Guida dei vitigni

   Coda di Volpe

Antica varietà campana a bacca bianca, citata da Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis Historia". Il suo nome deriva dal latino "Cauda Vulpium", per la sua forma caratteristica che ricorda appunto la coda della volpe. Fino a qualche anno fa era considerato un vitigno minore e veniva utilizzato più che altro in assemblaggio con altre varietà. Oggi ha dimostrato, invece, di poter raggiungere livelli davvero interessanti, vinificato in purezza. Ha molti sinonimi fra cui Coda di Pecora, Pallagrello Bianco, Durante e Falerno. Ha foglia grande, pentalobata, di colore verde chiaro; grappolo grosso, spargolo, a volte serrato, di forma piramidale, alato; acino piccolo e regolare, sub-rotondo, buccia consistente giallastra e pruinosa. Ha una buona produttività ma è poco vigorosa; matura mediamente nella seconda quindicina di settembre.

Segue  un elenco di tutte le D.O.C. e D.O.C.G. dove è consentito l'utilizzo di questo vitigno e una selezione di produttori che ne fanno uso in almeno uno dei loro vini.

Campania

Campi Flegrei - 10-30%

Fiano di Avellino - fino al 15%

Greco di Tufo - fino al 15%

Penisola Sorrentina - in uvaggio

Sannio - da sola o in uvaggio

Solopaca - 20-40%

Taburno - da sola o in uvaggio

Vesuvio - min. 35%

Produttori di interesse: Villa Matilde, Salvatore Molettieri, Sorrentino, Feudi di San Gregorio, Vega-D'Antiche Terre, Mastroberardino, Tommasina Vestini Campagnano, Montesolae-Colli Irpini, Alessandro De Conciliis

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