiani del vino, è frutto di un profondo legame con il proprio territorio. Tutto è finalizzato in una sola direzione e senza compromessi: l'esaltazione del terroir. I semplici schemi organolettici "frutta fiori spezie" cui siamo abituati ed ormai consolidati diventano improvvisamente superati ed inefficaci per descrivere questi vini. Le suggestioni minerali sono un fattore determinante che richiede una lettura assolutamente non superficiale e più profonda per poter decifrare un'espressività, ogni volta, originale, unica ed irripetibile. Un esempio paradigmatico è rappresentato dall'annata. Per questi produttori, infatti, non si tratta di una variabile da controllare ma di una variante imprescindibile che fa parte del fascino stesso del vino, al massimo da spiegare e da raccontare. Non esistono annate migliori o peggiori. Esiste forse, un figlio migliore o peggiore?! Ogni annata è diversa, ha il suo carattere ed una sua storia.

manifesto Vini di Vignaioli

Come in occasione delle altre edizioni, durante la 2 giorni di Fornovo, si è svolta un'interessante tavola rotonda che quest'anno si è aperta con un omaggio a Jules Chauvet, personaggio considerato molto controverso in Francia, che ha dato con il suo lavoro un impulso determinante ad una visione della viticoltura fondata sul rispetto dell'uomo e della natura. Secondo Chauvet la vigna deve rimanere al centro dell'universo vino e le pratiche che allontanano dalla vigna rappresentano un grave pericolo da non sottovalutare.  Un lavoro, quello di Chauvet, animato eternamente dal dubbio dell'uomo più che dalle certezze dello scienziato: "Più studio il vino, più vedo che è complicato e più mi rendo conto che sono lontano dal capirlo". Chauvet è stato filosofo, vignaiolo e negociant nel Beaujolais, poeta e scienziato. Il suo lavoro è rimasto per lungo tempo nell'ombra da un lato per un eccesso di modestia personale, essendo lui personaggio schivo e poco mediatico, dall'altro per un una sorta di oscurantismo di cui sono state oggetto molte delle sue idee rivoluzionarie.  La finezza di un vino dipendeva, per Chauvet, esclusivamente da uve sane, ricche di zuccheri e lieviti indigeni e da fermentazioni lunghe condotte a basse temperature.

François Boulard e Angiolino Maule

Scienziato in grado di farsi capire dai vignaioli, nel 1951 pubblicò, fra l'altro, un primissimo scritto sulla degustazione analitica dei vini in cui rivela un approccio decisamente poetico ed inaspettato per un uomo di scienza. A Jules Chauvet si deve un messaggio universale di portata "globale" anche se teorizzato per difendere il "locale". L'anima del vino è l'anima della natura. Il vino è una sostanza viva e in quanto tale cambia continuamente durante tutta la sua vita. I vini devono essere, pertanto, necessariamente diversi. La vita è la diversità, è la pluralità. Ogni bottiglia è diversa, ogni bicchiere è diverso. Non bisogna dimenticare né perdere mai di vista la dimensione agricola della viticoltura. I vignerons di Fornovo, nel raccogliere e rilanciare il messaggio di Chauvet, hanno ribadito la necessità di recuperare le radici contadine del vino e hanno rinnovato la volontà di uscire dal loro isolamento per presentarsi sempre più numerosi e uniti all'esterno aprendosi al confronto con gli altri produttori, la critica e i consumatori.  Da Fornovo quest'anno è partito, però, anche un altro messaggio nuovo ed importante.

Antoine Arena

I vini naturali sono la modernità, non un ritorno al passato ma il futuro del vino: una questione di civiltà. Non più un'alternativa ma un modello vincente! L'atmosfera che si respirava a Fornovo è stata, come sempre, contagiosa, entusiasmante e stimolante. Le degustazioni seguiranno in un articolo dedicato di prossima pubblicazione sempre su Lavinium. Posso anticiparvi che quest'anno ho deciso di dedicare maggiore attenzione alle aziende di casa nostra privilegiando quelle meno conosciute, piuttosto che quelle francesi e italiane già affermate e di cui ho parlato in precedenti occasioni. Chiedo scusa, pertanto, fin da ora, a tutti gli altri produttori presenti di cui, per questioni di tempo, non ho avuto modo di degustare i vini. Voglio, però, ricordarli ugualmente: Antoine Arena (nella foto) il vigneron simbolo della Corsica, dove produce degli ottimi vermentino, François Boulard, mitico produttore in Champagne ed Angiolino Maule (insieme nella foto precedente) leader storico del movimento "Vini Naturali" italiano.

Fabio Cimmino